Sono tante oggi le ricette di cui si discute per rilanciare lo sviluppo economico del nostro Paese, per risollevare un Prodotto Interno Lordo che da almeno 15 anni non cresce più e che oggi, con l’attuale crisi internazionale in corso, rischia di crollare trascinando con sé le speranze degli Italiani di uscire dall’incubo del fallimento. Sappiamo ormai tutti molto bene, infatti, che senza una ripresa della crescita dell’economia reale i sacrifici e le tasse non serviranno ad uscire dalle pastoie della crisi finanziaria e non ci eviteranno guai ancora più seri in futuro.

Quali sono allora le ricette giuste, le ricette liberali, che dovremmo proporre e sostenere, magari differenziandoci dalle formule proposte da altri? Viene naturale pensare alle privatizzazioni – e certamente quella è una strada da perseguire con decisione – comprendendo nei provvedimenti anche settori importanti quali l’energia, i servizi pubblici, l’eliminazione dei grandi monopoli sia pubblici che privati; ma forse c’è qualcosa di ancora più importante ed ancora sottovalutato dai più. In Italia uno dei più poderosi nemici del cittadino e delle attività economiche in generale è senz’altro la burocrazia, un colosso cresciuto a dismisura e che si auto-alimenta, auto-referenzia e auto-giustifica con un moltiplicarsi continuo di adempimenti e di complicazioni, sempre più spesso fini a sé stesse, che rendono difficile la vita ai cittadini e rendono impossibile per le imprese italiane mantenere la competitività con le concorrenti estere, che non solo spesso pagano meno tasse, ma che quasi sempre hanno a che fare con apparati burocratici estremamente più leggeri e meno intricati ed oppressivi del nostro. Un intrico di obblighi ed adempimenti che non è solo una complicazione enorme, ma che ha costi vivi per le aziende valutati in almeno 1 punto di PIL.

La burocrazia è sempre stata un problema in Italia, ma il sovrapporsi di competenze tra Stato e Regioni, fino ad arrivare a Province e Comuni, è peggiorato notevolmente negli ultimi anni a partire dalla variazione dell’articolo 5° della costituzione avvenuto nel 2001. Allora fu il governo di centrosinistra a fare il pasticcio, ma certamente i successivi governi di centrodestra non hanno corretto la situazione, anzi l’hanno spesso ulteriormente complicata. La burocrazia infatti è anche un’arma potente di controllo politico, uno strumento di controllo e di ricatto sulla società, un vero e proprio strumento di oppressione del potere. Eppure una drastica riduzione della burocrazia, magari partendo proprio dalla separazione netta delle competenze dei vari livelli di amministrazione pubblica, sarebbe da solo un poderoso incentivo alla crescita, un incentivo a costo zero, anzi con enormi possibilità di risparmio per lo Stato. Per avere sviluppo economico, nonché uno stato meno costoso e più moderno ed efficiente, è assolutamente necessario snellire l’apparato burocratico che si è sviluppato in modo abnorme nel nostro Paese. Inoltre la riduzione drastica della burocrazia è senz’altro una battaglia liberale che può e deve essere tra i contributi che il Partito Liberale Italiano può portare al dibattito politico.

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