Secondo il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, l’evasione fiscale in Italia è quantificabile in un range che varia fra il 16,3% e il 17,5% del PIL (prodotto interno lordo). In cifre il rapporto oscilla fra i 255.000 e 275.000 miliardi di euro.

La portata dell’evasione è sensibilmente cresciuta negli ultimi tre decenni. Nel 1981 l’allora ministro delle Finanze Franco Reviglio rivelò che l’evasione fiscale si poteva valutare “in circa 28 mila miliardi, pari a sette-otto punti del reddito nazionale”, la metà del dato attuale in proporzione al PIL. Se poi si considera che i 28 mila miliardi di lire dell’81 equivalgono oggi  a 54 miliardi di euro si nota che, negli ultimi trent’anni, l’evasione in valore assoluto si è addirittura quintuplicata (da 54 a 275 miliardi).

Dati alla mano, il fenomeno deve far riflettere. L’italica libido del “nero” non va soltanto condannata dal punto di vista etico, ma va ostacolata per via delle implicazioni rispetto alla stabilità finanziaria dello Stato. Basti pesare che i due Paesi dell’Europa a maggiore rischio default (Italia e Grecia) ricoprono rispettivamente il secondo e il primo posto nella classifica degli Stati con il più alto tasso di evasione fiscale al mondo, stilata dal Fondo Monetario Internazionale.

Negli anni sono state emanate molte leggi per cercare di far migliorare la situazione, ma condoni tombali e scudi fiscali hanno reso vano ogni sforzo.

Oggi però la lotta all’evasione rappresenta una necessità ancor più urgente di trent’anni fa .Per questo motivo, dal 1° Gennaio 2012 dovrebbe entrare in servizio “Ser.p.i.co.”. L’acronimo (Servizi per i contribuenti) identifica il supercomputer della Sogei che, grazie ai duemila server capaci di incamerare oltre un milione di miliardi di byte di memoria e di elaborare più di 22.000 informazioni al secondo, potrebbe essere l’arma definitiva dello Stato contro gli evasori fiscali.

Bisogna tuttavia tenere presente che l’Italia ricopre le prime posizioni anche di un’altra classifica, quella della pressione fiscale (che ha ormai raggiunto il 50% circa). Allora vien da chiederci: …e se la vera arma per la lotta all’evasione fosse la riduzione del carico fiscale?

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1 COMMENTO

  1. Quindi se fosse concessa a tutti i contribuenti, la possibilità di detrarre dal proprio reddito, il 15% delle spese documentate sostenute, si potrebbe pensare di recuperare tutta l’evasione, dal momento che si passerebbe dall’atteggiamento punitivo per chi sbaglia a quello premiante per chi agisce correttamente. Credo che sarebbe un successo per tutti. Se ognuno fosse incentivato a raccogliere il maggior numero possibile di scontrini, avrebbe in tasca più soldi da spendere, rilanciando il commercio. Invece mi lascia assai perplesso che nessuno voglia capire che aumentando la pressione fiscale, aumenta in proporzione l’evasione, e non per cattiveria o furbizia dei contribuenti, bensì perché questi non ce la fanno più a sopportare una pressione fiscale elevatissima!

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