Lo slogan più celebre che, diciamo così, riassume il succo ideologico della Lega Nord (‘Roma ladrona’) cela tra le righe una immensa ipocrisia visibile tra le fila dei  parlamentari verdi ormai ‘ammaliati’ dalla ‘dolce vita romana’. Se, come affermano, sono stufi dei soprusi e della ‘casta’ romana, c’è da chiedersi come mai ai primi timidi tentativi di riduzione degli stipendi dei parlamentari, i leghisti verdi diventino rossi di rabbia. Eppure, una parte dei privilegi dei parlamentari sono ormai l’argomento più in voga, una semplicissima onda da cavalcare per accrescere il proprio consenso. Ma evidentemente la ricca poltrona romana è più forte di qualsiasi amore padano.

Negli ultimi quattro mesi i parlamentari del Carroccio sono stati in grado di respingere in ben due commissioni e sotto due governi (prima col Governo Berlusconi in commissione Bilancio, poi col Governo Monti in commissione Affari Istituzionali) qualsiasi riforma del sistema retributivo delle Camere. Pur se è vero che i parlamentari sono i più esposti alla gogna mediatica e che i loro benefit sono solo la punta dell’iceberg dell’enorme sperpero di denaro pubblico.

Di certo la nuova opposizione cestina senza ritegno i virtuosismi tanto sbandierati al Nord continuando di fatto a usufruire di un sistema di privilegi che ormai richiederebbe un doveroso, radicale cambiamento. Fa effettivamente rimanere di stucco questa opposizione ad un riordino ritenuto necessario in un momento di crisi come questa, anche per rinvigorire quell’ormai deteriorato rapporto tra cittadini e politica. Ma la Lega ci ha abituato a divertenti teatrini di questo genere, inscenati anche in terre nordiche: sono numerosi, anche nelle file degli eletti leghisti, i casi di doppi o tripli incarichi; dal sindaco al consigliere fino al parlamentare.

E’ perciò evidente un’estrema dissonanza tra ciò che i seguaci di Umberto Bossi vanno in giro predicando e quello che realmente fanno. Inoltre nel Settentrione sono stati numerosi i casi in cui esponenti di via Bellerio sperperassero denaro pubblico tramite commissioni d’oro o clientelismi vari.

Ora è lecito chiedersi quale credibilità possa avere un partito che afferma di voler rovesciare l’ordine attuale delle cose rimanendovi comunque dentro a sguazzare allegramente. Tutto ciò nonostante nei mesi estivi sia stato proprio il Carroccio a proporre, in Commissione Bilancio, un emendamento per la riduzione degli stipendi dei parlamentari, mentre ora, sembra determinato a mantenere lo status quo.

Sarà forse che anche in via Bellerio sentano la crisi economica?  Difatti il sistema del partito prevede che una discreta percentuale dello stipendio di qualsiasi eletto finisca nelle casse del movimento. Vista anche la recente trasformazione del quotidiano di partito La Padania, che dall’edizione cartacea è passata a quella web, probabilmente Bossi ha deciso che è più vantaggioso continuare a far pagare le goliardiche manifestazioni verdi a tutti i contribuenti italiani.

© Rivoluzione Liberale

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