[Nota della Redazione: prosegue la rubrica “Liber’Alé” che ospita personali “pensieri in libertà” di chi firma su temi e fatti d’attualità]

“All’aeroporto di Malpensa, giorni fa, solerti esponenti delle forze dell’ordine, hanno costretto un indiano Sikh a togliersi il turbante per controllare che non ci fosse nulla di illegale. Questo comportamento ha visto come conseguenza la convocazione da parte dello Stato Indiano del nostro ambasciatore per spiegazioni. Il poverino che è ancora dietro la lavagna inginocchiato sui ceci , non ha soddisfatto. Mi viene da ragionare. Immagino che l’episodio non sia passato inosservato. Mi rendo conto che l’agente magari ha visto un sacco di telefilm americani e che ancora ha difficoltà a capire quale indiano porta le penne e quale no e che forse era un sostenitore del WWF e ha individuato nel turbante specie animali in estinzione (i Sikh nell’arco della loro vita non tagliano mai né barba né capelli). Ecco, detto questo mi chiedo: ma un superiore non poteva intervenire? Poteva evitare di offendere il nostro malcapitato in modo così grave? E soprattutto metterci in così cattiva luce.

Caro primo Ministro indiano dell’India senza penne, mi scuso a nome della nazione intera. Purtroppo da noi ancora non usa fare corsi di comportamento civile. Quando ci imbattiamo in poliziotti o meglio ancora in vigili gentili e sorridenti, ci meravigliamo, mentre dovrebbe essere la norma. Mi sento di non giustificare costoro e mi chiedo anche cosa pensavano di trovare, cosa nel comportamento del tipo abbia scatenato in loro il sospetto. I Sikh nel loro Paese sono autorizzati anche a non portare il casco sul motorino, tanto è sacro per loro il turbante. Comunque, l’unica cosa positiva della faccenda è che nessun animale è stato maltrattato durante la vicenda.”

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