La crisi non fa sconti a nessuno, nemmeno a Tremonti che da poco è tornato sulle liste di collocamento. Con la caduta del Governo Berlusconi, l’ex ministro dell’Economia aveva lasciato intendere che la politica per lui era oramai un capitolo chiuso e che sarebbe tornato a fare il professore. Basta dunque con manovre finanziarie e riordino dei conti, ma spazio a convegni, think thank, dibattiti, lezioni e, nel tempo libero, la stesura di un nuovo libro.

Niente di male, salvo poi riaffacciarsi nemmeno troppo timidamente sulla scena per misurare la temperatura del consenso. Risultato: clima ghiacciato, voltafaccia, dichiarazioni ‘pidielline’ al vetriolo, senza contare imbarazzi e improperi di provenienza Pd-Idv.

Poco saggia anche la scelta di Tremonti di andare dalla Annunziata su Rai Tre per una sorta di “vi racconto com’è andata”, bocciando la manovra di Monti definita “tutta tasse e poca crescita”. Tu quoque, verrebbe da dire, ripensando per esempio al contributo di solidarietà o ‘super-prelievo’ by Giulio Tremonti.

Sforacchiato dal fuoco amico (Berlusconi, Alfano e Cicchitto, Bondi e Galan su tutti), l’ex titolare di via XX Settembre, che sulle prime avrebbe voluto creare un gruppo parlamentare (una corrente ‘tremontiana’ interna al Pdl), ha dovuto cambiare strategia ritornando sui suoi passi: una exit strategy.   In suo soccorso, fazzoletto verde alla mano pronto ad asciugargli la fronte, ecco spuntare il Senatur.

Anche qui, niente di nuovo sotto il sole, se pensiamo che da sempre Tremonti è considerato dalla base elettorale del Carroccio ‘un leghista con la tessera di Forza Italia’, per la sua vicinanza di pensiero alle idee federaliste di Umberto Bossi e per la sua amicizia personale col leader della Lega Nord. Difficile non pensare in questo caso alla parodia in stile Sorpasso di Dino Risi che dei due fece il grande Corrado Guzzanti qualche anno fa: un Bossi tratteggiato come un romano sboccato alla guida di una strombazzante decapottabile bianca e un timido Tremonti vestito da scolaro coi pantaloni alla pinocchietto che tenta inutilmente di rifiutare l’invito a scendere per andare al mare perché deve finire i compiti.

Al di là delle divagazioni, Tremonti sarebbe pronto ad abbracciare Bossi, ma dovrà fare i conti con i malumori dei ‘maroniani’, ad esempio. Non sono pochi i leghisti che non vedono di buon occhio un eventuale matrimonio Lega-Tremonti e lo hanno già fatto capire i vari Reguzzoni, Cota e Calderoli.

Quindi, se dalla parte pidiellina l’argomento è tabù visti i tanti bastoni fra le ruote che Tremonti avrebbe messo a Berlusconi, dalla sponda leghista qualcosa bolle in pentola nonostante gli strattoni. Ma tanto, com’è già successo in passato, a decidere sarà Bossi.

© Rivoluzione Liberale

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