E’  lecito chiedersi cosa abbia spinto Roberto Calderoli ad abbandonare una probabile illuminata carriera medica (laurea in chirurgia maxillofacciale con 110 e lode) a vantaggio di una quanto meno confusa carriera politica. La reputazione, infatti, non gli deriva certo quale luminare della chirurgia, ma per la scombinata sequenza delle sue azioni politiche.

Da almeno un paio d’anni (e i recenti fatti lo dimostrano) si è imposto con prepotenza in cima alla classifica dei pretendenti al trono padano. Nonostante la scelta fatta di mettere Roberto Maroni agli Interni, quasi a indicare forse un’inversione di rotta dell’estremismo leghista per puntare su un partito più morbido, sembrerebbe che Bossi abbia comunque individuato il ‘dentista’ come proprio ‘delfino’.

Calderoli è certamente noto alle cronache per la serie quasi interminabile di azioni ed espressioni non consone a qualsivoglia parlamentare italiano. Di certo la sua esuberante prosopopea potrebbe affascinare chi ama ‘cibarsi’ di populismo, ma ai più crea un imbarazzo da pelle d’oca.

Il più grande Porcellum dell’ex ministro è sicuramente la nota legge elettorale, ‘ammazzata’ alla nascita con cotanto appellativo dallo stesso allora (2006) ministro Calderoli. Ma quello fu un anno ricco per l’esponente leghista il quale quasi stroncò le già delicatissime relazioni italo-libiche con l’esibizione della maglietta rappresentante le divenute celebri ‘vignette di Maometto’. Il consolato di Bengasi – in seguito alle proteste – dovette chiudere definitivamente.

Si ricordano però anche le ingiuriose frasi rivolte ai ‘cugini’ francesi, in merito alle diverse etnie presenti nella loro nazionale di calcio. Anche l’ambasciatore a Roma Yves Aubin De La Messuzière, riservò parole durissime per la figuraccia fatta dal  rappresentante politico leghista.

Gli episodi sono innumerevoli ma Calderoli, con grande caparbietà, è sempre riuscito a personificare gli estremismi verdi: dal disprezzo per i mussulmani, per i rom e ancora per omosessuali, meridionali e, in generale, per tutti coloro che non fanno colazione con la polenta.

Ora, nonostante anche il Senatur – ancora oggi al timone del partito padano – ci abbia abituato a sceneggiate poco degne di un leader politico ed evidentemente più adatte ad un cine-panettone, il designato principe leghista, più di tutti, è sempre riuscito ad oltrepassare qualsiasi limite della decenza politica.

Immaginarsi un partito futuro nel quale ogni singola azione già oggi sopra le righe sarebbe ulteriormente fuori luogo, fa sorgere spontanea la domanda su quale esperienza costruttiva potrebbe donare al nostro Paese. E’ indispensabile il contraddittorio politico e la libera espressione di diversi ideali, ma nei limiti del rispetto di tutti.

Calderoli ad oggi ha dimostrato di non possedere quelle doti necessarie ad un credibile leader politico che, nel bene o nel male, trova rappresentanza nel Parlamento italiano e che quindi in parte è interprete della politica nazionale. La recente caduta di stile messa in luce nei confronti del Presidente del Consiglio Mario Monti, dimostra una volta di più che il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega non è certo in grado di porsi alla guida di un partito ed è possibile che a lungo andare persino un elettorato ‘eccessivo’ come quello padano possa stancarsi di comportamenti che da estemporanei potrebbero divenire una norma.

© Rivoluzione Liberale

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