A leggere le dichiarazioni fatte in questi giorni da alcuni esponenti del centro-destra contro il Governo Monti e il suo operato, l’impressione che se ne prova è davvero surreale.

L’ex-Ministro Calderoli, autore dell’infame “Porcellum”, chiede un tribunale del popolo per giudicare questo Governo che, secondo lui, ha “impoverito il Paese” (un Paese che, prima del disgraziato avvento dei professori, “notoriamente” nuotava nell’oro ed era considerato da tutte le agenzie di rating una rocca di stabilità finanziaria).

L’on. Crosetto accusa i Ministri tecnici di non conoscere la realtà economica e sociale del Paese, di non aver mai visto una fabbrica, o pagato una fattura, o letto un resoconto bancario (ci si domanda cosa facevano Grilli, Passera, Riccardi e gli altri nella vita). Ma dove stavano gli operai e i contadini nel precedente Governo?

L’on. Cicchitto, portavoce e difensore fedelissimo di tutte le berlusconate che hanno portato il Paese alla caduta verticale di prestigio in Europa e nel mondo, veste i panni del severo censore per ammonire un Governo che, tra mille difficoltà e imperfezioni, sta cercando solo di fare quello che impone all’Italia un passato di negligenza e irresponsabilità berlusconiana (e non solo berlusconiana: francamente, l’esecutivo guidato da Romano Prodi non mi pare sia definibile come un modello di buon governo): che non si sognino i Ministri tecnici di fare politica! – ammonisce l’on. Cicchitto – come se la politica non consistesse, in definitiva, nell’amministrare correttamente il Paese; che non osino neppure di pensare a fare del proprio lavoro attuale un trampolino per successive candidature  politiche! E qui la lingua batte dove il dente duole: candidarsi eventualmente a future elezioni deve restare un privilegio da professionisti; ci sarebbe da chiedersi a cosa pensavano questi soloni quando un industriale della taglia di Berlusconi si metteva in politica.

E l’ineffabile senatore Gasparri, di cui abbiamo visto invariabilmente il volto in tutti i talk-show dove si trattasse di difendere a spada tratta le peggiori nefandezze del “boss”, s’impaluda di solennità per vietare ai Ministri tecnici di occuparsi di questioni politiche, come le riforme costituzionali o la legge elettorale.

E il più illustre di tutti, l’ex-Presidente del Consiglio, da cui ci si aspetterebbe un decoroso silenzio che lo faccia per un po’ dimenticare dagli italiani, fa il furbetto, dice e non dice, gioca al gatto e al topo, e fa più male lui con un suo sottinteso, delle spietate valutazioni di Moody e di Standard and Poor.

Tutto questo sarebbe puro folclore se non fosse la spia fedele di una fibrillazione che non ha niente di casuale o passeggero da parte di chi non si rassegna a stare, neppure per qualche mese, fuori del potere; qualcuno che purtroppo non si trova ai margini della vita politica nazionale, ma tuttora al suo centro e detiene il potere tremendo di far cadere un Governo che è l’ultima ancora di salvezza per il Paese. Per quale pericolosa illusione, poi? Riformare una maggioranza? Vincere le elezioni? Ma in che mondo vivono? E i sondaggi, non li leggono? Non si rendono conto che far cadere Monti nell’immediato futuro e andare alle elezioni significa consegnare il Paese a una coalizione in cui avrà peso qualificante Nicki Vendola?

Ci si aspetterebbe davvero che la gente, la gente che per tre volte ha votato per Berlusconi e i suoi alleati e ne ha subito – tra stupore , indifferenza o fastidio – le stranezze (compresa una riforma federalista che giustamente il segretario del PLI, on. de Luca, ha criticato su queste colonne) dica: basta! Basta agitarvi, dichiarare, chiosare, criticare. Voi a cui si deve lo stato del Paese, abbiate almeno l’intelligenza e il buon gusto di tacere. Le persone a cui in questa fase – una fase anomala, certo, e transitoria – il Capo dello Stato e l’opinione pubblica hanno affidato le sorti del Paese, stanno facendo il loro mestiere di medici specialisti chiamati al capezzale di un malato grave e obbligati a prescrivere cure pesanti, ma necessarie e senza alternativa. Se queste persone, che sono esseri  umani, sbagliano su qualche  punto, che il Parlamento li corregga, visto che ne ha il potere e il dovere. Se omettono di fare quello che è possibile e doveroso  sui  fronti dei tagli della spesa, delle liberalizzazioni e del rilancio dell’economia, che  le forze politiche, specie quelle che non hanno colpe da farsi perdonare, le incalzino e, se del caso, le critichino anche con durezza.

Ma quelli che sono i responsabili più diretti e immediati dei mali di cui soffriamo, per favore, stiano tranquilli. Per favore, ci risparmino, dopo tanti errori, questa allucinante cacofonia! Il loro momento  di parlare  prima o poi tornerà, perché il Governo tecnico per fortuna non è una dittatura militare, la Costituzione è in pieno vigore e le elezioni non sono poi tanto lontane: si presentino allora all’elettorato, possibilmente con una legge elettorale che non permetta ai partiti di scegliere a dito gli eletti, dicano quello che avranno allora da dire e lascino che sia allora il Popolo sovrano a giudicarli per quello che realmente valgono, il che vuol dire, implicitamente, non per quello che si illudono di valere.

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