Se fossero solo Sarkozy, Bayrou e la destra nazionale di Marine Le Pen – viste le loro odierne condizioni – gli unici ostacoli da superare per divenire il nuovo Presidente della Repubblica francese nel 2012, il buon François Hollande potrebbe fin da ora sollecitare i propri accoliti a preparare le valigie per l’Eliseo. Peccato che in seno al suo stesso partito e ancor più all’interno dell’ipotetica coalizione che governerà la Francia nel prossimo settennato, non vi è giorno in cui manchi una critica, un rimprovero, una frecciatina o un’osservazione, spesso stizzita, concernente la sua mancanza d’iniziativa e il suo quotidiano cerchiobottismo. Ce ne ha parlato su “Le Figaro” di giovedì Nicolas Barotte nel suo François Hollande e i suoi alleati, la disputa permanente.

“Che strani partenaire. Sono i veri finti alleati dei socialisti: ecologisti, comunisti, fedelissimi di Jean-Pierre Chevènement. Erano tutti al potere con Lionel Jospin tra il 1997 e il 2002. Localmente, sostengono i collettivi del PS, situandosi quindi nel campo della sinistra ma, attualmente, sparlano del solo che potrebbe vincere le prossime elezioni presidenziali! E’ l’altro fronte della battaglia per François Hollande. Un fronte inaspettato e difficile da gestire”.

“Favorito, secondo un’inchiesta di Opinion Way che lo dà al 24% per quanto riguarda la capacità di rispondere nel migliore dei modi ai problemi dei francesi, François Hollande è divenuto, suo malgrado, il bersaglio prediletto delle osservazioni a doppio taglio degli altri candidati della sinistra. L’ultima, in ordine di tempo, è giunta mercoledì da Jean-Pierre Chevènement, su RMC: è necessario che François Hollande «si affermi come uomo di Stato», ha spiegato, prima di aggiungere che «solo in questo modo potrebbe vincere le elezioni» ma, «per esserlo, ha ancora molta strada da percorrere»”.

“Da quando François Hollande è il prescelto per rappresentare il PS alle prossime elezioni presidenziali che si terranno nel mese di aprile, attacchi febbrili e fasi di acquietamento si sono alternate senza tregua all’interno della sinistra. Con gli ecologisti di Eva Joly riguardo alla delicata questione del nucleare e ancor più con il passionale Jean-Luc Mélanchon, con il quale i rapporti sono da tempo compromessi”.

Non c’è pace per il deputato di Corrèze, oramai costretto a parare colpi a destra e a manca, senza reali sostegni al suo fianco, se non da parte dei fedelissimi e del ligio Benôit Hamon, portavoce del PS. Come se non bastassero i molteplici e violenti attacchi provenienti dai centristi di Bayrou e dall’UMP di Sarkozy, che lo accusano di mentire ai francesi quando parla di pensioni, ore lavorative, aiuti statali e nuove assunzioni, a criticarlo e a rimproverarlo ci si sono messi pure i leader che, a partire da maggio 2012, potrebbero sedersi al suo fianco, in un’appassionata e composita coalizione gauchiste. Ed è chiaro che una sinistra così frazionata e distante negli intenti, poco potrebbe durare al potere, qualora ci arrivasse. Responsabilità e coesione, ora dimenticate, rappresenteranno allora, da oggi al prossimo aprile, le qualità necessarie per poter aspirare con convinzione all’Eliseo.

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