Se ne sono tornati a casa con le pive nel sacco i giornalisti che in settimana avevano sperato di ‘scucire’ qualche dichiarazione (d’intenti) un po’ più concreta rispetto alle tante, ma velate, che invece il Premier ha deciso di regalargli.

Sorrisi, baci e abbracci, qualche battutina al vetriolo a cui Monti sembra di non voler affatto rinunciare (destinatari: stampa in primis ed ex colleghi economisti prestati alla stampa che lo avevano attaccato a suon di strali acuminati bollando la sua manovra come ‘recessiva’) e il tanto atteso incontro di fine anno con la Stampa è finito – senza offese – a tarallucci e vino. La platea è stata investita da una massiccia dose di liquido gelante alle prime battute: “Non ho nessuna misura specifica da annunciare oggi” (giovedì, 29 dicembre, ndr).

Da abile slalomista, Monti ha schivato con sapienza le domande dei colleghi, sguazzando su temi generali piuttosto che particolari. Divertente il siparietto-grafico sullo spread, che non preoccupa troppo il Presidente del Consiglio dei ministri ma che spaventa i mercati. Un Monti più fiducioso che mai – secondo quanto ci ha confermato anche il nostro Direttore presente all’incontro per il giornale – con una buona dose di autostima e proiettato già ai prossimi ‘euroappuntamenti’ calendarizzati (il 23 gennaio riunione dell’Eurogruppo e il 30 il Consiglio europeo), come abbiamo già riferito giovedì scorso in una nota.

La cosiddetta ‘Fase 2’ o manovra ‘Cresci Italia’, cioè la catena di interventi in grado di far ripartire il motore ingolfato dell’economia italiana, verrà svelata nel dettaglio ai partner mittle-europei e dovrebbe contenere tra le altre cose – nonostante le reticenze del guardingo Monti – un bel pacchetto di liberalizzazioni. Non non solo taxi e farmacie ma anche settori ben più strategici come energia e trasporti che erano stati messi in naftalina – oltre che osteggiati dai camici spillati con caduceo – durante l’approvazione della prima Finanziaria del ‘bocconiano’.

Pronti a rinserrare le fila e a scaldare il prossimo inverno sono i sindacati, la Cgil con la segretaria Camusso in testa a cui si è aggiunto in seconda battuta l’economista del Pd Stefano Fassina. Vorrebbero portare a casa qualche risultato per i tesserati in materia di riforma del lavoro e di fisco, pena scioperi di piazza, fischietti e mal di pancia. Monti dovrà riformare a tutti i costi laddove la sgangherata politica di questi ultimi anni ha fallito o, meglio ancora, non ha voluto rischiare. Paura di calpestare i troppi piedi ‘al caldo’ di questo Stato.

Lasciamoci alle spalle questo annus horribilis per il Bel Paese e brindiamo a quello appena iniziato con inguaribile ottimismo. Uno ‘sforzo’ di fiducia.

© Rivoluzione Liberale

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