Imbattersi in persone che ti raccontano che Tizio prende cinquemila euro al mese, quattromila e rotti, o che Caio ha trovato lavoro e che ora guadagna seimila e spicci è più facile di quanto si possa credere. Poi ci ripensi, ragioni e, arrivata una modesta quantità di ossigeno al cervello cadi, anzi, precipiti dalla stratosfera dei pensieri nella quale stavi senz’altro meglio. Invidia? Un tantino, diciamo un tanto al mese.

Seimila netti moltiplicati per dodici, no tredici, allora quattordici, facciamo quindici mensilità e non se ne parli più. Seimila! Ma chi li ha mai visti tutti insieme? A occhio e croce la maggioranza degli italiani non fa parte di questa élite di fortunati, roba da intristire perfino Gastone (quello di Walt Disney). Roma e altre città non sono Paperopoli però, e sebbene non vi sia il deposito del miliardario in tuba e canna, di soldi ne girano parecchi. Almeno a giudicare dagli esorbitanti costi che servono per mandare avanti i palazzi del potere. Piccolo passo in avanti, eureka! – direbbe Archimede Pitagorico – deputati e senatori avranno 1300 euro in meno in busta paga, un ‘taglietto’ da 600-700 euro netti, più o meno quanto prendono (in totale) un esercito di precari o un fiume di contrattualizzati ridotti alla fame. Una mossa salutata con favore e in maniera bipartisan (con un risparmio di circa sei milioni di euro), se non altro perché i venti dell’austerity soffiano forte da tempo sulle teste dei cittadini e per una volta non tocca a loro stringere la cinghia. Insomma, gli onorevoli non se la passano male, ma il problema sta a monte. Quasi mille parlamentari sono troppi, tantissimi i consiglieri regionali. Vanno ridotti, un’operazione che non si fa da Natale a Santo Stefano, ma va fatta.

Sarebbe tedioso stare ad enumerare ancora il netto in busta di questo o quell’onorevole. Cifra più cifra meno, lo stipendio medio del parlamentare italiano si aggira sui cinquemila netti al mese. Tralasciando i benefit, siamo in linea con il resto d’Europa. Ma come diceva Totò: è la somma che fa il totale! Le dolenti note, ciò che veramente incide nelle voci di bilancio e per le nostre tasche, non sono tanto i politici, quanto l’apparato. E’ lì che si ‘sfora’, e di brutto. Montecitorio e Palazzo Madama, due El Dorado degne del surrealismo di Max Ernst. Spendiamo 27 euro a ‘cranio’ per mandare avanti il Parlamento, il triplo dei transalpini, dieci volte in più dei morigerati spagnoli.

Nei corridoi e nelle stanze di questo Paese di Bengodi lavorano 1600 persone (Montecitorio), un formicaio di dirigenti, quadri, segretari, commessi, operai, che appena entrati si leccano i baffi grazie a una retribuzione pari a 1800 euro netti al mese. Senza stare a fare la conta delle indennità, scatti e controscatti, le maestranze possono arrivare anche ai 70mila l’anno. Un’enormità. E i dirigenti, piatto ricco mi ci ficco, dai 6 ai 12mila al mese. Scopriamo l’acqua calda, certo. Grazie al think thank ‘Vision’, veniamo a sapere che questo mondo alla Luigi XIV costa la ‘sciocchezza’ di 280 milioni di euro, un assist troppo ghiotto per i leghisti della prima ora in preda a spasmi verbali (Roma ladrona!).

Forse che forse si debba partire proprio da qui per attuare ‘sforbiciate’ un po’ più consistenti?

© Rivoluzione Liberale

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