“La Ministra Fornero ha bacchettato Alemanno sulla questione Quote Rosa. Lo ha fatto a ragione perché in Giunta Capitolina i rappresentanti femminili sono appena due contro quanto disposto in tema di maggioranza femminile nella giunta. E’ giusto? è sbagliato? Il Sindaco a sua volta a denti stretti e sorridendo, pare abbia gettato dalla finestra la sua assistente per sfogarsi, cantando canzoni nostalgiche, ha risposto dicendo e voi al Governo? Siete tre su diciotto.

Beh, io credo che non sia questione di: quante biglie rosa hai te? Io di più, io di meno, credo che la questione sia una specie di tragedia greca. Già tempo addietro c’era stato un certo fermento per far sì che il Comune di Roma si uniformasse alla regola e alcune pasionarie rosa-dipendenti avevano cominciato una vera e propria battaglia che però non ha prodotto risultati. Io dico che, come donna, essere una quota rosa mi avvilisce. Ma in Italia non si parla mai di merito? Nell’era di Silvio era un merito e si entrava subito in quota, quando la taglia di reggiseno lievitava, oppure l’età scendeva. Un altro merito era anche esser spigliate e telegeniche. Tramontata questa sciagurata era che ci ha lasciato sul groppone gente non qualificabile e inadeguata, spero di non veder nascere un’altra era sciagurata.

Va bene, le donne devono essere pari agli uomini: però, se ci sono due cretini spero non ci siano due cretine per pareggiare. Voglio dire, mi auguro che la scelta ricada su gente con curricula di prim’ordine, donne di talento, non prese tanto per far numero. Sempre il Sindaco di Roma chiede una legge. Ecco, formulata come? Forse le Associazioni femminili potrebbero aver di che suggerire, sempre nell’ottica dell’equilibrio e del merito, che è il termine in assoluto meno usato.

Sorrido pensando alla Norvegia che ha scelto di applicare le quote rosa nei consigli di amministrazione delle società già dal 2006. Qui, la legge prevede che le aziende quotate in Borsa abbiano una direzione composta al 40% da donne. Oslo è intransigente e non ammette eccezioni: i gruppi finanziari che non riescono a conformarsi a quest’ordinamento tutto al femminile, rischiano di chiudere i battenti. Ecco, mica male no? E sembra che questa maggior presenza femminile abbia migliorato queste aziende in ogni settore. Ma questa è la Norvegia. Io spero che in Italia le cose cambino, magari con una tempistica più mediterranea: ma su tutto mi auguro di sentir sempre più parlare di intelligenza piuttosto che di color rosa.”

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