Il crack finanziario che ha travolto il San Raffaele, ‘eccellenza’ della sanità in Italia, ha suscitato scandalo e perplessità in tutto il Paese. L’inchiesta della Procura di Milano per bancarotta e associazione a delinquere, il suicidio di Mario Cal (braccio destro del fondatore, don Luigi Verzè) e l’arresto di Pierangelo Daccò (presunto faccendiere e armeggione degli affari sommersi del San Raffaele) hanno acceso i riflettori della cronaca.

Il buco nel bilancio dell’Istituto ammonta a circa 1,5 miliardi di euro: una voragine figlia di una gestione finanziaria che, stanti le accuse, va considerata come minimo “scellerata”. La costruzione di una cupola da 50 milioni di euro, il jet privato, le piantagioni in Brasile, gli hotel di lusso sono solo alcuni degli eccessi che avrebbero prodotto il dissesto economico-finanziario.

Il fallimento è stato evitato grazie a un progetto presentato dallo Ior (la banca vaticana) e dall’imprenditore Vittorio Malacalza che ha ottenuto il via libera dal tribunale fallimentare. Il concordato preventivo è stato accettato a patto che anche altri possano fare offerte. L’asta ha avuto inizio il 31 dicembre, giorno della morte di don Verzè: alla gara per acquistare l’ospedale lombardo si è presentato l’imprenditore Giuseppe Rotelli che intende creare un polo sanitario privato da cinquemila posti letto e un fatturato che sfiora gli 1,5 miliardi di euro. Nell’ultimo giorno del 2011 aveva presentato un’offerta da 305 milioni e giovedì 5 gennaio l’ha ulteriormente migliorata di cento milioni.

L’unica incognita che separa Rotelli dal San Raffaele è la posizione della cordata Ior-Malacalza che  ha tempo fino al 10 gennaio per far valere il diritto di prelazione. Tuttavia, la dichiarazione del vicepresidente della Fondazione San Raffaele, Giuseppe Profiti, vicino alla banca del Vaticano, lascia pochi dubbi: “L’ospedale è salvo, missione compiuta”.

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