La Lega, negli anni, si è fortemente vantata di non avere correnti al proprio interno e per questo di non ospitare in via Bellerio nessun malpancista, come accade spesso nei grandi partiti di massa. Bossi è sempre stato il ‘guru’ infallibile del proprio partito, ogni sua decisione, ogni sua parola e gesto sono considerati leggi sacre per tutto il movimento. Abbiamo però assistito a un lento e inclemente declino da parte dell’imperatore padano. Pur desistendo sempre dall’abbandonare il comando della propria ‘armata verde’, rimanendone saldamente a capo, ha visto bramare in modo sempre più vorace il proprio timone.

E’ innegabile che il Bossi degli anni migliori avesse grande ascendente sui propri seguaci e che non gli siano state di certo disconosciute le sue grandi doti carismatiche, anche se piuttosto ‘folcloristiche’. Però, dopo i suoi gravi problemi di salute, ha perso quello smalto e quella determinazione che gli avevano permesso di non mettere mai in discussione la propria leadership. Ma si sa, il mare è pieno di squali pronti a divorare tutto e tutti senza pietà. Ora è il turno del Senatur. La nascita del Governo Monti e il conseguente passaggio del Carroccio all’opposizione, hanno evidentemente indebolito il leader leghista, più di quanto ci si aspettasse. Se sul suo consigliere e braccio destro (Roberto Calderoli) è già stato detto molto, per il resto è plausibile comprendere la natura delle stravaganti iniziative ‘bossiane’ che hanno già contraddistinto il 2012 leghista.

Prima fra tutte l’irresponsabile opposizione a un Esecutivo chiamato a fare ciò che quindici anni di co-governo leghista non hanno fatto. Il fondatore del partito di via Bellerio e il suo staff hanno iniziato una squallida campagna di attacchi personali a tutti i membri del governo Monti, al punto tale da creare persino forti tensioni all’interno del partito stesso (per esempio la presa di distanze dalla sfiducia al ministro Passera da parte dell’onorevole Gianluca Pini). Poi il caso Cosentino, per il quale parte del partito ha disobbedito agli ordini di scuderia con la conseguente sostituzione del Capogruppo Marco Reguzzoni dopo i battibecchi con Roberto Maroni. E proprio l’ex Ministro dell’Interno è stato vittima illustre dell’ormai acclarata perdita di comando di re Umberto. Prima il divieto imposto di partecipare ai comizi, poi le critiche della base, i fischi e le minacce. In mezzo a tutto ciò, la peregrina idea di lasciare in ‘eredità’ la guida del movimento al Trota (il figlio Renzo).

Insomma, sembra proprio che l’apparente e inossidabile solidità della nave padana sia stata anch’essa messa duramente alla prova e cominci a imbarcare acqua. Segno evidente che ormai l’ex Ministro delle Riforme sia in balìa delle ‘correnti’ è sicuramente la richiesta di svolgere congressi per l’elezione dei segretari di partito. La pressione democratica ferisce l’orgoglio imperiale, dimostra che ormai la Trafalgar del Senatur si sta inesorabilmente realizzando, senza vie d’uscita. Ma nonostante la maschera ostenti sicurezza, anche domenica le ovazioni hanno lasciato posto ai fischi, il popolo ha già eletto il suo nuovo leader, la sua guida e ogni tentativo di repressione sembra ormai vano. Se non vuole essere condannato all’esilio, senza onore né gloria, è forse meglio che abbandoni il comando prima che gli squali inizino a banchettare.

© Rivoluzione Liberale

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