Roma – Consueto incontro di fine anno del Presidente del Consiglio con la Stampa. Atmosfera sobria rispetto agli ultimi anni come il luogo scelto per la Conferenza stampa, la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio.

Monti è stato introdotto dall’intervento del Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino che, tra l’altro, ha voluto ricordare il ruolo di una categoria che la stessa Costituzione implicitamente tutela a garanzia della libertà di espressione e di informazione e come “nel nostro istituto di previdenza non c’è neanche un centesimo dei fondi dello Stato”. Iacopino respinge la formula della “casta dei giornalisti”, sottolineando le difficoltà di moltissime persone occupate nel mondo dell’informazione; “serve una operazione verità che è essenziale per i cittadini, ma anche per il Governo, che si accinge ad assumere decisioni importanti che riguardano le professioni”.

A dare il senso di quanto il Premier sia sensibile al ruolo della stampa anche in ambito internazionale, quest’anno è stato espressamente invitato accanto a Monti e Iacopino anche Tobias Piller, Presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia.

Conferenza stampa insolita come durata (oltre due ore e mezza) nella quale il Presidente Monti ha avuto modo di illustrare non tanto i dettagli tecnici dell’azione del suo Governo, quanto lo spirito con il quale si è iniziato a porre rimedio alla crisi. Ha però anche voluto sottolineare come quanto deciso sinora sia “più un atto dovuto che voluto (perché) stiamo attuando gli impegni presi con l’Europa dai governi precedenti. (…) Abbiamo dovuto invece decidere i modi e i tempi” che sono quelli rappresentati intanto dal Decreto “Salva Italia”; mentre da ora, “la fase che chiamerei ‘CrescItalia’ può essere a ben ragione definita un atto voluto”. Sinora “abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici. (…) Serviamo l’esigenza del consolidamento anche in questa fase che si apre che è intestata alla crescita e all’equità. (…) La politica di crescita non fa molto uso di denaro pubblico; usa il criterio di equità come leva”.

Monti ha poi negato un’altra correzione alla Manovra: “Nessuno pensi che occorra un’altra manovra nel senso classico della restrizione, né che, siccome è stata fatta una manovra così robusta, la fase della crescita significhi larghezza finanziaria. La fase della crescita è in sintonia con il consolidamento”. Il Premier ha quindi sottolineato come “questo è un momento storico in cui tutti abbiamo il dovere di rimettere in discussione noi stessi, dunque anche lo nostre abitudini, tradizioni”.

La logica d’azione di questa fase di sviluppo e crescita è incentrata, sinteticamente, su alcuni fronti principali: concorrenza e liberalizzazioni, lavoro e ammortizzatori sociali (in dialogo con le parti sociali), sviluppo e infrastrutture (risorse e sviluppo su tutto il territorio ma con particolare riguardo al Mezzogiorno), giustizia (“perché il funzionamento o meno della giustizia civile è considerato uno dei principali fattori di competitività e attrattività del Paese”).

I tempi di impostazione sono molto stretti e veloci, anche in vista dell’Eurogruppo e poi del Consiglio Europeo di fine gennaio.

Altri passaggi di rilievo della Conferenza stampa sono rappresentati da alcune risposte del Presidente del Consiglio:

“Guardo anch’io l’andamento dello spread più volte al giorno ma senza ‘divinizzarlo’ quando scende e demonizzarlo quando sale”.

“Rivolgo i miei auguri al mondo politico. L’augurio è di lavorare bene nel prossimo anno. Loro possono trovare una via d’uscita al Paese, attraverso le riforme istituzionali che solo la politica può fare. Darebbero respiro all’Italia e sarebbero fondamentali al nostro modesto lavoro”.

Sulla riforma del Catasto “va nella direzione di conoscere la realtà per porre fine ad abusi involontari e attuare maggiore aderenza tra fisco e realtà effettiva”.

“Capisco bene la preoccupazione per la pressione fiscale ma il nostro sforzo è stato quello di rendere più omogenea la preoccupazione effettiva, evitando che ci siano molti per niente preoccupati, pur con redditi consistenti, ed altri ipergravati dalla pressione fiscale”.

Sulla questione poi dei contributi all’editoria già tagliati dal precedente governo, mettendo a rischio la stessa esistenza di molte Testate, Monti ha affermato che “verranno mantenuti ma stiamo lavorando a criteri obiettivi per scegliere e selezionare ciò che da un punto di vista generale ci parrà più meritevole del contributo” anche con criteri di verifica dei lettori e degli effettivi costi di gestione dei giornali letti, ascoltati e visti ma anche consultati online; anche perché “non mi sfugge la fondamentalissima importanza della stampa libera per la vita democratica del nostro Paese”.

Tra le molte testate nazionali ed estere accreditate alla Conferenza stampa, il nostro giornale era stato incluso tra le 41 testate sorteggiate per porre una domanda al Presidente del Consiglio. Il protrarsi dell’incontro per il lungo e articolato intervento di Monti e per le risposte molto dettagliate alla domande dei giornalisti, ha fatto sì che non tutte le domande prenotate potessero essere rivolte al Premier che ha risposto a 33 domande da parte di 23 Testate, cinque delle quali straniere.

Avevamo previsto di chiedere a Monti se non ritenesse di giovamento all’immagine del Paese ed alla qualità intrinseca delle future classi dirigenti una riduzione del numero delle Università e dei Corsi di laurea, attraverso l’abolizione del valore legale dei titoli di studio e concentrando gli sforzi sulla qualità e sui saperi, anziché sul numero dei diplomi; anche in funzione del fatto che le Università italiane continuano ad essere collocate in posizioni molto arretrate nelle classifiche mondiali dei migliori Atenei o, peggio, a non comparire affatto.

Non ne abbiamo avuto l’opportunità. Ma vogliamo ritenere che il prof. Monti, che si è detto molto attento alla Rassegna Stampa di Palazzo Chigi, abbia modo di leggerci e – in qualche modo – dare risposta a questa domanda.

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