Le recenti manifestazioni di una parte del mondo dell’autotrasporto hanno bloccato l’Italia causando danni al sistema economico dell’intero Paese, ma cosa c’è realmente dietro a queste proteste e quali sono i reali problemi del settore?

Abbiamo rivolto alcune domande a Massimo Bagnoli, imprenditore del settore e Presidente nazionale di una delle sigle di rappresentanza dell’autotrasporto, la Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali.

La F.I.A.P. è una associazione che è stata tra i fondatori e tuttora aderisce sia a Conftrasporto che all’UNATRAS (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto merci). Rappresentanti della FIAP sono presenti sia negli Albi provinciali, che nelle Commissioni provinciali per l’autotrasporto. Attualmente la Federazione è presente in oltre 40 province sul territorio nazionale e si articola in Associazioni periferiche presso alcune A.P.I., Associazioni periferiche libere, sezioni locali e imprese direttamente aderenti.

D. – Innanzi tutto, Presidente Bagnoli, qual è la sua valutazione sulle recenti manifestazioni di protesta attuate da una parte del mondo dell’autotrasporto, e sulle modalità con cui sono state applicate, anche ricorrendo ai blocchi stradali?

R. – Le altre associazioni di categoria e noi ci siamo dissociati e non abbiamo appoggiato il fermo nazionale perché non c’era una piattaforma rivendicativa così importante da arrivare ad una protesta di quella portata. Il 18 gennaio abbiamo rinviato l’agitazione perché nei giorni precedenti il Vice Ministro Ciaccia ci aveva dato soddisfazione e si è dimostrato molto sensibile ai problemi che gli avevamo sottoposto. Quindi questo fermo non può considerarsi frutto della volontà degli autotrasportatori ed anche le violenze che ci sono state nei presidi lo dimostrano, c’era gente che con la legalità aveva veramente poco da spartire.

D. – Ritiene quindi che qualcuno abbia potuta inserire una strumentalizzazione di una situazione di reale malessere del settore, da parte di forze estranee al mondo professionale dell’autotrasporto, magari approfittando di una certa frammentazione della vostra rappresentanza, e per scopi diversi da quelli manifesti?

R. – Sicuramente si. L’unica associazione di categoria ad aver confermato il fermo è stata ‘Trasporto unito’ che non ha associati sufficienti neppure per l’organizzazione logistica dei blocchi ed in più sembra che l’azienda di proprietà del proprio presidente abbia svolto servizio regolarmente durante il periodo di sciopero da lui proclamato. L’impressione, ma anche più dell’impressione, che siano corsi in aiuto di Trasporto unito personaggi che non hanno nulla a che spartire con il mondo dell’autotrasporto. Confermo che la rappresentanza sindacale degli autotrasportatori è piuttosto frammentata ma in questo caso si era rivelata coesa e solo Trasporto unito era su posizioni diverse, ma questa è un’associazione che proclama autonomamente il fermo dei servizi almeno due volte l’anno per poi revocarlo all’ultimo minuto con il solo scopo di conquistare un po’ di notorietà.

D. – Quali sono invece le reali ragioni di difficoltà del settore, da quanto tempo questi problemi si trascinano senza trovare adeguata soluzione e quali sono le proposte di Fiap per affrontarli?

R. – A nostro parere spesso il problema più grosso per gli autotrasportatori sono loro stessi. Purtroppo è una categoria che ha una formazione imprenditoriale approssimativa, spesso i titolari dei mezzi sono ex-dipendenti e ne hanno mantenuto la mentalità. Spesso non hanno coscienza dei loro costi e quando le aziende faticano a chiudere i bilanci e sono portati a pensare che debba pensarci lo stato così come in passato provvedeva su tante aziende. I tempi non sono più quelli e non dovrebbero esserci mai stati. Nonostante tutto le associazioni hanno ottenuto diverse norme che potevano sopperire alla carenza di cultura imprenditoriale, con la speranza che ci potesse essere una crescita sotto questo profilo. Se si sono seguite le interviste ci si sarà resi conto che le risposte più frequenti erano “ci danno troppo poco e non gliela facciamo più i costi del carburante sono alle stelle”. Non siamo dipendenti, la legge 127 e 133 stabiliscono dei costi minimi di sicurezza che nessuno applica per paura della concorrenza, quindi teniamo un atteggiamento sbagliato e se non si cambia non c’è soluzione e non conta essere piccoli o grandi, è la stessa cosa: dobbiamo pretendere il rispetto della legge e non sembrerebbe difficile, in apparenza. Queste due leggi contengono norme che portano diversi vantaggi alla categoria. Voglio solo fare un esempio paradossale: le compagnie aeree, che di carburante ne consumano e che percentualmente incide di più sui propri costi di gestione di quanto incida su quelli di un autotrasportatore, vi risulta che abbiano effettuato un fermo dei voli? No, e come hanno fatto? Semplice, gli aumenti li pagano coloro che utilizzano i servizi sotto la voce fuel-surcharge e chi si lamenta sono gli utenti e non le compagnie.

Noi di Fiap intendiamo migliorare e rendere più facili le norme esistenti, le nostre proposte le avevamo fatte ed ora le riproporremo con un particolare riguardo alle sanzioni da applicare alla committenza che non applica i costi minimi di sicurezza, modificare i metodi di rilevazione dei tempi di attesa per poter ottenere gli indennizzi di legge. Faremo pressione sulle Prefetture e Comuni affinché si effettuino i controlli a cui sono stati preposti sui commercianti di pallet usati dove sicuramente ci saranno sorprese. In ultimo, ma non per importanza, Fiap insisterà con la formazione e l’informazione e tutelerà legalmente le aziende che vorranno ottenere il recupero dei costi minimi di sicurezza da quei committenti che non li riconoscono. Abbiamo già recuperato circa 2 milioni di euro che valgono molto di più di ogni fermo e, soprattutto, gravano solo su quelle aziende che non rispettano la legge.

D. – Quali sono gli attuali rapporti tra le associazioni dell’autotrasporto ed il governo, c’è un dialogo in corso?

R. – C’è un nuovo governo ed inizialmente abbiamo avuto delle comprensibili e giustificabili difficoltà di dialogo. Veniamo da un periodo dove il Ministro precedente aveva nominato un Sottosegretario, Bartolomeo Giachino, molto efficiente e capace che ha tenuto un dialogo continuo con la categoria svolgendo un lavoro molto importante. In questo momento dobbiamo capire chi sarà il nostro interlocutore in quanto il nuovo Sottosegretario Improta, non lo abbiamo ancora conosciuto ma, vista la provenienza, è probabile che si stia preparando acquisendo la conoscenza della non facile materia. Nel frattempo siamo stati tutti favorevolmente colpiti dalla competenza del Vice ministro Ciaccia e questo ci fa ben sperare.

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