Ventuno minuti, di cui gran parte dedicati a incoraggiare il popolo italiano riguardo la grave crisi economica che di qui a molto tempo ancora sarà costretto a fronteggiare con enormi sacrifici e restrizioni. Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato incentrato soprattutto sul tema che domina non solo lo scenario politico-finanziario del nostro Paese, ma del resto del mondo. Sì, incoraggiamento, perché nonostante i segnali positivi derivati dalla caduta del Governo Berlusconi, sostituito da quello guidato da Monti, la situazione resta molto pesante e non è ancora possibile scorgere la luce in fondo al tunnel.

Le priorità sono state ribadite e non possono prescindere da un rigore senza tentennamenti e dall’accettazione delle misure da poco varate dal nuovo Esecutivo: 1) riduzione della spesa pubblica; 2) lotta contro l’evasione fiscale; 3) questo solo in seguito alla riforma del welfare; 4) guerra alle rendite e ai privilegi; 5) richiesta urgente all’Unione europea di effettuare scelte adeguate e solidali senza ulteriori indugi; 6) quindi, una maggiore integrazione; 7) eliminazione di corruzione e parassitismo; 8) soluzione alla diffusa criminalità e all’inquinamento criminale. “Quello della fiducia in noi stessi – ha detto il Capo dello Stato – è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci al nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia”.

E’ un’Italia, quella attuale, che dopo troppi anni di lassismo e inconcludenza, deve recuperare credibilità. Un compito agevolato dall’avvento sulla scena internazionale dalla figura di Monti, ma che “è faticoso”, ha ammesso Napolitano. Monti al posto di Berlusconi, appunto. Un passo che sembra destinato a portare nella giusta direzione. Un cambiamento intorno al quale, negli scorsi giorni, si è accesa una diatriba ammantata di un ‘giallo’ la cui soluzione, con molta probabilità, non sarà mai individuata.

Parliamo del caso-Merkel. In preda a un’ansia senza precedenti, la cancelliera tedesca, secondo una rivelazione fatta dal quotidiano statunitense Wall Street Journal sulla presunta base di fonti diplomatiche, lo scorso ottobre avrebbe chiamato il nostro Presidente della Repubblica per chiedergli di sostituire il premier Silvio Berlusconi. Com’è ovvio la sollecitazione ad individuare un altro capo del Governo per il nostro Paese sarebbe stata giustificata dal forte timore che la tempesta finanziaria che travolge l’Italia facesse crollare tutta l’economia europea. Sempre secondo il  Wall Street Journal, Napolitano avrebbe risposto di essere preoccupato a sua volta per il fatto che Berlusconi sarebbe potuto ‘sopravvivere’ a un ennesimo voto di fiducia, anche se con soli pochi voti di scarto. In seguito il Presidente avrebbe contattato i responsabili dei vari partiti italiani per verificare la loro disponibilità a sostenere un nuovo Governo.

Seppure dal Colle sia giunta la conferma di una telefonata tra il Presidente e la Merkel, viene assicurato con fermezza che non fu posta “alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno” la cancelliera della Repubblica federale tedesca “avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier italiano. In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa internazionale e italiana – sta scritto su una nota del Quirinale – si precisa che nella telefonata niente affatto segreta del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Angela Merkel non pose alcuna questione di politica interna italiana”, né tanto meno addirittura quella di un cambio di Governo. “La conversazione ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’euro e in materia di riforme strutturali”. Sta di fatto che, deviando dalla prassi istituzionale, fu Napolitano ad essere interlocutore dei leader europei, in sostituzione di un ormai dequalificato Berlusconi.

Tornando al discorso di fine anno, nessun accenno da parte di Napolitano – con signorile superiorità – ai quasi insulti che il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, pochi giorni prima aveva rivolto nei confronti della più alta carica dello Stato, al solo fine – come di consueto di matrice populistica – di incitare la sempre più esigua ‘tifoseria’ padana. “Mandiamo un saluto al Presidente della Repubblica… ”, aveva detto il Senatur, che poi fingendo di conoscere il latino aveva aggiunto che “nomen omen” con riferimento al cognome del Capo dello Stato e alle sue origini partenopee.  “Non lo sapevo che era un terun”. Un’ennesima spiegazione del perché i governi guidati da Berlusconi, alleato di una Lega fuori dalla realtà e dalla Storia, negli anni scorsi abbiano fallito nel compito di tenere a galla l’Italia .

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