Imprimatur, di Rita Monaldi e Francesco Sorti (2010; edizioni De Bezige Bij; pp. 573; € 29,90) – La recensione è di Qlibri. “Il romanzo comincia con gli avventori di una pensione romana che sono messi in quarantena causa peste, assieme al garzone narrante e al proprietario della locanda nella Roma del XVII secolo. Le storie dei vari personaggi s’inseguono e s’intrecciano inverosimilmente bene (…) L’inizio è molto lento, quasi pesante ma per fortuna la trama si sviluppa in modo piacevole con una conclusione finale da botto di San Silvestro… Non vi rivelo i contenuti nello specifico ma trattasi di avvenimenti storici realmente accaduti con personaggi di grande rilevanza anche per le sorti dell’Europa di allora”.

Quaderni russi. La guerra dimenticata del Caucaso, di Igort (2011; Mondadori; pp. 180; € 18,00) – “Il sapore che resta in bocca è amaro, come quando ci si morde la lingua e il sangue ha il sapore del ferro”. Lo si legge nell’articolo di Tuttolibri, inserto del quotidiano La Stampa. “Questa volta Igort, l’illustratore autore di fumetti, musicista e fondatore della Coconino Press, pubblica con Mondadori un duro ‘reportage disegnato’ a partire dall’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja, morta nell’ottobre del 2006 per via delle sue scomode inchieste sulla questione cecena, in difesa dei diritti umani (…) L’intenzione è quella di riprendere l’impegno di Politkovskaja e di non lasciarlo infruttuoso, continuando a denunciare, documentare, circostanziare, raccontare: ‘Anna era la Russia migliore’”.

Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy, di Eva Gabrielsson e Marie-Françoise Colombani (2012; Marsilio; pp. 170; € 16,00) – Scrive l’Ansa: “Da ragazzo Stieg Larsson suonava la batteria ed era appassionato di rock al femminile, da Annie Lennox degli Eurythmics a Tina Turner. Lo racconta Eva Gabrielsson” in questo volume “dove svela il titolo provvisorio, La vendetta divina, e in parte la trama del quarto volume di Millennium. Ma soprattutto la Gabrielsson, che è stata compagna dello scrittore per trentadue anni, con questo libro vuole restituire alla trilogia di Larsson la sua vera anima (…) ‘Parla della necessità di battersi per difendere i propri ideali, del rifiuto di arrendersi, di vendersi, di piegarsi davanti a chi detiene il potere. Parla di valori, di giustizia, di giornalismo nel senso più alto del termine, dell’etica e dell’efficienza di cui taluni danno prova nel lavoro, poliziotti compresi’, sottolinea la Gabrielsson che è architetto e da anni si batte per ottenere i diritti morali di Millennium e degli scritti politici di Stieg, conosciuto nel 1972”.

Betibù, di Claudia Piñeiro (2012; Feltrinelli; pp. 304; € 17,00) – “Nurit Iscar (detta Betibù per la somiglianza con Betty Boop), giallista in crisi spedita sul luogo di un delitto per scriverne la cronaca romanzata; Jaime Brena ex capo della nera in conflitto con il direttore del quotidiano in cui lavora; e il giovane redattore della cronaca, digiuno del lavoro su strada ma abilissimo con Google”. E’ la recensione della rivista on line, Lettofranoi. “Il terzetto finisce per svelare il mistero di un omicidio (…) Ma la vera bellezza di questo romanzo trascende questi dettagli e sta nell’insieme: c’è una particolare sensibilità (femminile?) nel descrivere certe relazioni extraconiugali o certe amicizie, c’è un tocco magico nel creare ambienti che diventano subito familiari e che ti porti appresso anche quando non stai leggendo. Ci sono ironia e scene esilaranti (al capitolo ventidue una memorabile serata–verità mentre i protagonisti fumano uno spinello) insieme a riflessioni serie sul senso del crimine e sulla responsabilità etica dei giornalisti di cronaca”.

Dentro il labirinto, di Boris Pahor (2011; Fazi; pp. 630; € 18,50) – L’articolo di Tuttolibri: “Libro importante e appassionante, un’epopea tragica e romantica della comunità slovena di Trieste, un libro necessario, che noi italiani non possiamo non leggere, anche se in molti punti ci racconta vicende ignominiose, compiute dai padri dei nostri padri, e che noi non sapevamo. Non queste. Non così. E’ la storia degli sloveni a Trieste, vista dall’altra parte. L’autore, sloveno nato e vivente a Trieste, s’incarna nel protagonista Radko Suban, ne racconta la vita negli anni ’46-47, ma trova modo di risalire fino alla liberazione dal lager di Bergen Belsen e più indietro ancora alle persecuzioni dei fascisti contro il suo popolo (…)”.

Italiani. Citazioni, aforismi, pensieri sugli abitanti del Belpaese, di Livio Frittella (2011; Neri Pozza; pp. 361; € 13,50) – “E’ una rassegna enciclopedica di citazioni, aforismi, pensieri sugli italiani”, scrive il Corriere della Sera. “Un degno finale per l’annata editoriale del cento-cinquantenario (…) Un censimento che va da Dante a Severgnini, da Petrarca a Bollati e Bocca. Ci sono i vari Flaiano e Prezzolini d’obbligo, i Longanesi e i Montanelli doc. C’è, ovviamente, Leopardi (‘Gli italiani non hanno costumi: essi hanno delle usanze’), e c’è Nievo, che sostiene che ‘noi Italiani ebbimo sempre una naturale antipatia per le burattinate’, anche se così a occhio si potrebbe dire esattamente il contrario: il vecchio Ippolito non aveva ancora letto Pinocchio. Forse un’altra caratteristica degli italiani è proprio questa: se ne può dire tutto e il contrario’.

I fantasmi, di César Aira (2011; Sur; pp. 140; € 15,00) – La recensione è di Books Blog. “Cosa significano i giorni di festa se non ‘una sospensione della vita, di tutte le serietà della vita, per fare qualcosa senza importanza?’ E’ perché ‘noi siamo abituati a vedere il tempo all’interno del tempo stesso, ma quando si trova al di fuori? Con la vita succede lo stesso: in genere è vista all’interno del quadro generale della vita stessa; sembra la cosa più normale, l’unica ammissibile’. Fin quando non si scopre che ci sono ‘altre possibilità’ e una di queste, per la giovanissima Patri, una delle protagoniste del romanzo dell’argentino Cesar Aira (…) è la festa, ‘la vita fuori della vita’. E’ proprio alla vigilia di Capodanno che si svolge questa narrazione, che definirei iperrealista e surreale insieme, in cui poveri muratori cileni impegnati nella costruzione di un palazzo convivono senza complessi con fantasmi che si divertono a comparire nei posti più impensabili, completamente nudi (e un po’ priapici)”.

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