Il 2011, soprattutto nella sua seconda parte, è stato caratterizzato dalla crisi del debito e dai conseguenti vertici sia della zona euro che europei convocati per trovare una soluzione. Nel susseguirsi dei summit tra i ministri delle finanze o dei Capi di Stato o di Governo, le risposte date ai problemi nati prima in Grecia poi allargatisi in Irlanda e Portogallo, hanno combaciato con piani di austerity concordati con i Paesi in crisi e nella susseguente elargizione di aiuti da parte dell’Europa.

Nell’annus horribilis europeo ogni summit era decisivo per la salvezza della Grecia, dell’euro o dell’intera Unione e mai come nel 2011 si era parlato tanto di divisione dell’Unione o della moneta unica. Le paure e le tensioni, nonostante le decisioni e le soluzioni varate, si sono forse placate un po’, ma mai spente del tutto e la situazione all’alba del 2012 non sembra migliorare. Se con il rinforzo del fondo ‘salva Stati’ e gli aiuti a Grecia, Irlanda e Portogallo, si è riusciti a mettere una toppa alla crisi degli ultimi due Paesi, nel caso ellenico la situazione si è evoluta in modo drammatico. Centinaia di migliaia di lavoratori hanno perso il lavoro e le misure imposte dall’Ue in cambio degli aiuti, stanno soffocando una già stentata economia.

Da sottolineare il fatto che il carattere decisivo di ogni vertice non è sembrato però corrispondere a decisioni altrettanto definitive, bloccato vuoi da veti incrociati, vuoi da interessi particolari. Così la situazione è precipitata o ha rischiato di precipitare, sono saltati primi ministri, non per colpa dell’Europa, ma a causa delle loro mancanze, di Grecia e Italia, e il sentimento anti europeo è cresciuto. La mancanza di risolutezza ha, ancora una volta, giocato a sfavore dell’Ue e il direttorio franco-tedesco non ha certo dato un’immagine coesa dell’Unione.

Ma l’Europa ha anche fatto molto. Ci sono stati, come già ricordato, gli aiuti elargiti a Paesi in difficoltà, l’aumento della capacità del ‘Fondo salva stati’, l’anticipo a luglio 2012 del ESM. Sono stati varati provvedimenti per un maggior controllo dei bilanci, il cosiddetto six pack e per un maggior coordinamento rispetto alle politiche di bilancio ed economiche. Quello che è mancato sono state fermezza e coesione nelle decisioni e la capacità di affrontare la crisi per quello che era ed è, ovvero una crisi epocale che, in quanto tale, richiede cambiamenti altrettanto importanti.

Ci si è invece limitati ai soliti vertici e summit vari che non hanno, per adesso, risolto in maniera definitiva la situazione. Testimonianza ne è la riunione del Consiglio europeo dell’Immacolata e l’accordo concluso riguardo alla sottoscrizione di un nuovo Trattato. Il vertice che doveva essere il più importante degli ultimi trent’anni si è risolto come tutti gli altri che lo hanno preceduto, ovvero rimandando al vertice successivo per la decisione definitiva.

Sembra che l’Unione sia vittima di un sistema da essa stessa creato e che non riesca più a destreggiarsi nella selva di norme, trattati e veti creati nel corso degli anni. Il 2012, almeno l’inizio, lo si passerà come il 2011, in attesa del prossimo vertice. Infatti, è praticamente certo che gli sherpa delle varie rappresentanze permanenti a Bruxelles stiano passando le vacanze lavorando al prossimo summit di marzo, entro il quale, a detta del Presidente Van Rompuy, dovrà essere firmato il nuovo Trattato. Nuovo anno, stessi vertici.

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