Entrati a pieno titolo nel rigore dell’era tecnica, del sobrio Monti e dei morigerati ministri, l’assenza del Cavaliere è una ‘tragedia’ disorientante per la buona e sciccosa satira italiana di sinistra, un fenomeno catastrofico pari a uno tsunami di fronte al quale i moralisti/marxisti Guzzanti (Sabina) & Co. appaiono tristemente sperduti.

Nonostante le smentite e l’ipocrita gioia per la fine (?) dell’epoca berlusconiana, negli ultimi diciassette anni tema centrale di più di 250 libri (numeri insidianti pericolosamente lo spread di fine estate), la caduta del loro principale obiettivo, del loro bersaglio preferito, della loro ossessione quotidiana, del loro sogno/incubo di notti tormentate è una disgrazia senza paragoni.

Non ci resta che piangere, pensavano Troisi e il ‘vero’ Benigni (non certo, ahi noi, l’odierno finto-buonista, morto artisticamente da più di qualche anno), non ci resta che criticare, rosicando, pensa ai nostri giorni l’indignada, ribelle, presenzialista e recentemente botoxata Sabina Guzzanti, regina incontrastata di Twitter con le sue frasi ad effetto e le sue avvedute analisi catodiche.

Come l’ultima, ed ultra-discussa, sul programma dello scintillante Fiorello Il più grande spettacolo dopo il weekend, ubriaco, giustamente, da applausi e share: “Noiosissimo, l’ho visto 5 minuti, che palle”. Povera ro-si-co-na, come l’ha simpaticamente e appropriatamente apostrofata Fiorello in risposta, costretta e ridotta a disprezzare, con consueta quanto ridicola spocchia radical-chic, da caviar e aperitivo etnico, le capacità di un poliedrico ed eccezionale show-man capace di tener banco per più di due ore, con ironia e battute spiritose, senza attingere dalla tediosa ovvietà dell’antiberlusconismo.

Odiata tv generalista, ricca di luoghi comuni e di banalità da biasimare ex-cathedra, come i tredici milioni che la guardano e che magari acquistano anche i libri di quel qualunquista di Fabio Volo, leggeri e spensierati, che hanno voglia di farsi una semplice e sana risata e che sono stanchi, se non esausti della solita minestra riscaldata del Berlusconi qua e del Berlusconi là, di Arcore e delle minorenni. La massa informe, eh Sabina?

Buon per noi, è un’epoca, quella in cui siamo destinati a vivere, che farà molta selezione e che mostrerà, come lo ha già fatto, tanto nell’àmbito politico-sociale, come in quello culturale e televisivo, chi varrà per davvero e chi no. Ma, niente paura. Per i nostalgici dell’ovvietà ‘guzzantiana’ ci saranno sempre gli spettacoli itineranti nei vari teatri della Capitale e non, per applaudire, in un narcisistico gioco di specchi, seduti vicino alla propria copia seriale, il racconto dell’ultima avventura scapestrata del cavaliere. Ricordandosi di farsi vivi alla prima del Parsifal di Wagner. Senza capirci un fico secco, ovvio.

© Rivoluzione Liberale

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