Le immagini della carneficina di Natale ad Abuja e Jos hanno fatto il giro del Mondo. Nigeriani Cristiani che hanno pagato con la vita il semplice fatto di essere andati alla messa di Natale, in famiglia, vestiti con gli abiti della Domenica. I due attentati sono stati rivendicati dalla setta islamista Boko Haram. Un triste déja-vu, che chiude un ciclo cominciato il 24 Dicembre 2011.

Queste immagini di orrore non sono una novità. La Nigeria è teatro di scontri tra musulmani e cristiani da alcune decine di anni. E’ difficile riconoscere l’origine esatta di questo astio. Si tratta di un conflitto etnico, di uno scontro tra religioni o un problema di carattere socio-economico? Nella regione di Jos (città non lontana dalla capitale Abuja) pastori e contadini si odiano da sempre. Non perché non hanno la stessa religione, ma perché alla radice del conflitto c’è una causa concreta: condividono le stesse terre. Il 5 gennaio scorso invece, alcuni uomini armati hanno ucciso 17 persone a Mubi nel Nord Est del Paese. Queste persone, tutte di fede cristiana, si erano raccolte in preghiera all’indomani di un attacco armato ad una chiesa della loro città, attacco che aveva fatto 6 vittime. Queste violenze sono avvenute allo scadere di un ultimatum che la setta Boko Haram aveva rivolto ai cristiani che vuole fuori dalle regioni del Nord, a maggioranza musulmana. Abou Qaqa, sedicente portavoce del gruppo ha rivendicato la paternità di tutti gli attentati dell’ultimo anno (504 morti in tutto): “non ci sarà pace finché le nostre richieste non saranno soddisfatte. Vogliamo la scarcerazione di tutti i nostri fratelli, vogliamo l’applicazione totale della sharia e vogliamo la sospensione della democrazia e della costituzione”, avrebbe dichiarato il terrorista ad un giornale nigeriano.

Malgrado l’escalation della violenza, il Presidente Jonathan non smette di minimizzare la minaccia di Boko Haram. Le tensioni crescenti in Nigeria sembrano però aver attirato l’attenzione della comunità internazionale. Il Papa Benedetto XVI ha immediatamente condannato gli attentati di Natale, lo stesso ha fatto Barack Obama. Gli USA avrebbero cominciato ad iniziare i soldati nigeriani alle tecniche anti-terrorismo e il Ministro degli Esteri francese Juppé avrebbe offerto, oltre al sostegno militare, un sostegno di intelligence. Certamente queste misure non sono destinate alla stabilità interna della Nigeria. I governi occidentali sono stati messi in guardia di possibili legami tra Boko Haram e grandi reti di terrorismo internazionale. Abou Qaqa sostiene che il suo gruppo sia legato ad Al-Qaeda, ma non ha fornito nessuna prova al riguardo anche se la sua tesi è stata supportata dal Ministro degli Affari Esteri algerino Abdelkader Messahel, che già in Novembre aveva dichiarato aver “scoperto” dei legami tra Boko Haram e AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico – si veda nostro articolo). La Nigeria è una Nazione complessa e importante, composta da 160 milioni di persone. Un africano su tre è Nigeriano. E’ il primo produttore di petrolio dell’Africa, davanti ad Angola e Sudafrica. Per questo fa gola a molte potenze straniere, compresi Paesi emergenti come Cina, Brasile e India. In realtà la “minaccia” Boko Haram fa comodo a molte persone, occidentali compresi. Tutti si sentono “autorizzati” a salvare la Nigeria dalla ”guerra civile” . E’ un gioco politico che viene condotto da dietro le quinte da molti attori non protagonisti.

Questa organizzazione che fa tanto parlare di sé sui media, è in realtà una specie di mistero. Chi si nasconde dietro a Boko Haram? Il movimento islamista è nato nel 2002 negli Stati di Yobe e Borno, tra i più poveri del Nord della Nigeria. Inizialmente, i combattenti delle regione si facevano chiamare “Talebani nigeriani” in onore del loro modello afghano, in guerra contro gli americani dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001. Volevano la Sharia e combattevano lo stato laico. Dopo una pesante serie di attentati repressi duramente dalla polizia e dall’esercito, il gruppo si eclissa per riapparire nel 2006 con il nome di Boko Haram, ossia “la cultura occidentale è peccato”. Questa volta hanno un “capo”, Mohammed Yusuf, leader non solo militare ma anche religioso, passato per le scuole coraniche del Ciad e del Niger. E’ di nuovo guerra negli Stati del Nord, soprattutto nella città di Maiduguri, quartier generale degli islamisti. E’ qui che nel Luglio 2009  il capo di Boko Haram viene arrestato  (e ucciso poco dopo) e la “sua” moschea rasa al suolo. Le autorità pensavano di aver sterminato la setta. Ma non è stato proprio così.

Non si sa con certezza né chi si nasconde dietro a questa organizzazione, né chi sia il suo capo. E’ una sorta di nebulosa della quale tutti parlano senza sapere in realtà di cosa si tratti. Neanche le autorità nigeriane sanno con chi hanno a che fare. Ci sono molte supposizioni, ma nessuna certezza. Contrariamente a quello che si pensa, oggi Boko Haram non è composto solo da islamisti, nel gruppo ci sono militari dell’esercito nigeriano in congedo, criminali che voglio destabilizzare il potere centrale, ex “Talebani nigeriani” e parte dei giovani del nord, disperati e senza futuro. Quando si hanno in mano persone senza prospettive per il futuro, non ci vuole nulla per strumentalizzarla. Allora perché  hanno cominciato a prendersela con i cristiani? Probabilmente perché gli islamisti del gruppo vogliono “cacciare i crociati dalla terra dell’Islam” e i nordisti, una volta saldamente al potere (oggi il Presidente della Repubblica è cristiano e sudista), vogliono lanciare un messaggio mediatico ad alto impatto. Cosa c’è di più eclatante che massacrare i Cristiani la notte di Natale? Boko Haram, dunque, non è solo Islam. C’è molto di più.

Anche se l’azione di Boko Haram può aver innescato un nuovo inasprimento nelle relazioni interreligiose, va sottolineato che il Paese, più che vittima di una nuova ondata di odio tra musulmani e cristiani, è bersaglio di un preciso piano di destabilizzazione. I leader estremisti, che conoscono bene i delicati equilibri della Nigeria, hanno l’intenzione di peggiorare i problemi di instabilità sociale e approfittare di questa situazione per aumentare la loro influenza. Hanno bisogno di un Paese diviso. Le motivazioni di Boko Haram sembrano dunque essere molto “secolari”. La Nigeria vive una situazione politica senza precedenti con l’arrivo al potere dell’attuale Presidente, sudista, cristiano e per giunta appartenente ad una tribù minoritaria, gli Idjo I suoi predecessori erano quasi tutti provenienti dal Nord. La composizione etnica delle forze al potere è cambiata. Oggi è il Sud che controlla petrolio e potere, al Nord affamato e alla sua ex élite politica questo non va giù. In Nigeria è stata  dichiarata guerra a chi controlla il petrolio e a chi ne riceve i benefici. C’è molta collera tra la popolazione e Boko Haram l’ha capito meglio di chiunque altro.

© Rivoluzione Liberale

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