Un caso ‘impastato’ più con la cronaca che con l’arte e la sua tutela. Si tratta dell’infinita querelle esplosa a Roma in seguito alla necessità di dare inizio, con massima rapidità, ai lavori di restauro del Colosseo. L’urgenza è estrema. Sempre più frequenti sono i distacchi di materiale e nessuno – tanto meno le autorità preposte – ha il diritto di guardare frantumarsi l’Anfiteatro Flavio, che dall’80 dopo Cristo è simbolo della Capitale. Ma – e fa rabbia doversi affidare al luogo comune – siamo in Italia e anche di fronte alle emergenze le procedure non filano mai lisce, con perdita di tempo prezioso, nel vero senso della parola. In corso di sofferta definizione c’è un’iniziativa che apparrebbe perfetta per il buon esito della missione. Per la prima volta nel caso di una così importante impresa di tutela e valorizzazione di un bene culturale straordinario, potrebbero essere affiancati pubblico (Comune di Roma) e privato. In un delicato periodo, fra l’altro, in cui il nostro Paese non può che trarre vantaggio dal rilancio di fattori e motivazioni del proprio sviluppo.

Il privato in questione può essere definito il ‘re’ delle calzature made in Italy. Parliamo del signor Diego Della Valle – o Mister Tod’s, per facilitarne la memorizzazione – il quale ha messo in ballo una ‘sciocchezza’ come 25 milioni di euro per rifare il look all’Amphitheatrum e garantirgli un’ancor più lunga vita. Ma a congelare tutto è stato un ricorso presentato dal Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) al Tar (Tribunale amministrativo regionale). In parole povere un discreto numero di romani hanno battuto i piedi per terra smaniosi di esser considerati protagonisti della vita cittadina, attraverso un’attenta attività di monitoraggio che farebbe dell’utente un difensore del proprio territorio. Negli ultimi giorni segnali positivi di un accordo col Campidoglio ve ne sono stati, tanto da far annunciare al sindaco Gianni Alemanno che “sul Colosseo siamo finalmente a una svolta”.

Ma magari fosse finita qui. Su tutto pende addirittura un’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza il reato di abuso di ufficio nell’accordo tra Comune e Mister Tod’s. Un’indagine che vede in campo anche la Corte dei Conti e l’Antitrust che giorni fa aveva rilevato “distorsioni sulla concorrenza”. Dall’altra parte c’è Della Valle, che pare non aver nessuna intenzione di rinunciare al restauro: “Aspettiamo – ha detto l’imprenditore – ma preghiamo le autorità competenti di fare presto e bene. Non vogliamo attendere molto perché non desideriamo che la situazione sia male interpretata”, cioè come un mero “scambio commerciale. Basta leggere le carte per capire che non è così. Quest’operazione evidentemente non piace a qualcuno e di questo – ha spiegato Della Valle – sono molto amareggiato. Da parte del mio gruppo non è stata chiesta nessuna contropartita economica. Speravo che questa mia iniziativa potesse fare da apripista per tutti quegli imprenditori italiani” che vorrebbero realizzare “qualcosa per l’Italia”.

Oltre ai veri e propri interventi di rimessa a punto, il progetto prevede la costituzione di un’associazione – Amici del Colosseo – senza fini di lucro che abbia il diritto di disegnare e utilizzare il logo raffigurante il monumento e registrare nomi di dominio e marchi contenenti il logo stesso; la gestione in esclusiva della comunicazione degli interventi restaurativi attraverso una campagna informativa; l’organizzazione di un piano di visite al Colosseo a favore di persone anziane e diversamente abili; la realizzazione di un centro nelle vicinanze dell’anfiteatro per l’accoglienza dei sostenitori dell’associazione al fine di ospitare anche la stampa internazionale; la creazione di un sito internet illustrativo sui lavori di restauro.

Che giustizia sia accertata, quindi ma attenzione, perché oltre a Della Valle anche il Colosseo potrebbe perdere la pazienza e fare un brutto scherzo a tutti con qualche crollo che, al solo immaginarlo, fa venire i brividi.

© Rivoluzione Liberale

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