Jabloko (Mela, in italiano – in realtà acronimo delle iniziali dei fondatori) è uno dei sette partiti che hanno potuto competere alle elezioni parlamentari russe del 4 dicembre. Nacque come blocco elettorale nel 1993, quando ricevette il 7,8% dei voti (e 27 seggi) alle elezioni per il rinnovo della Duma. Nel 1995 Jabloko ottenne il 6,9% dei suffragi e 45 seggi, suo picco storico. Da quel momento, nonostante la conversione in partito nel 2001, ciascuna tornata elettorale ha visto un progressivo affievolirsi della sua forza, sino alle Parlamentari del 2007 ove si è fermato ad appena l’1,59% dei voti (e nessun seggio). Attualmente Jabloko è guidato da Grigorij Javlinskij, uno degli storici fondatori che aveva lasciato la direzione del partito nel 2008 per dedicarsi all’insegnamento presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca. Il suo ritorno è stato ufficializzato nella notte del 10 settembre durante il XVI Congresso del Partito, quando è stato nominato capolista per le elezioni del 4 dicembre. Il presidente uscente, Sergej Mitrohin, è entrato nella lista elettorale al secondo posto. Complessivamente il partito ha presentato dieci candidati per le elezioni federali e 350 per quelle regionali. Javlinskij, che ha scelto di riprendere le redini del partito per “portare speranza” alla cittadinanza disorientata, deve ora raccogliere entro il 18 gennaio due milioni di firme per potersi presentare quale candidato presidenziale. Il leader si è detto fiducioso, avendo già inviato la documentazione necessaria alla Commissione elettorale centrale.

Jabloko è un partito socio-liberale e filo-occidentale. Vede nell’UE un modello di sviluppo socioeconomico ed è favorevole ad un approfondimento dei legami con la NATO. Uno dei partiti più longevi della Federazione (presente sulla scena senza interruzioni da 18 anni), è entrato a far parte dell’Internazionale Liberale nel 2002 durante il 51esimo congresso organizzato a Budapest e dal 2006 è membro dell’ELDR (Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori). Sul sito internet del partito vengono esposti i fondamenti ideologici: “Economia sociale di mercato, pari opportunità di partenza, inviolabilità della proprietà privata”. Intense campagne mediatico-elettorali sono state organizzate nel corso degli anni contro la prosecuzione delle attività militari in Cecenia, per il rispetto dei diritti umani nella Federazione e a favore di un più equo e trasparente processo di privatizzazione delle proprietà pubbliche. Proprio tenendo conto delle peculiarità storiche e sociali della Federazione Russa, l’impianto ideologico originario del partito ha contemperato tematiche indubbiamente liberali (riduzione delle tasse, libertà di impresa, difesa della proprietà privata) ad istanze sociali (difesa dell’istruzione pubblica e di alcune forme di servizi sanitari non a pagamento).

La sospetta etero-direzione di Jabloko è nel novero delle accuse di cui più o meno tutti i movimenti di matrice filo-occidentale operanti nella Federazione sono bersaglio. Sicuramente finanziamenti provennero dalla Yukos di Hodorkovskij, tanto che Javlinskij viene ancora oggi associato da ampie fasce della popolazione a quel sistema oligarchico attivo durante gli anni ’90 il cui operato è stato perlopiù censurato e misconosciuto. Alle elezioni del 4 dicembre il partito ha raddoppiato i voti rispetto al nadir del 2007, raccogliendo 2.249.990 preferenze (3,43%), che lo hanno comunque posto ben al di sotto del quorum fissato al 7%. Si tratta ciò nonostante di un risultato importante, che permette l’accesso ai finanziamenti federali. I maggiorenti di Jabloko hanno poi affermato che la percentuale dei votanti reale sia stata prossima al 7%, impegnandosi a fondo nella campagna contro le “elezioni farsa”. Sotto il profilo giudiziario i risultati sono stati deludenti, dal momento che diversi tribunali moscoviti hanno respinto ricorsi intentati dal partito per sospette frodi elettorali, rifiutandosi di annullare il voto nelle sezioni elettorali coinvolte. Tuttavia, esiti inaspettatamente positivi sono giunti dalle proteste di piazza. Nonostante le bandiere rosse e i tricolori imperiali punteggiassero il corteo del 24 dicembre contro i risultati elettorali sulla Prospettiva Saharov a Mosca, un sondaggio della Levada condotto tra i manifestanti ha evidenziato come ben il 31% del campione si sia dichiarato politicamente vicino a posizioni liberali (insieme a un 38% che si è definito “democratico”). Come termine di riferimento, coloro i quali si sono collocati ideologicamente su posizioni nazional-patriottiche si sono fermati al 6% e i comunisti al 13%. Ancora più sorprendente è il fatto che, fra gli intervistati, Jabloko balzi nettamente in testa come preferenze ricevute alle elezioni del 4 dicembre, con il 38% dei voti (seguito dal 19% che ha votato il KPRF e dal 12% per Spravedlivaja Rossija).

Il partito della ‘mela’ sembra essere riuscito ad assumere la guida del movimento di protesta. Non va dimenticato, però, che questo è ad una fase sicuramente embrionale e che rappresenta un coacervo di posizioni assolutamente inconciliabili fra loro ed unite solo strumentalmente da un comune nemico elettorale. Inoltre, la partecipazione alle manifestazioni è ancora limitata a frange liminali della popolazione. Vedremo come queste criticità potranno essere affrontate da Jabloko nel breve periodo (elezioni presidenziali di marzo) e nel medio-lungo periodo (riforma del sistema partitico e politico russo).

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