Una madre solida e puritana, e un padre debole e di poche parole. Due caratteri fusi in un unicum, J. Edgar Hoover (Leonardo di Caprio), loro figlio, divenuto numero uno del FBI, in seguito alla nomina dell’allora Presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge.

Affetto da paranoia e da un’ossessa paura nei confronti del comunismo, figlio del maccartismo imperante, Edgar lancia e conduce per tutta la vita una crociata in difesa della propria Nazione, divisa, come il suo carattere, tra ambiguità sentimentale ed impenetrabile reticenza, restando a capo del più importante ente investigativo americano per più di 50 anni.

Con J. Edgar, Clint Eastwood riporta in immagini la vita intricata e turbolenta di uno dei personaggi più potenti della storia degli Stati Uniti d’America, al centro delle logiche politiche dal 1924 al 1972. Dopo Bird del 1988, primo suo affresco biografico su pellicola, l’ottantunenne regista americano, realizza così il suo secondo biopic (falso?) su un altro scomodo citizen a stelle e strisce, tanto importante quanto il Kane ‘wellesiano’ (nome fittizio, ma direttamente legato a tangibili personaggi e magnati della stampa americana dell’epoca), determinato fino all’ultimo afflato a proteggere strenuamente il proprio Paese dalle ingerenze straniere, talvolta reali, talvolta solo immaginate. Minacciato, ermetico, ma pugnace e imperterrito, con un’infanzia nebbiosa alle spalle e un rapporto con la propria sessualità difficile da gestire, ancor più complicato al cospetto di Cloyde Tolson.

Ma l’ossessione, l’assillo, ciò contro cui combattere, dedicandovi un’intera vita, era il Comunismo, il Male Assoluto per Edgar, tirannico e imperiale, ma allo stesso tempo vulnerabile e patetico, timido e impacciato di fronte alla madre e al suo platonico amore, protervo e poliziesco all’interno del suo habitat politico.

J. Edgar è un ‘classicone’ alla Eastwood, lo si ama o lo si detesta. E’ il ritratto patinato di una personalità complessa, che Leonardo DiCaprio, ed è lì il punto di forza, adatta perfettamente alla sua pelle, calcandone le disparate sfaccettature, invecchiando il suo angelico viso per sottolinearne il vissuto. Cinquant’anni di delicati segreti e decisioni soffocate, di ansie e di lotte condotte e difese, nelle quattro mura dell’invalicabile Bureau (ufficio) della Federal Investigation.

© Rivoluzione Liberale

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