Senza che siano stati persi di vista i nodi contorti che ingarbugliano la situazione finanziaria dell’Italia e dell’Europa, si può dire che gli scorsi giorni, anche per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, siano stati caratterizzati dal clamoroso caso della bocciatura del Referendum contro l’attuale legge elettorale, da parte della Corte Costituzionale. La maggioranza dei componenti della Consulta, infatti, ha giudicato “troppo forte” l’innovazione cui miravano i due quesiti referendari (abrogazione del Porcellum e reviviscenza del Mattarellum). I giudici hanno sottolineato che la “giurisprudenza precedente non ammette il ‘vuoto normativo’ in materia elettorale ma solo ‘tagli’ parziali che lascino almeno in parte viva la norma toccata dal referendum”.

La decisione ha lasciato prima sorpresi e poi indignati i rappresentanti dei partiti che si erano dati anima e corpo a favore dell’indizione della consultazione popolare, non ultimi i maggiori esponenti del Partito Liberale Italiano i cui interventi è possibile leggere su questo stesso magazine. Come è ovvio e giusto che sia, invece, più pacata è stata la reazione del Capo dello Stato il quale per correttezza istituzionale, ha commentato con parole misurate (“la Consulta ha espresso un rigoroso esercizio delle sue funzioni nel bocciare i quesiti referendari”) un passaggio della politica italiana che consente il permanere di una normativa dai più considerata anticostituzionale, in quanto lesiva del diritto dei cittadini di votare i parlamentari. Nonostante la pacatezza delle parole espresse, tuttavia, non è azzardato immaginare che Napolitano ‘tifasse’ per il via libera al referendum anti Porcellum.

Appresa la notizia del rifiuto, l’Inquilino del Quirinale non ha perso tempo e nel corso di un incontro con i presidenti di Camera e Senato – Gianfranco Fini e Renato Schifani – ha auspicato, per non dire sollecitato, il Parlamento affinché modifichi l’attuale legge elettorale. Allo stesso tempo Napolitano ha respinto con vigore inopportuni attacchi da parte del leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro (membro del comitato pro referendum), il quale ha ritenuto di coinvolgere la prima carica dello Stato nel proprio personale attacco alla Corte Costituzionale. “La decisione della Corte – ha affermato l’ex magistrato – è “un favore al Colle”. Il Quirinale ha subito replicato con durezza: “E’ un’insinuazione volgare e del tutto gratuita che denota solo scorrettezza istituzionale”. Nulla da eccepire anche se, come detto, a caldo le reazioni sono state dure da parte di tutti coloro che hanno lottato – con un ampio appoggio dei cittadini (oltre 1 milione e 200mila firme raccolte) – affinché fossero gli elettori a decidere con quale legge votare alle prossime consultazioni politiche.

Sul fronte del dramma economico che fa ‘piangere’ l’Unione europea Napolitano – anche alla luce del recente declassamento del rating (valutazione della qualità dei titoli obbligazionari emessi da uno Stato) di Francia, Italia, Spagna, Austria e Portogallo da parte dell’agenzia Standard & Poor’s – ha affermato che “le profonde trasformazioni in corso su scala mondiale evidenziano l’urgenza per l’Europa di mettere in campo la più forte volontà comune” e “senza ulteriori esitazioni”. E’ chiaro che sotto accusa da parte del Presidente sia la debole politica della Ue, la carenza di una ‘vera’ leadership e di una visione di largo respiro, con il dilagare degli egoismi nazionali. “La crisi economica e finanziaria globale – ha detto ancora Napolitano – ha trovato le istituzioni europee ancora condizionate da limiti del passato”.

Il Capo dello Stato, perciò, auspica che siano i prossimi incontri (doppia riunione dell’Eurogruppo/Ecofin in programma a Bruxelles il 23 e 24 gennaio, poi una settimana dopo il vertice dei Capi di Stato e di governo) a provocare una soluzione di continuità nella carenza sinora evidenziata. Vale a dire realizzare un solido modello fiscale (fiscal compact) e al tempo stesso garantire consistenza e operatività del fondo salva-stati.

Si tratta, quindi di appuntamenti basilari, che il Capo dello Stato è intenzionato a seguire da vicino. A cominciare da subito. Ieri, a Roma, Napolitano e il Presidente del Consiglio, Mario Monti, hanno incontrato al Quirinale il presidente permanente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy. Uno scambio di vedute sull’agenda europea, che investirà con ogni probabilità anche la reazione dei vertici dell’Unione al declassamento sancito da Standard & Poor’s. Un incontro che rappresenta un passo importante proprio verso la svolta tanto auspicata dal Presidente della Repubblica italiana, vale a dire “un quadro unitario dell’Europa unita” la cui attuale assenza, comunque “non deve tradursi in sfiducia” verso una definitiva “integrazione” comunitaria. “Potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato”, ha assicurato il Presidente.

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