Una cronologia di questo 2011 del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cominciare dalle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia fino alla caduta del Governo Berlusconi con la conseguente nascita di quello ‘tecnico’ guidato dal senatore a vita Mario Monti, cui è spettato subito l’onere di varare una severissima manovra finanziaria. Un anno faticoso per il Capo dello Stato, soprattutto per la conclusione caratterizzata da una crisi politica giunta al suo culmine proprio nel momento più acuto della crisi economica mondiale e del dramma vissuto dai mercati finanziari internazionali. Ma anche per questioni interne, legate in paticolare al costante immobilismo dell’Esecutivo guidato dal Cavaliere di Arcore, impegnato più nel curare le proprie vicende personali – soprattutto guai giudiziari e scandali sessuali – che a lavorare per salvare l’Italia dal cosiddetto default e da una possibile espulsione dall’Unione europea.

Gennaio

7 – Via alle celebrazioni con l’annuncio di un anno di eventi del 150° Anniversario dell’unità d’Italia. Il tutto in occasione dei festeggiamenti dell’anniversario della bandiera tricolore a Reggio Emilia, nel corso del quale Napolitano consegna ai sindaci delle tre città che sono state capitali italiane (Torino, Firenze e Roma) Sergio Chiamparino, Matteo Renzi e Gianni Alemanno, la copia del primo tricolore. “Rispettare il Tricolore – dice il Presidente – è un dovere per chi ha ruoli di governo. E’ negativo festeggiare senza il federalismo. Anche il Nord deve avere coscienza di come nacque l’Italia”.

14 – Giudizio positivo sulla sentenza emessa dalla Corte Costituzionale che ha ridimensionato l’efficacia dello scudo giudiziario al presidente del Consiglio, dichiarandone illegittima una parte ma riaffermando – non soltanto in astratto – la plausibilità giuridico-costituzionale del suo principio ispiratore. Sette anni di prove di forza, durante le quali anche il capo dello Stato si era ritrovato tra i bersagli del Pdl e dello stesso Cavaliere. Alle accuse, il Colle ha sempre replicato in modo secco che “il Presidente sta dalla parte della Costituzione”. Un modo per rivendicare con orgoglio l’imparzialità delle sue decisioni.

Febbraio

12 – Dopo aver ascoltato gli sfoghi di Berlusconi da “vittima di una persecuzione giudiziaria”, Napolitano reagisce con fermezza. “Nella Costituzione e nella legge possono essere trovati i riferimenti di principio e i canali normativi e procedurali per far valere insieme le ragioni della legalità nel loro necessario rigore e le garanzie del giusto processo. Fuori da questo quadro, ci sono soltanto le tentazioni di conflitti istituzionali e strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia”.

12 – Giorgio Napolitano interviene due volte, nel giro di poche ore, parlando in modo piuttosto esplicito del rischio di elezioni anticipate. Nel suo incontro al Quirinale con Berlusconi è chiaro: “I toni si devono abbassare e si devono evitare gli scontri frontali. L’asprezza raggiunta dai contrasti istituzionali e politici e le attuali tensioni mettono a rischio la stessa continuità della legislatura”.

Marzo

2 – Sulla crisi in Libia il Presidente della Repubblica lancia un’allarmata richiesta d’aiuto all’Europa: “L’Ue è stata un po’ disattenta, negli anni passati, nei confronti degli sviluppi nel Nordafrica”. Nella sue parole Napolitano non lascia presagire nulla di positivo. Per questo ufficializza che “non ci saranno nostri veti a possibili sanzioni contro Tripoli”.

10 – Riguardo la riforma costituzionale della giustizia per la quale si incontra con il ministro Angelino Alfano, Napolitano fa due sole raccomandazioni, coerenti con tanti suoi ripetuti appelli: studiare una revisione “di ampio respiro, senza interventi sterili e settoriali” che mortifichino l’autonomia e l’indipendenza delle toghe o, peggio, che abbiano un sapore ritorsivo “influenzato dalle contingenze”, che sarebbero poi le pendenze giudiziarie del premier; la ricerca di larghe intese, fin da subito, con l’opposizione, unico metodo per costruire in Parlamento il massimo consenso possibile e restituire davvero “qualità ed efficienza al processo penale”.

17 – Anniversario dell’Unità d’Italia. “Sul piano dei sentimenti – dice il Presidente – c’è l’orgoglio dell’unità conquistata dal Risorgimento perché, secondo quanto sosteneva Mazzini e che vale sempre, era indubitabile che una Nazione italiana esistesse e che non vi fossero cinque, quattro, tre Italie, ma una Italia”. Un solo Paese, dunque, nel quale “un’evoluzione in senso federalistico” ben condotta può rafforzare “le basi del nostro stare insieme”. E c’è poi la rievocazione storico-istituzionale, sviluppata sapendo che “rispettare la storia è il solo modo per rispettare se stessi e tenendosi pertanto alla larga dall’orrore della retorica passatista”. Ma c’è soprattutto una scommessa sulle incognite del domani, scommessa che si basa su una fiducia condizionata: il “cemento nazionale unitario che ci ha fatto crescere può farci vincere ancora, purché non sia eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità”.

Aprile

1 – Il Parlamento è ‘paralizzato’. Napolitano fa quindi sentire la propria voce. “Così non si può più andare avanti. Quello che sta accadendo da due giorni alla Camera è uno spettacolo intollerabile, che mette a rischio la credibilità delle istituzioni e sconcerta i cittadini. E’ il momento in cui ognuno, ogni forza politica, si deve assumere tutte le proprie responsabilità”.

14 – Giorgio Napolitano interviene sul processo breve all’indomani dell’approvazione alla Camera del provvedimento che accorcia i tempi della prescrizione per gli incensurati. Una sorta di ‘sterilizzazione’ dei processi pendenti anche su Berlusconi, per cui il Presidente dichiara di voler valutare “i termini di questa questione quando saremo vicini al momento dell’approvazione definitiva in Parlamento”. In seguito, ambienti del Quirinale precisano che l’espressione “vicini al momento” significa che il Capo dello Stato comincerà a esaminare il testo alla vigilia della decisione che gli toccherà prendere a proposito della promulgazione.

25 – E’ il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad aprire in modo ufficiale le celebrazioni per il 25 Aprile con la posa della corona d’alloro davanti al sacello del milite ignoto, sull’Altare della Patria. Napolitano ricorda che il 25 Aprile nel 2011 si inserisce nelle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e ha parlato di “forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi ideali di libertà, indipendenza e unità”.

Maggio

9 – Nella giornata dedicata alle vittime del terrorismo, il Presidente della Repubblica rende onore ai giudici. “E’ indispensabile parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve essere reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione indispensabile per le riforme necessarie”.

12 – Il Capo dello Stato interviene sul federalismo e dice che “non basta, serve la Camera delle Regioni (…). Restano da misurare gli effetti sociali” dei decreti attuativi del federalismo anche ricorrendo a “correttivi necessari”. Quello che è certo, evidenzia Napolitano, è che “se si vuole andare verso un autonomismo che raggiunga anche aspetti di federalismo non ci si può limitare solo all’aspetto fiscale”.

13 – Napolitano emana il decreto Sviluppo. Il presidente della Repubblica ha però chiesto in merito alle disposizioni in materia di credito “il più sollecito recepimento della direttiva europea 2010/76 sulla dirigenza bancaria, con il conseguente adeguamento dei poteri di vigilanza regolamentare della Banca d’Italia”. Le norme sono quelle che attribuiscono a Bankitalia poteri in materia di remunerazione dei top manager bancari e di rimozione dei vertici degli istituti di credito in caso di gravi violazioni.

Giugno

17 – Il presidente della Repubblica a Verona per le celebrazioni dei 150 anni rivolge un nuovo appello alle forze politiche affinché si possa costruire per l’Italia un ruolo da “protagonista. Non bisogna temere di ritrovarsi uniti insieme attorno ai grandi principi ed ai grandi obiettivi e a dire che sono comuni per tutti”.

22 – La società nel suo complesso “deve dare una risposta alla precarietà dei giovani”. E’ questo il messaggio lanciato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano in occasione della presentazione a Roma, presso la sede del Cnel, dell’Associazione Generazioninsieme.

29 – Compie 86 anni il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In carica dal 2006, il Capo dello Stato ha ricevuto gli auguri bipartisan da tutto il mondo politico e dai vertici delle istituzioni a cominciare dai presidenti di Camera e Senato.

Luglio

6 – Si torna a parlare della missione libica e non solo. Presso il Quirinale si tiene il Consiglio supremo della Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. “L’Italia non può sottrarsi alle sue responsabilità”, dice il Presidente. Il tema è quello degli impegni operativi delle Forze Armate italiane nei diversi teatri e la possibilità di una loro ulteriore qualificazione. In sostanza quella dettata da Napolitano è una ridefinizione del contingente italiano “che consenta al nostro Paese di mantenere, anche a fronte di una ridotta disponibilità di risorse finanziarie, il ruolo cruciale che esso attualmente svolge a sostegno della sicurezza e della stabilità internazionale”.

11 – Riguardo la manovra finanziaria del Governo Berlusconi il Presidente ritiene che vada “approvata al più presto”. E quindi invita sia l’Esecutivo sia l’intera maggioranza “a condurre le consultazioni indispensabili e a ricercare le convergenze opportune”. Sulle “turbolenze dei mercati” il Capo dello Stato sottolinea che “oggi più che mai dovrebbe sprigionarsi nel nostro Paese un impegno di coesione nazionale di cui c’è bisogno per affrontare le difficili prove che sono all’ordine del giorno”.

15 – Il parlamento approva la Finanziaria e il Presidente Napolitano la promulga. “Il Paese è grato alle Camere”, dice il Capo dello stato che sottolinea anche come si tratti “di una prova straordinaria di consapevolezza e di coesione nazionale che rafforza la fiducia nell’Italia delle istituzioni europee e dei mercati”. Per Napolitano “spetta ora agli opposti schieramenti confrontarsi nel modo più aperto e concludente sulle scelte che restano da adottare per rompere la morsa alto debito-bassa crescita che stringe l’Italia e per contribuire a un vigoroso rinnovamento e rilancio del progetto europeo”.

30 – Costi della politica e ‘tagli’ ai Palazzi. Il Capo dello Stato dà l’esempio e comunica al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che da quest’anno e fino alla scadenza del suo mandato rinuncerà all’adeguamento del suo stipendio all’indice dei prezzi al consumo, stabilito dalla legge 23 luglio 1985, n. 372. Inoltre il Colle fa sapere che l’Amministrazione del Quirinale provvederà anche a restituire al Tesoro la somma complessiva di 15.048.000 nel triennio 2011-2013, nonché di 562.737 euro nell’anno 2014.

Agosto

13 – Visto il momento critico, in tempi rapidi il Presidente della Repubblica firma il decreto sulle misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, approvato dal Consiglio dei ministri, la cosiddetta manovra aggiuntiva. Il capo dello Stato sottolinea che “resta ferma la necessità di un confronto aperto in Parlamento e sul piano sociale attento alle proposte avanzate con la responsabilità che l’attuale delicato momento richiede”. Anche in seguito a questo monito il Parlamento riapre i lavori già il 22 agosto.

21 – Sulla crisi economica in generale grave reprimenda di Napolitano contro la maggioranza di Governo. “Dominata dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea, la maggioranza ha esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni”. Ma l’opposizione non è esente dalla reprimenda del capo dello Stato: “E’ possibile che ogni criticità della condizione attuale del Paese sia ricondotta a omissione e colpe del Governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano”.

Settembre

5 – Ennesima manovra finanziaria proposta dal Governo all’attenzione del Capo dello Stato. Napolitano, quindi, chiede che almeno il documento sia “credibile ed efficace. Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall’odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi”, dice Napolitano. “E’ un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia, come è indispensabile e urgente”.

20 – Deciso attacco di Napolitano alla Lega Nord, che torna a parlare di secessione. “Agitare ancora la bandiera della secessione – afferma deciso il Presidente della Repubblica – significa porsi fuori dalla storia e dalla realtà. Data la “profondità delle radici del nostro stare insieme in quanto italiani”.

Ottobre

2 – Nuovo messaggio indirizzato alle fantasie secessioniste dei leghisti e ricorda “i valori e i principi fondamentali cui si ispirarono quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla”.

8 – Governo ormai incapace di proseguire il lavoro di risanamento e di fronteggiare le emergenze. Prime avvisaglie, quindi, sulla strada che porterà al cambio della guardia e all’arrivo di Mario Monti. Il Presidente Napolitano parla di “un Governo di tregua” ma precisa che il suo è solo il “ricordo del governo di tregua formato nel 1953 da Giuseppe Pella” e che “aveva un valore puramente storico senza riferimenti all’attualità”.

11 – Mazzata pesante sull’Esecutivo Berlusconi. Il Governo viene clamorosamente battuto alla Camera sul Rendiconto generale dello Stato. Dopo il voto arriva anche il Presidente della Repubblica per la presentazione di un libro di Gaetano Martino. Napolitano viene accolto dagli applausi delle persone in Piazza Montecitorio. Il premier Berlusconi annuncia di voler chiedere la fiducia.

12 – Nonostante il doloroso scivolone, il Governo Berlusconi si ostina ad andare avanti. Il premier vuole chiedere la fiducia parlando davanti ad un’aula composta solo dai deputati della maggioranza. Tutti i partiti di opposizione hanno infatti deciso di non assistere al discorso del presidente del Consiglio. Il giorno in cui verrà votata la verifica, i deputati della minoranza ci saranno per andare contro il Governo. Napolitano, di fronte a tanta confusione istituzionale, chiede una “risposta credibile” e di capire “se la maggioranza è ancora in grado di operare”.

25 – Il Governo Berlusconi continua ad arenarsi sulle urgenti riforme richieste dalla crisi finanziaria. Per la prima volta il premier mostra dei tentennamenti e incontra Napolitano al Quirinale. Sempre più forte l’odore di un cambio alla guida del Paese.

Novembre

4 – Il Governo Berlusconi sempre più incapace di guidare il Paese. Il premier perde i pezzi. Alcuni parlamentari lasciano la maggioranza. Il Capo dello Stato parla di “crisi economica senza precedenti” e – nel giorno della Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate – dall’Altare della Patria richiede l’immediata attuazione degli “obiettivi sottoscritti a Bruxelles, rimasti generici o controversi. Vanno attuati, rafforzati e anche arricchiti. Non si può ripartire ogni mese con nuove indicazioni e prescrizioni”.

8 – Il presidente della Repubblica, in una nota, annuncia le prossime dimissione del Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, infatti, ha da poche ore constatato di non avere più la maggioranza alla Camera. Napolitano esprime “viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione”.

9 – Napolitano nomina Mario Monti senatore a vita. Un segnale evidente che il Presidente della Repubblica ha ben chiaro chi sia l’uomo giusto cui affidare il nuovo Governo. Anche perché, dopo un’ennesima giornata disastrosa sui mercati finanziari, Napolitano ritiene indispensabile che “entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti. Non esiste alcuna incertezza sulla scelta del Presidente del Consiglio di rassegnare le dimissioni” sottolinea ancora l’Inquilino del Quirinale il quale aggiunge che sulla base di accordi tra i Presidenti delle Camere e dei gruppi parlamentari la legge di stabilità “sarà approvata nel giro di alcuni giorni”.

12 – Il cambio di Governo viene ufficializzato. Napolitano conferisce l’incarico a Monti per la formazione del nuovo Esecutivo. In sarata, davanti al Quirinale, una folla esultante festeggia la notizia.

13 – Il Presidente della Repubblica fa appello a tutte le forze politiche affinché sia assicurato un “largo appoggio” al nuovo premier Mario Monti. “Questo è un punto sul quale tutte le forze politiche dovrebbero convergere”. Napolitano sconsiglia con decisione il ricorso a “elezioni precipitose” vista l’urgenza di “recuperare la fiducia degli investitori” in un momento di crisi economica così drammatica. Nel designare Monti premier ha sottolineato che si tratta di “una personalità indipendente al di fuori della mischia politica. Un passo necessario a tutela del Paese e della moneta comune”, aggiunge poi l’inquilino del Quirinale.

16 – Il Governo Monti – dopo aver incassato la fiducia sia alla Camera, sia al Senato – giura di fronte al Presidente della Repubblica. Una squadra composta solo da tecnici. Soddisfatto Napolitano, convinto che “molto presto l’Italia potrà vedere la reazione dell’Ue al nuovo Governo, visto che già ci sono molti segnali positivi di fiducia. La costituzione di questo Governo – ammette il Capo dello Stato al termine del giuramento – è stata delicata e difficile, anche per la sua carica di assoluta novità. Penso che siamo riusciti tutti insieme a trovare le soluzioni più idonee”.

Dicembre

6 – Il Governo Monti elabora la classica Finanziaria ‘lacrime e sangue’ che – come prevedibile – scatena polemiche da parte di tutti, mondo politico, sindacale e società civile. In particolare si sentono colpite le classi meno abbienti. Ma Napolitano si schiera col nuovo Esecutivo, spiegando che “quando i provvedimenti arrivano in ritardo, è maggiore l’impatto, l’insoddisfazione e la preoccupazione. Con franchezza dobbiamo dire che ora stanno arrivando giusto in tempo per evitare sviluppi catastrofici”. Il Capo dello Stato è “convinto che faremo ciascuno la propria parte con spirito di giustizia ma anche con spirito di sacrificio”.

20 – Il Presidente respinge alcune critiche giunte sulle presunte lacune nella gestione da parte sua della crisi istituzionale. “E’ una grave leggerezza dire che la democrazia è stata sospesa. Il mio dovere era evitare lo scioglimento delle Camere. Anche perché sono sempre stato imparziale. La nomina di Monti non è stata uno strappo istituzionale”. E Napolitano ricorda che “con Berlusconi la sostenibilità internazionale era al limite”.

20 – Il Parlamento approva la severissima – per i cittadini in particolare – manovra finanziaria varata dal Governo Monti. Il Presidente della Repubblica ribadisce che gli enormi sacrifici richiesti sono indispensabili a garantire la “tenuta della moneta unica” dell’Europa “che rimane una, altrimenti non rimarrebbe alcuna Europa”. Napolitano fissa anche i cardini internazionali da rispettare e fa capire che “saranno ancora i mercati a dettare l’agenda”. E insiste però sull’esigenza di blindare il nuovo Presidente del Consiglio, Mario Monti, cui il Capo dello Stato non fa mai mancare il proprio appoggio.

22 – Napolitano firma il cosiddetto decreto ‘salva-Italia’ e approfitta per lodare l’operato del Governo Monti. Inoltre – come per volersi assicurare che il Parlamento non ritenga ultimata la propria opera di responsabilità istituzionale – lancia un appello: “La dialettica politica è essenziale nello Stato democratico, ma è importante che le formazioni politiche trovino momenti e terreni di unità in difesa dell’interesse comune nazionale e della causa dell’unità europea e della pace nel mondo”.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI