Che la riforma della legge elettorale – il Porcellum – sia una priorità per il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è ormai fatto ben noto. Sul quale è stato messo il sigillo anche nell’ultima settimana di attività politica dell’Inquilino del Quirinale, il quale è tornato sull’argomento con un nuovo sollecito al Parlamento affinché non sia perso tempo prezioso col rischio di arrivare alle prossime consultazioni politiche con una normativa liberticida che priva i cittadini della facoltà di scegliere i propri rappresentanti e la consegna alle decisioni a dir poco opportunistiche delle segreterie di partito.

Non è tutto. Si sa che tra le emergenze e le ‘spine’ che provocano dolore all’Italia in questo delicato momento di ‘restaurazione’ finanziaria, vi è quella della necessità di accelerare sulle liberalizzazioni, provvedimenti necessari che in alcuni casi provocano delle vere e proprie sollevazioni popolari da parte di alcune categorie, prima fra tutte quella dei tassisti. Anche su questo Napolitano spinge sull’acceleratore e dimostra una volta ancora di essere del tutto in linea con le intenzioni del Governo Monti, un feeling che al momento non ha reso evidente la benché minima indecisione.

Legge elettorale. Senza entrare a gamba tesa in procedimenti per i quali la sua carica istituzionale non prevede protagonismo diretto, il Capo dello Stato – tramite un comunicato diramato dal Colle – “ha avuto modo di esprimere alle forze politiche il convincimento, già condiviso con i presidenti delle Camere lo scorso 12 gennaio, che il Parlamento possa impegnarsi celermente in un efficace e produttivo confronto sulle questioni più mature di riforma degli assetti istituzionali, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale, anche al fine di corrispondere alle attese dell’opinione pubblica”. In sostanza dal Quirinale si manda a dire ai partiti di non trastullarsi e di lavorare, non solo per mandare in soffitta il Porcellum, ma anche per avviare un’autentica stagione di riforme. “Spetta quindi ai Presidenti delle Camere (Fini e Schifani, ndr) definire, secondo le procedure regolamentari, i programmi e calendari riguardanti le materie da affrontare in ciascuno dei due rami del Parlamento”. A tutto ciò si è aggiunto “l’auspicio che si concretizzi un largo e convergente impegno per giungere a soluzioni capaci di concorrere al rafforzamento del sistema politico-istituzionale”. Sul fronte delle privatizzazioni, il Presidente ha affermato che a suo avviso si tratta di un “provvedimento corposo e incisivo”, come detto un giudizio positivo sul lavoro di Monti e della sua squadra di Governo.

All’onore delle cronache, la scorsa settimana, è spiccata l’iniziativa di moltissimi cittadini che hanno sporto denuncia ai danni del segretario nazionale della Lega Nord, Umberto Bossi, reo – lo scorso 29 dicembre – di aver apostrofato Napolitano con la ‘garbata’ definizione di terùn, riferita con deprimente sarcasmo al nome stesso del Presidente della Repubblica (“nomen omen“). Offese che al Senatur – sempre più incapace di controllare gli eccessi insiti nel suo carattere – potrebbero costare parecchio. La querela contro il segretario federale del Carroccio sarà depositata in dieci città: Verona (capofila), Vicenza, Bassano del Grappa, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari. Nella denuncia si legge che Bossi ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita all’indirizzo delle più alte cariche dello Stato – di mira era stato preso anche il premier Mario Monti – nonché dell’intera comunità nazionale”. Come evidenziato in un altro articolo del nostro giornale, il declino dell’urlatore padano coniugato con una signora siciliana, pare davvero cominciato.

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