Ormai non ci sono più dubbi riguardo al fatto che la Grecia andrà in default. L’insicurezza si sposta invece su che tipo di default sarà: “disordinato” oppure controllato. Il tema è dunque l’accordo tra la Grecia e i creditori privati, i quali si vedrà se accetteranno un taglio nominale del 50% sul rimborso dei bond, permettendo così una rinegoziazione del debito della Grecia, che oggi è di 357 miliardi euro più euro meno, al ribasso di circa 100 miliardi di euro.

L’altro fronte su cui si gioca la partita è la contrattazione della Grecia con la troika (FMI, BCE e Commissione europea) per un ulteriore piano di aiuti da 134 miliardi di euro, che naturalmente dipenderà dall’esito della trattativa con i creditori privati. Intanto Charles Dallara, capo dell’Ifi, l’associazione che riunisce le banche e i creditori della Grecia, ha sottolineato, in un’intervista al Financial Times, che c’è tempo fino alla fine della settimana per l’accordo, esattamente prima del prossimo Eurogruppo che si terrà a Bruxelles il prossimo 23 gennaio.

Altro nodo è il tasso di interesse che i detentori dei bond greci vogliono e quello che viene offerto; i primi vorrebbero un interesse del 5%, mentre la controparte insite su due o tre punti in meno. Tutto questo mentre da parte del Governo greco c’è addirittura la tentazione di trasformare l’haircut (il taglio netto del valore nominale di un titolo) per i creditori, da volontario a coercitivo, il Premier Papademos è convinto che una soluzione si troverà, anche se sarà difficile, e che la Grecia non tornerà alla dracma.

Di sicuro la situazione è particolarmente complessa soprattutto dopo il taglio delle agenzie di rating di mezza Europa, Francia e Austria comprese. La conseguenza più delicata dei downgrading è che l’EFSF (European Financial Stability Facility) ha perso potenza per almeno un centinaio di miliardi (da 440 a circa 300) e dunque non sarebbe più adeguato per contenere le conseguenze di una uscita della Grecia dall’euro, che verosimilmente avrebbe un eventuale effetto domino sui paesi più deboli. Tuttavia, il suo successore, l’ESM (European Stability Mechanism) che entrerà in vigore dal primo luglio 2012 un anno prima del previsto, dovrebbe avere una dotazione più imponente, poiché verrebbe finanziato con 80 miliardi cash dagli Stati membri e avrebbe di conseguenza una disponibilità di circa 500 miliardi. Ma luglio potrebbe essere troppo tardi.

Di sicuro, vi è soltanto una cosa: l’inadeguatezza dell’azione comunitaria nel gestire una crisi ormai andata troppo oltre. La soluzione data dall’Ue, sfornata dall’ultimo vertice dell’8 e 9 dicembre, è un mostriciattolo giuridico, ovvero il trattato internazionale c.d. “fiscal compact”, che non contiene assolutamente nessuna novità rilevante, poiché tutte le misure sono già contenute nella corrente legislazione Ue, né alcun cambiamento radicale richiesto dall’eccezionalità della situazione. La Grecia è l’effetto di questa mala gestione e per questo si assisterà molto probabilmente al primo default in sessant’anni di un paese sviluppato.

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1 COMMENTO

  1. Dal Giugno 2009 vivo e lavoro in Grecia. Le Grecia è in crisi dal 2008. In quattro anni i governi che si sono succeduti al potere non hanno saputo né potuto mettere mano all’origine del male che attanaglia questo paese: una gigantesca, inefficiente macchina burocratica statale, assunta secondo criteri squisitamente famigliari e politici. Ho avuto l’occasione di andare in alcuni uffici pubblici (municipi, motorizzazione, polizia, uffici vari). E’ una esperienza “trascendentale” vedere gli impiegati pagati per fare nulla: stanno lì’, come studenti svogliati, seduti al loro posto a chiacchierare coi vicini di banco senza neanche aver paura di essere sorpresi dal capo, in attesa del suono della campanella. Gente pagata per annoiarsi. I pochi che lavorano fanno tutto su giganteschi quadernoni: negli uffici pubblici tutto e’ fatto su carta; i computer sono soprammobili.

    “Equità” in questo paese significherebbe licenziare TUTTI gli statali, dal primo all’ultimo, perché tutti sono stati assunti sulla base del più iniquo dei principi: il clientelismo. Se fossero tutti licenziati, potrebbero essere sostituiti da un numero mostruosamente più ridotto di giovani selezionati sulla base di principi meritocratici: il pareggio di bilancio sarebbe raggiunto nell’anno in corso.

    Naturalmente questa e’ un utopia: meglio fallire che subire una rivoluzione o un colpo di stato… Il fallimento e’ garantito; magari sarà “chiamato “haircut” ma la sostanza non cambierà.

    Cordiamente,

    Marco Ennilo

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