Kim Jong-il è morto lo scorso 17 dicembre. Dal 1994 era a capo della Corea del Nord, uno Stato poco limpido, super armato e dove si muore letteralmente di fame. Paese che ha guidato con un pugno di ferro. Kim Jong-il era anche membro di una dinastia considerata come unica nella storia del comunismo.

Ma uno  Stato colpito dalla fame e dalla povertà, con un’economia anemica, chiuso nei suoi deliri ideologici può costituire un pericolo per tutto un sub-continente? Questo piccolo avamposto delle tirannia certamente sì, soprattutto fino a quando potrà contare sulla complicità della Cina. Pyongyang si è poi vantata più volte di disporre di armi atomiche. Per ben due volte, nel 2006 e nel 2009, ha dichiarato aver eseguito dei collaudi, senza però averne pubblicizzato l’esito. La marina nord-coreana ha silurato nel 2010 un ricognitore sud-coreano, qualche mese dopo è stata l’artiglieria a sparare su di un’isola alla frontiera con la Corea del Sud, primo attacco di questo tipo contro dei civili dalla guerra del 1950.

Si capisce perché la morte a 69 anni (anche se attesa) di Kim Jong-il abbia cominciato a preoccupare i Paesi vicini. La Corea del Sud ha messo immediatamente l’esercito in stato di allerta e dopo essere stato trattenuto per più di 15 giorni in un porto della Finlandia, il cargo Thor Liberty, battente bandiera britannica, con 69 missili Patriot e 150 tonnellate di esplosivo ha ripreso il largo verso Corea del Sud e Cina. Il Giappone ha attivato la cellula di crisi. Il Presidente statunitense Obama ha da parte sua rassicurato Giappone e Corea del Sud, dichiarando che gli USA avrebbero vegliato sulla sicurezza della penisola (ricordiamo che la politica estera statunitense ultimamente si è molto concentrata sul Sud-Est asiatico). L’Australia ha chiesto alla Corea del Nord autocontrollo. Pyongyan risponde con un’altra provocazione all’Occidente. Mentre le spoglie del caro leader erano ancora calde, sono stati testati altri due missili a corto raggio. E dire che persino la Germania, che difficilmente fa dichiarazioni avventate, era convinta che la morte del Capo di Stato coreano potesse essere sinonimo di cambiamento.

Dopo il lutto ad alto impatto teatrale e una cerimonia funebre a dir poco faraonica, vedremo fiorire la Primavera di Pyongyang? Purtroppo in Corea del Nord le cose non sembrano essere così  semplici, la dipartita di un leader non vuole necessariamente significare che la paranoia cessi. Ci saranno dure lotte di Palazzo, silenziose ma spietate. Non sappiamo quasi niente delle intenzioni del figlio Kim Jong-un. E questo è poco rassicurante. L’inverno non è proprio giunto alla fine per i coreani del Nord. Il dittatore è morto, viva il dittatore? Chi è Kim Jong-un? Potrà essere definito ‘degno figlio di suo padre’? A soli 29 anni (più o meno di lui si conosce solo il giorno della nascita – 8 gennaio – ma non l’anno) e con una scarsa esperienza politica dovrà, nel giro di pochissimo tempo, affrontare la comunità internazionale sul caso nucleare e convincere l’esercito a sostenerlo. Ma perché scegliere proprio lui? Kim Jong-un è il terzogenito di Kim Jong-il ed è chiaramente un ripiego. Il primogenito si è fatto pizzicare con un passaporto dominicano falso mentre andava al Disneyland di Tokyo. Difficile nominarlo a capo del suo Paese. Kim Jong-il ha poi decretato pubblicamente che il suo secondogenito era troppo effeminato, quindi poco adatto ad un ruolo di potere. Non rimaneva che l’ultimo. Ma la sua ‘formazione’ non è durata che un anno, niente a confronto di quella avuta dal padre, che aveva alle spalle vent’anni di  tirocinio sotto il controllo del padre-padrone Kim Il-sung, il Guerrigliero, colui che aveva combattuto contro il Giappone durante la seconda guerra mondiale e che aveva fatto della sua personale ideologia un mito, il mito della famiglia Kim.

Per ora fare previsioni sul futuro del nuovo leader della Corea del Nord è difficile. Si sa solo che gli si è ‘affiancato’ lo zio, persona ‘poco gradita’ fino a poco tempo fa, perché troppo amico della Cina, ma personalità di spicco dell’esercito. Quello che ignoriamo però è se Jang Song-thaek sia un militare estremista o riformista. Dettaglio non da poco. Una cosa possiamo però affermarla. Si profilano tre scenari  nella lotta per il potere:  Kim Jong-un ed esercito, Kim Jong-un e zio, zio ed esercito. Di lui si sa che ha studiato in Svizzera, ma questo non basta a farne un potenziale riformatore.  I Khmers rossi avevano studiato alla Sorbona di Parigi, non per questo si sono dimostrati ‘aperti’ alle trattative in Vietnam. Kim Jung-un non si è mai opposto al padre, ma non per questo possiamo affermare che sia privo di carattere. Chi si può opporre al Potere in Corea del Nord? E’ un regime totalitario perfetto. Ora le sfide che aspettano il giovane leader sono piuttosto impegnative e molto significative per il futuro della Regione. Una di queste è l’importante scambio proposto dall’Occidente: rinunciare al nucleare ad uso militare in cambio di importanti aiuti internazionali e permettere così riforme militari e una vera apertura al Mondo. Ma rinunciare al nucleare significa rinunciare al potere. Una concessione che i suoi predecessori non hanno mai voluto prendere in considerazione. Kim Jung-un eredita poi anche un piano di ricerca nucleare che rende la Corea del Nord una minaccia per tutti i suoi vicini. Il nucleare mantiene la Corea nell’isolamento, ma le permette di mantenere una posizione di forza di non poca rilevanza, soprattutto con il Pakistan, l’Iran, la Siria con i quali sostiene un importante scambio di tecnologie e vendita di prodotti ‘proibiti’ dall’ONU.

La questione delle relazioni con la Cina è altrettanto cruciale. I cinesi vorrebbero vedere in Corea del Nord serie riforme economiche, ma non vogliono assolutamente veder cadere la dittatura. La Corea del Nord è una zona cuscinetto importante che le evita di avere un ‘blocco Coreano’ filo Occidentale troppo vicino a casa sua e le permette di giocare il ruolo di ‘giudice’ nell’intera Regione. Appoggia Pyongyang nel suo intento di riunificare la Corea, operazione assolutamente “vitale per il bene della grande unità nazionale”, ma mantiene le antenne ben rizzate. Seul, da parte sua, si dice “pronta” a riprendere il dialogo, le relazioni come abbiamo visto rimangono però molto tese.

E’ vero che Pyongyang e Washington avevano appena cominciato a dialogare sul nucleare, ma in un periodo di tale instabilità politica ed economica a livello mondiale non possiamo sapere se la Corea del Nord si richiuda a riccio o continui a negoziare.  Kim Jong-il era un uomo dalle mille incognite. Il padre Kim il-sung era conosciuto per capriccioso e imprevedibile, dalla vita dissoluta ma con un fiuto politico unico. Tutti e due però sapevano utilizzare le debolezze degli Occidentali e dei Cinesi per consolidare la loro potenza. Promettevano l’apertura, ne raccoglievano i benefici e si richiudevano nuovamente. Ci chiediamo se il giovane successore Kim Jong-un porterà avanti questo delicato gioco d’azzardo.

© Rivoluzione Liberale

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