Manca poco più di un anno alla fine del Governo Monti. Un’enormità dal punto di vista temporale, ma è in pratica niente se il countdown conserva i settaggi dell’orologio della politica. I pronostici di disfattisti e uccelli del malaugurio davano la ‘zattera’ dei professori sballottata qua e là dal Parlamento prima di inabissarsi inesorabilmente con il suo carico di riforme. Sta andando diversamente, con un’imbarcazione che veleggia sicura sospinta dai venti di fiducia e da sondaggi che lasciano poco margine a improbabili naufragi.

I partiti, dal canto loro, paradossalmente hanno meno tempo a disposizione per rassettare le traballanti sedi e continuare nel solco intrapreso dal premier. Il difficile viene adesso. Si va dalle forche caudine delle amministrative per passare poi, tutto d’un fiato ed elmetto in testa, ai cantieri che disegneranno il quadro delle alleanze, fino ad una durissima campagna elettorale su e giù per lo Stivale a suon di comizi, manifesti (a proposito, ottima la mossa di Monti che ha negato la sanatoria per le affissioni abusive) e tribune politiche.

Abbiamo un Esecutivo spalleggiato da una maggioranza – forzando la lingua italiana con un neologismo – di “centrosinestra” (Pd-TerzoPolo-Pdl) che a prima vista farebbe comparire più di un punto interrogativo sulle nuvolette dei fumetti. Qualche giorno fa Enrico Letta e Gianfranco Fini sono stati abbastanza sulfurei nelle loro dichiarazioni: “Dopo Monti nulla sarà come prima”. Effettismo degno di Blade Rneunr. Sì ma, scongiurato lo svenimento, che vuol dire?  Proviamo a interpretare la frase criptica.

Cominciamo dal Pdl, ridotto a brandelli stando agli ultimi, impietosi sondaggi. Il Popolo della Libertà deve spiegare al suo elettorato cosa vuole fare da grande, perché finora l’appoggio al Governo tecnico ha prodotto un fuggi fuggi generale. Berlusconi è quello che è, ma a parte la ‘fase Ruby’ che ha disintegrato la sua già fragile credibilità negli ultimi anni da capo del Governo, ha pur sempre seguito, che nel ’94 aveva il sapore della novità ma a lungo andare il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Alfano non ha quel furore agonistico, il dono della leadership, men che meno i vari Cicchitto, La Russa, Gasparri.  Il Cavaliere agisce nell’ombra, è un T-rex pronto a divorare i nemici e – sbrigate le ‘pratiche’ giudiziarie – tornerà in campo. Non con la Lega, a parte il bacio di Giuda con Bossi, ma non si può mai dire.

Casini ha una grana: Fini. Il leader dell’Udc sogna di fare in Italia il Partito Popolare Europeo (centrodestra) e, a forza di prendere tempo sull’idea di partenza di un Grande Centro dove avrebbe soggiornato anche Futuro e Libertà, forse comincia a convincersi del contrario. Una mazzata per i futuristi e intanto, dopo la buriana scoppiata fra l’ex Premier e il presidente della Camera, sarebbe assurdo rivedere i due a braccetto nella stessa coalizione. Intanto Fini cerca di capire che aria tira fra i moderati. Il partito dello scudocrociato strizza l’occhio anche all’ala cattolica, che vede bene l’operato del Governo Monti e lo ha detto a più riprese, e i continui interventi di Bagnasco stanno a confermare le intenzioni della ‘base’ di rimettere in piedi un partito cattolico-moderato con uno sguardo nostalgico al passato.

Il leader maximo del Pd, Pier Luigi Bersani, sentita puzza di bruciato dalle parti di via Due Macelli – orientati più a destra come sembra – è di nuovo in cantiere a capire se può apparentarsi di nuovo con l’Idv e Sel senza rimanere folgorato. Il rischio di una riedizione dell’Ulivo di Prodi non vuole correrlo, ma i protagonisti della vicenda, oggi (Vendola) come allora (Bertinotti) non promettono nulla di nuovo. Per ora l’ex pm di Mani Pulite e il presidente della Regione Puglia hanno deposto l’ascia di guerra aprendosi al dialogo.  Non siamo certi che il bipolarismo sia morto, forse è deceduto il nostro modo di pensarlo e di metterlo in pratica. Quel che si vorrebbe dal 2013 in poi è un Governo forte in grado di terminare la legislatura senza intoppi.

Il compito più arduo (se vogliamo anche più affascinante) dei politici della Terza Repubblica sarà di rimpossessarsi della credibilità (svenduta e poi perduta) dei cittadini.

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