Alfred Müller-Armack (1901-1978) è un economista tedesco che nel 1946 conia l’espressione Soziale Marktwirtschaft, Economia Sociale di Mercato (ESM) e vi dedica tutta la sua attività scientifica e politica, come collaboratore di Ludwig Erhard, nella Germania del secondo dopoguerra.

Nel suo saggio su Il contenuto umano dell’economia sociale di mercato l’economista tedesco descrive accuratamente le origini e la formazione della base teorica dell’ESM, facendo riferimento alla Scuola di Friburgo di Walter Eucken e Franz Böhm, che alla fine degli anni ‘30 concepisce “l’ordine della concorrenza come mezzo per organizzare le grandi società di massa sulla base di un nuovo progetto”. Armack aggiunge che, contemporaneamente  e indipendentemente dalla Scuola di Friburgo, Alexander Rüstow e Wilhelm Röpke sviluppano il loro concetto di una politica di economia di mercato e che le idee delle due scuole sono confluite in un progetto comune. La proposta di Armack si inserisce in questo contesto: la creazione di “un nuovo ordine economico basato su interventi di politica economica conformi al mercato e su un rafforzato sistema di aiuti sociali sorretto dal sistema di mercato”. Armack sottolinea però che la dimensione sociale non può incidere sul mercato che resta incondizionato e libero da vincoli: la componente sociale non altera l’economia di mercato di concorrenza ma si conforma ad essa, accogliendone i principi.

Nel pensiero di Müller Armack l’Economia Sociale di Mercato non è una concezione teorica puramente economica ma si trasforma in una questione antropologica: l’uomo non può prescindere dalle condizioni storiche del suo tempo, e non può pretendere di costruire un sistema perfetto mediante l’organizzazione sociale. La riflessione sulla natura umana e sulla storia genera nel pensiero di Armack (come in quello di Röpke) la convinzione che non si possa concepire l’evoluzione storica come predeterminata dai dati economici o da altri fattori oggettivi. Gli uomini non sono degli automi ma hanno una loro intrinseca libertà di scelta, che la società deve valorizzare assicurando agli individui le condizioni per metterla in pratica.

Secondo Müller Armack, pertanto, “la tesi della totale vincolatività della classe per l’uomo, per come è radicata in tutta la dottrina marxista e neo-marxista, non coglie la forma dell’essenza dell’uomo, che non può essere propriamente definito come un essere fissato storicamente a questo o quel gruppo sociale, ma si colloca come essere storico all’interno della concorrenza tra i vari raggruppamenti. […] I raggruppamenti sociali in cui sta l’uomo sono del tutto flessibili. […] I gruppi sociali stanno in una società aperta, in cui anzi le posizioni dei singoli variano a seconda delle decisioni e degli sviluppi storici.  Naturalmente, rimane un residuo di raggruppamenti, che diventano così variabili storiche”.

In questo scenario, l’economia di mercato di concorrenza, con “regole del gioco” che ne assicurino il funzionamento, è la soluzione da preferire ed è desiderabile che essa si completi con un ordinamento sociale “conforme” al mercato. Per Armack, come per Eucken e Röpke, le ragioni sono di ordine etico: libertà, giustizia sociale e perequazione sociale. In particolare, con il concetto “economia sociale di mercato” Armack intende “il principio della libertà sul mercato coniugato con quello della perequazione sociale”. In sostanza le fondamenta dell’Economia Sociale di Mercato sono: la libertà, la concorrenza e il dovere di responsabilità.

La libertà, quale primo elemento e fulcro di tale ordine economico, deriva dall’immagine dell’uomo situata alla base del modello: gli individui hanno bisogni diversi e sono liberi di scegliere i propri progetti di vita, decidendo autonomamente le proprie finalità personali. Il secondo elemento fondante dell’ESM, la concorrenza, comporta l’esistenza di mercati aperti in cui la libera determinazione dei prezzi, quale risultato dell’incontro tra domanda e offerta, rappresenta la soluzione più efficiente. La libertà di accesso al mercato, una chiara e corretta normativa della concorrenza e la parità di diritti dei concorrenti sono fattori necessari affinché il mercato (sistema di elaborazione delle informazioni e meccanismo di coordinamento) possa agire in maniera ottimale. Una politica istituzionale costante è chiamata a garantire un corretto funzionamento del sistema concorrenziale: essa vigila sulla concorrenza tra imprese ed interviene in caso di eccesso di potere sul mercato da parte di singoli e di accordi di mercato e in caso di abuso della posizione dominante. Gli interventi pubblici dovrebbero, in pratica, garantire la giustizia in termini di opportunità e limitarsi a casi di fallimento del mercato.

Il terzo elemento fondante dell’economia di mercato, il dovere di responsabilità del singolo, dipende dal fatto che in questo ordine economico in cui sono garantiti i diritti degli individui quest’ultimi hanno, nel contempo, il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle relative conseguenze. Contemporaneamente lo Stato tutela i soggetti economicamente più deboli nel caso in cui essi non riescono a realizzare un reddito degno di un essere umano (principio di sussidiarietà).

Armack sottolinea però che se non si ha un chiaro modello per gli interventi sociali, “quest’economia di mercato subisce la minaccia di diventare […]  un sistema che procura i premi più alti a chi si fa largo nel modo più minuzioso possibile attraverso la giungla di leggi sociali particolari fatte con buone intenzioni e sa utilizzarle nel modo più raffinato. In sintesi, diventa una minaccia il pericolo che venga premiato, alla fine, nel modo più elevato possibile, non più l’abile pioniere, ma lo scroccone più furbo e senza scrupoli”.

Per Armack occorre non perdere di vista il senso di responsabilità, il diritto di ciascuno alla proprietà e il compenso in base al proprio merito economico: il sistema premia (o dovrebbe premiare) chi “si mostra all’altezza, nel modo più efficiente possibile, anche delle nuove sfide tecnologiche”. Tutto ciò non è però sufficiente, dato che esistono le diseguaglianze sociali e i problemi delle contingenze economiche. Da ciò, spiega Armack, consegue che “abbiamo necessità di una divisione di funzioni assolutamente chiara tra i compiti del sistema dei prezzi e i compiti del compromesso sociale tra le persone […]  Il sistema dei prezzi all’interno di questa concezione ha esclusivamente il compito di guidare il processo di produzione. Solo così rimane passabilmente garantito che venga prodotto ciò che, nella originaria armonizzazione quotidiana di tutti i consumatori, si dimostra essere, grazie alla loro disponibilità a offrire per questo il loro prezioso denaro, quel che effettivamente corrisponde più da vicino ai loro bisogni”.

Müller Armack concepisce l’attuazione di un ordine della concorrenza come dovere di tipo pubblico, orientato verso il bene comune in tutti i settori della società (sanità, istruzione, impresa). Segue il perseguimento di una politica antimonopolistica per combattere l’eventuale cattivo uso del potere nell’economia e l’ipotetica realizzazione di una politica occupazionale di carattere congiunturale, con lo scopo di dare al datore di lavoro, nel quadro di ciò che è possibile, la sicurezza nei confronti dei contraccolpi della crisi. Va previsto al riguardo, al di là di provvedimenti di politica creditizia e finanziaria, un programma di investimenti statali dotato di ragionevole sicurezza per quanto riguarda il bilancio. Armack presuppone inoltre l’esistenza di salari minimi e l’assicurazione del singolo salario attraverso accordi tariffari su base libera. Egli aggiunge: “La realizzazione di un ordine economico avrà sempre il doppio aspetto di mostrarsi aperta nei confronti di sviluppi nuovi e futuri, ma nondimeno garantire il mantenimento degli sperimentati princìpi di fondo di un ordine improntato a libertà e compromesso sociale”.

Per conferire al proprio ordinamento il carattere di una vera e propria costituzione dell’economia sociale di mercato Armack richiama, infine, il pensiero di Friedrich Von Hayek nella sua opera Die Verfassung der Freiheit, la Costituzione della libertà. L’economista tedesco sottolinea così l’importanza essenziale dell’auto responsabilità dei singoli e la necessità di riconoscere che “il nostro moderno sistema economico ha portato successi e progressi per la più ampia fetta di popolazione, per esempio l’annullamento della miseria e della fame e anche la diminuzione della dipendenza; ma ciò che faceva funzionare il tutto era il lavoro delle minoranze”. In definitiva, uno Stato vigile ma minarchico rappresenterebbe la garanzia per evitare la formazione di caste-gruppi oligarchici e ingerenze lesive della libertà dei cittadini.

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