Siamo a Zurigo nell’ospedale Burgholzii. E’ l’alba del ventesimo secolo e il debutto di un incontro/scontro tra due eccelse intelligenze. Sigmund Freud (Viggo Mortensen), scrupoloso, amaramente ironico, diffidente, e Carl Gustav Jung (Michale Fassbender), giovane e brillante svizzero, ambizioso, profondamente arrogante, conservatore e sposato, due uomini e due complesse e intriganti personalità che, come mette in evidenza il film A Dangerous Method, si stimano l’un altro, si confidano, con intensità e fervore intellettuale, ma tra i quali esiste anche una, seppur sana, rivalità.

Nell’astrazione inquietante, e tutt’altro che sensuale e radiosa dell’ospedale svizzero, il loro rapporto s’intreccerà, sovrapponendosi, a quello di un’angelica, ma  tormentata paziente, Sabrina Spielrein (Keira Knightley), ancora sconvolta da un’infanzia tormentata, da analizzare sessualmente e intellettualmente, e a quello, depravato e amorale di Otto Gross (Vincent Cassel), psichiatra/paziente, determinante, nel suo impeto provocatorio, il cambiamento di un’intera concezione psicanalitica. Dangerous relations?

Il cinema del canadese David Cronenberg è un cinema di pulsioni nascoste, di sentimenti intricati, di passioni repentine, di scatti violenti, e in questo suo ennesimo lavoro, impostato alla stregua di una buona parte delle sue precedenti pellicole, Crash e History of Violence su tutte, continua la sua analisi dettagliata della psiche, setacciandola, quasi vivisezionandola, sfruttando al massimo le potenzialità della lente d’ingrandimento cinematografica, da entomologo professionista, sulla scia del migliore Michael Haneke.

Abbandonando, tuttavia, la violenza fisica ed ostentata del suo passato, del più crudo body horror, ma mantenendo, attraverso il torbido incrocio di rapporti che si viene a creare, mentore/allievo (Freud/Jung), psichiatra/paziente (Jung/Spielrein e Gross),  uno stretto, e quasi morboso rapporto tra l’espressione mentale e l’espressione corporale, tra inconscio e trasgressione fisica.

All’interno di un ospedale, non pallido e glaciale, ma impalpabile e sfuggente, teatro inconsapevole di concezioni e teorie, tanto importanti da non essere mai più dimenticate.

© Rivoluzione Liberale

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