Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non abbandona Mario Monti. Risulta evidente che l’Inquilino del Quirinale avverte la difficoltà del Presidente del Consiglio il quale, dopo aver varato una durissima Manovra ha perso in una certa misura e in poco tempo l’appoggio che cittadini, parti sociali e alcune delle forze politiche gli avevano accordato al momento della successione a Berlusconi e, in seguito, con l’approvazione del decreto sul risanamento economico. Napolitano sembra essere la personalità che più di ogni altra comprende fino in fondo l’inderogabilità delle decisioni prese dal ‘Governo dei tecnici’ e quindi disposta a non abbandonare la nave, dando costante manforte al comandante e al suo equipaggio. Scelta a suo avviso indispensabile per sospingere il Paese fuori da una crisi che sembra non avere fine.

Non passa quindi settimana in cui il Capo dello Stato non si esprima in questo senso. Ogni occasione è buona per rinforzare la posizione di un premier la cui ‘promozione’ è derivata in gran parte anche dalla propria volontà. “Penso che Monti — dice il presidente — per la sua esperienza europea di governo, per la sua competenza e la sua autorevolezza, abbia tutti i titoli per porre questioni che riguardano il modo di garantire rigore e crescita in Europa”, sono state le parole di Napolitano in occasione di una vacanza nella sua Napoli e in concomitanza con il ‘raid’ (che sarà seguito il 23 gennaio dall’Eurogruppo e il 30 dal Consiglio europeo) di Monti a Bruxelles – la sua seconda ‘casa’, come la definisce egli stesso – finalizzato a concordare, in incontri riservati, le prossime mosse tra Italia ed Europa. Insomma, entra nel vivo il negoziato sulle modifiche al trattato internazionale approvato lo scorso 9 dicembre. Anche perché, giorno più giorno meno, la Borsa continua la sua picchiata con i titoli bancari in profondo rosso.

Ma, come detto, la fiducia del Presidente non viene scalfita, seppure egli stesso in una tale contingenza si sia messo alla finestra in attesa di sviluppi concreti della situazione. “Vedremo – ha detto – quali sono esattamente le proposte del governo italiano al tavolo delle discussioni preparatorie del  Consiglio europeo di fine gennaio, visto che rispetto a una fase precedente c’è meno rassegnazione all’impossibilità di concordare riforme, c’è più apertura e ci sono contatti in corso che spero approdino a dei risultati in materia soprattutto di riforme istituzionali, regolamentari ed anche qualcuna con implicazioni costituzionali. Monti — ha insistito la massima carica dello Stato – ha dalla sua parte la forte pezza d’appoggio del decreto approvato in Parlamento che è la prova concreta di come l’Italia sia, anche dal punto di vista del debito pubblico, un Paese pienamente affidabile”.

Parole che risuonano come conferma di allineamento alla strategia dell’Esecutivo. Di più, secondo Napolitano anche una buona fetta del firmamento politico italiano sarebbe fiduciosa nei confronti dell’operato di Monti & Co. “Rispetto a una fase precedente c’è meno rassegnazione e più apertura”. E questo non può che infondere soddisfazione al Presidente della Repubblica, che fino a qualche mese fa in continuazione richiedeva alle forze politiche di dimostrare maggiore senso di responsabilità in modo da far andare avanti la macchina dello Stato.

Lo scorso 7 gennaio Napolitano, in occasione del 215° anniversario del Primo Tricolore ha inviato un messaggio al sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, rivolto anche al presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, alla cittadinanza di Reggio Emilia e alle autorità presenti. “Un anno fa, il 7 gennaio 2011, a Reggio Emilia, in occasione della Giornata nazionale del Tricolore – ha ricordato il Capo dello Stato – rinnovai il mio appello a fare delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia un importante percorso di approfondimento e di riflessione comune sul lungo processo storico di costruzione dell’Unità nazionale e sui valori che lo hanno contrassegnato. Gli eventi organizzati in tutta la penisola per questa ricorrenza, grazie ad una grande mobilitazione popolare, segno di un ritrovato orgoglio nazionale, hanno avuto come riferimento più immediato e percepibile la bandiera, che i Costituenti – ha proseguito – non a caso scelsero come vessillo della Repubblica, simbolo dell’Italia una e indivisibile e dei valori e principi di democrazia, solidarietà e promozione delle autonomie compiutamente e definitivamente sanciti nella nostra Carta costituzionale. In questa tensione verso una maggiore e più matura coesione sociale vanno anche oggi rintracciate le energie positive che – ha sottolineato il Presidente della Repubblica – possano consentire di affrontare le difficoltà della situazione presente, assolvendo ai gravosi impegni che sono di fronte al nostro Paese con rigore ed equità”.

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