Dal vertice dell’8 e 9 dicembre, come sappiamo, è uscito il cosiddetto fiscal compact (patto di bilancio) che molti in Italia, non si capisce se in malafede oppure no, hanno inteso o tradotto come ‘patto fiscale’, agganciandovi poi la minaccia della Commissione europea che verrebbe ora ad imporci nuove tasse senza passare per il Parlamento nazionale regolarmente eletto. E’ d’obbligo sottolineare, come premessa alla breve analisi della bozza di accordo che segue, che il fisco e le tasse non c’entrano assolutamente  nulla con gli accordi raggiunti dai Capi di Stato o di Governo il giorno dell’Immacolata, in quanto con fiscal s’intende la disciplina di bilancio e non il fisco.

La settimana scorsa la Commissione europea ha presentato una prima bozza di Trattato (qui il testo) per ora disciplinato dal diritto internazionale, con il quale le parti contraenti si propongono di rafforzare la loro disciplina di bilancio e di rinforzare il coordinamento in tema di politica economica e di governance. La bozza del Trattato si dovrebbe applicare, in prima battuta, ai Paesi della zona euro, ma rimarrà aperta a tutti gli Stati membri dell’UE che vorranno aderirvi. L’articolato della bozza è suddiviso in titoli, tra cui i più importanti sono quelli che riguardano la disciplina di bilancio, la convergenza economica e l’Euro-summit.

Per quanto riguarda la disciplina di bilancio vengono introdotte, a livello di legislazione primaria, le norme incluse dal protocollo 12 allegato al Trattato di Lisbona, tra cui l’obbligo per gli Stati membri di tenere il rapporto tra il debito pubblico e il PIL sotto il 60%. Se una o più delle parti contraenti non è in linea con il dettato del Trattato, ovvero supera la soglia del 60%, dovrà intraprendere azioni per ridurre il debito di un ventesimo l’anno. Nel caso in cui queste misure non siano adeguate a ridurre il debito, un altro Stato membro, parte del Trattato, può deferire lo Stato inadempiente davanti alla Corte di Giustizia, la quale emetterà un giudizio avente forza di legge tra le parti coinvolte. Esse dovranno allora prendere la misure necessarie per correggere la disciplina di bilancio nei tempi stabiliti dalla Corte di Giustizia. A vigilare affinché lo Stato agisca a tal fine saranno le Corti nazionali.

Riguardo alla convergenza economica le parti lavoreranno insieme per consolidare la crescita, la competitività e l’Unione monetaria tutta, attraverso una politica economica comune ricorrendo, dove appropriato e necessario, alla cooperazione rafforzata. Inoltre, le riforme strutturali più importanti degli Stati membri dovranno essere discusse sia tra le parti contraenti, sia con l’Unione, in modo da assicurare un maggior coordinamento a livello comunitario. A questo proposito, l’articolo 12 della bozza prevede che i rappresentanti delle varie commissioni parlamentari nazionali che si occupano di economia e bilancio, siano invitate ad incontrare a cadenza regolare i rappresentanti delle commissioni volta a volta rilevanti del Parlamento europeo.

Infine, l’articolo 13, stabilisce un nuovo o ennesimo, scegliete voi, vertice (Euro-summit) da tenersi almeno due volte l’anno tra i Capi di Stato o di Governo per affrontare in primis le questioni relative alle specifiche responsabilità degli Stati membri in materie di politica di bilancio. Nell’Euro-summit verranno discussi anche i temi riguardanti la governance economica della zona euro e le norme ad essa applicabili, con particolare attenzione per le politiche economiche orientate a migliorare la competitività della zona euro.

Questo dunque, in sintesi, ciò che la Commissione ha pensato di sottoporre agli Stati membri. Una prima base da cui partire per iniziare le difficili contrattazioni che dovranno, a detta del Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, concludersi con un accordo entro il Consiglio europeo di marzo. L’impressione che si ha è che quasi sicuramente i Paesi della zona euro saranno tutti presenti all’appello, mentre sarà complicato avere il sì entro marzo di tutti gli altri dieci membri dell’Ue che si sono detti disponibili ad entrare nel Trattato proprio lo scorso 8 dicembre.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI