Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare, di Giorgio Bocca (2012; Feltrinelli; pp. 112; € 10,00) – E’ “(…) un pamphlet” postumo, scrive il Corriere della Sera, “contro chi si è assuefatto all’Italia di oggi, dove cose che dovrebbero fare indignare passano sotto silenzio. Sette, in particolare, secondo Bocca, i punti a cui ribellarsi: la crescita folle; la produttività, il nuovo dio; la lingua impura; il dominio della finanza; la corruzione generale; la fine del giornalismo; l’Italia senza speranza. ‘La gente oggi è più ricca ma è peggiorata culturalmente e intellettualmente’ dice il giornalista nella video-intervista che accompagna la scheda del volume. E ancora: ‘E’ una crisi di cui nessuno sa niente, nessuno sa quando è cominciata e come finirà. Mai nella storia dell’umanità si era arrivati ad una oscurità di questo genere’”.

I dispiaceri del vero poliziotto, di Roberto Bolaño (2011; Adelphi; pp. 304; € 19,00) – Il sito dell’Ansa recensisce questo libro. “Come in un vero noir che si rispetti, il romanzo – inedito – di Bolaño salta fuori dalle cartellette e dal computer alla morte dello scrittore nel 2003. Un regalo inaspettato perché (…) è un’opera vera, perfettamente in linea con la visionarietà” di questo scrittore. “L’edizione che ora l’Adelphi pubblica rispecchia quindi ‘il preciso intento di offrire al lettore il romanzo così come è stato ritrovato, con la massima fedeltà possibile. Correzione e modifiche sono state ridotte al minimo indispensabile’, avverte la nota editoriale di Carolina Lopez. L’opera è stata concepita “alla fine degli anni ’80 e Bolaño ha continuato a lavorarci fino alla morte, ma sarebbe sbagliato pensarlo come il testamento letterario dello scrittore. In realtà” il romanzo “è assolutamente in linea con lo stile consueto al quale” il narratore “ha abituato i suoi lettori”.

High & Dry. Primo amore, di Banana Yoshimoto (2011; Feltrinelli; pp. 108; € 10,00) – A scrivere di questo romanzo è il sito Racconto Postmoderno. “Questo testo non regala nulla. Tutte le caratterizzazioni dei personaggi, i loro tratti significativi, non vengono minimamente approfonditi. La storia procede a passi veloci, tra riflessioni scontate ed avvenimenti banali. I ragionamenti della piccola protagonista vagano tra il dubbio adolescenziale e il buonismo più terrificante. Insomma, centosei pagine a caratteri cubitali con interlinea da triangolo delle Bermuda, sono veramente un’offesa. Vi assicuro” scrive l’autore dell’articolo, q”uesto non è un giudizio affrettato. Ho riflettuto per due settimane prima di scrivere questo testo e vi sto scrivendo di cuore. Non trovo un messaggio in questo romanzo. Non trovo nulla, se non la voglia di vendere con il solito racconto lungo spacciato per romanzo a tema ‘ragazzini problematici alla scoperta del mondo’”.

Le luci di settembre, di Carlos Ruiz Zafón (2011; Mondadori; pp. 268; € 19,00) – “(…) è ambientato nel 1937 quando la vedova Simone Sauvelle, rimasta ormai sola, decide di abbandonare Parigi assieme ai due figli Irene e Dorian”. Di questo romanzo scrive il sito Libri e Bit. “La famiglia, distrutta dal dolore, sceglierà di trasferirsi in un piccolo paese sulla costa per sfuggire ai numerosi debiti accumulati dal marito. Simon troverà lavoro come governante per il ricco fabbricante di giocattoli Lazarus Jahn, un uomo di grande successo che divide la grande residenza Cravenmoore con la moglie malata. L’uomo si rivela anche un ottimo datore di lavoro, molto attento ai bisogni della donna e a quelli dei suoi figli sostituendosi quasi alla figura del padre che questi hanno appena perso (…)”.

Vivere fa solletico, di Nina Mimica (2011; Einaudi; pp. 339; € 18,50) – La rivista on-line Colla scrive di questo libro che “(…) non è un romanzo, è dinamite, è una carica esplosiva che si innesca dalla copertina e scombussola il lettore senza interruzione per 339 pagine, sfruttando l’amalgama perfetta fra struttura, linguaggio e materia narrativa. Nina Mimica trasferisce sulla carta l’esperienza che ha vissuto sulla propria carne di regista esordiente: il sogno di girare il film della vita, con budget da infarto, sette milioni di euro racimolati in cinque mesi, e cast stellare (Jeremy Irons a garantire il capogiro – passando per Harvey Keitel, Gérard Depardieu, Goran Bregovic e Rupert Everett), trasformato di colpo in un incubo popolato da finanziamenti che scompaiono, produttori crudeli, compromessi e approssimazioni nella resa scenica, tagli alla sceneggiatura, sequenze girate e poi mozzate col machete. Al suo posto chiunque sarebbe naufragato in un oceano di autocommiserazione. Invece il nocciolo di realtà della storia viene deformato dalla lisergica e visionaria potenza creativa della Mimica che, sublimando l’autobiografismo, rimpolpando di continuo, con maestria e colpi di scena, riesce a costruire con le parole un libro ‘cinematografico’ a tutti gli effetti”.

Autobiografia erotica di Aristide Gambía, di Domenico Starnone (2011; Einaudi; pp. 456; € 20,00) – “(…) il primo impulso a stendere questo immane trattato di erotismo – scrive l’inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa – è di ricavarne un utile manuale per avviare i giovani all’apprendimento della vita sessuale, con tutte le tappe e soluzioni possibili. Nel tentare di adempiere a un simile scopo, il fittizio portavoce dell’autore, l’Ari in questione, supera senza dubbio i limiti di quanto sarebbe tollerato a fini scolastici, ma è la materia erotica in sé che porta a travalicare, a tuffarsi in ghiotte esperienze di vita, nel racconto delle quali, ovviamente, svaniscono i confini tra l’autore stesso e quanto invece viene imprestando al suo portavoce”.

Il nome giusto, di Sergio Garufi (2011; Ponte alle Grazie; pp. 234; € 16,00) – Articolo del sito Solo Libri. “L’amore per i libri, la sua capacità di mischiare autobiografismo e fantasia, attualità e cultura letterario-accademica, Milano e Roma, infanzia e maturità, famiglia e amori, ma soprattutto libri, hanno prodotto un romanzo brillante, piacevole a leggersi, intelligente e pieno di spunti diversi con cui fare i conti. (…)  il romanzo, pur disegnando una trama, vuole raccontarci l’amore per la storia dell’arte, per l’antiquariato, per la letteratura, per la cultura umanistica; insieme ci racconta di una vita spezzata, di una serie di fallimenti, in un’Italia imbastardita e involgarita da rapporti conflittuali, violenti, ferocemente aggressivi”.

Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan (2011; Ponte alle Grazie; pp. 391; € 18,00) – “(…) è un romanzo insolito, formato da una serie di racconti eterogenei per ambientazione e stile, ma collegati dal ricorrere degli stessi personaggi”. Sta scritto nella recensione del sito Il mio libro. “Al centro ci sono Bennie Salazar, ex musicista punk e ora discografico di successo, e il suo fidatissimo braccio destro Sasha, una donna di polso ma dal passato turbolento. Le loro storie si snodano fra la San Francisco underground di fine anni Settanta e una New York prossima ventura in cui gli sms e i social network strutturano le emozioni collettive, passando per improbabili ascese sociali e matrimoni falliti, fughe adolescenziali nei bassifondi di Napoli, scommesse azzardate ma vincenti su musicisti dati troppe volte per finiti. (…) supera con coraggio gli stereotipi della narrativa tradizionale ma resta godibile e appassionante per tutti i lettori: è un romanzo-mondo aperto alle infinite possibilità dell’esistenza e della prosa, che si è conquistato la vetta della scena letteraria americana e si avvia a diventare un caso internazionale”.

© Rivoluzione Liberale

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