Grazie ad un’acuta propaganda mediatica, Teheran ultimamente è riuscita a destare non poca preoccupazione nell’opinione pubblica occidentale. Molti osservatori però tendono a minimizzare ogni scenario di guerra, spiegando che l’Iran non troverebbe nessun vantaggio a provocare un attacco che porterebbe alla sua distruzione. Gli Stati Uniti poi non hanno più i ‘mezzi’ per lanciare un’ulteriore offensiva in Medioriente, soprattutto perché questa volta i danni collaterali che subirebbe l’economia mondiale sarebbero di proporzioni gigantesche.

Washington pensava che attraverso una durissima serie di sanzioni economiche, sarebbe riuscita a piegare gli iraniani. Dopotutto la fortissima svalutazione del rial poteva portare veramente alla caduta del Paese. Ma se le cose andassero diversamente? La mega-svalutazione della valuta iraniana potrebbe rafforzare le esportazioni non-petrolifere e stimolare l’industria locale e ridurre la disoccupazione in Iran. Altro ‘mito’ da sfatare e realtà da prendere in considerazione: l’Iran non è così isolato come sembra. Il Primo Ministro pachistano Gilani è un assiduo frequentatore di Teheran. Per non parlare del Capo della Sicurezza nazionale della Russia Nikolai Patrushev. A questi possiamo aggiungere l’alleato degli USA e Presidente afghano Karzai, il quale ha dichiarato durante il Loya Jirga (Gran Consiglio) che si è tenuto alla fine del 2011, che Kabul progettava di avvicinarsi ancora di più a Teheran. Testimoni duemila capi tribali. Inoltre, sullo scottante scacchiere eurasiatico, il gasdotto Iran-Pakistan è oggi un obbiettivo concreto. Il Pakistan ha un grande bisogno di energia e i suoi dirigenti si sono detti stanchi di aspettare che l’eterno progetto della pipeline TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India) traversi il Talibanistan. Lo stesso Ministro degli Esteri turco Davutoglu è stato a Teheran ultimamente, nonostante le relazioni tra i due Paesi siano piuttosto tese. La Turchia vanta un accesso privilegiato alle risorse energetiche iraniane, e se il gas iraniano dovesse un giorno servire l’Europa la sua importanza crescerebbe a livello esponenziale. La Turchia, membro della NATO, ex alleata della Siria, legata alla questione Curda, e d’importanza geostrategica senza pari, sta giocando la sua partita della vita. Mai come oggi la sua influenza è stata così importante.

Qualche settimana fa c’è stata poi la spettacolare tournée in America Latina, un colpo di teatro magistrale orchestrato dalla cricca di Ahmadinejad. L’asse del male Teheran-Caracas brucia l’establishment di Washington che non ha ancora digerito il fatto di aver perso il controllo in vaste aree del Sudamerica. Washington continua ad avere una visione del mondo, dove Teheran è radicalmente messa da parte, ma questo Iran ‘isolato’ ha sottoscritto con il Venezuela progetti che valgono quattro milioni di dollari, mettendo in difficoltà gli USA anch’essi partner commerciali (petrolio) di Caracas. E se è vero che Ahmadinejad non è passato per il Brasile con il quale i rapporti si sono un po’ raffreddati negli ultimi due anni, quando si tratta del ‘caso nucleare’, i dirigenti di Teheran sanno di poter contare sugli omologhi brasiliani. Membro chiave dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), l’esclusivo circolo delle economie emergenti, Brasilia è assolutamente contraria alla strategia degli USA basata su sanzioni e embargo.

Dunque l’Iran si trova forse isolato dagli USA e dall’Europa occidentale, ma contando BRICS e NAM (i centoventi Paesi del Movimento dei Non Allineati), ha dalla sua (potenzialmente) la maggioranza del Sud del Mondo. Senza contare Giappone e Corea del Sud piuttosto contrariate per queste sanzioni che, in effetti, sembrano avere come obbiettivo l’Asia. Infatti, Cina, India, Giappone e Corea del Sud coprono non meno del 62% delle esportazioni di petrolio iraniano. L’Iran è oggi parte essenziale della sicurezza nazionale della Cina, che ha già respinto le sanzioni degli USA senza battere ciglio. Non dimentichiamo che la Persia e il Celeste Impero sono in affari da millenni. I Cinesi hanno già strappato un vantaggiosissimo contratto per lo sfruttamento del più grande campo petrolifero del Paese, Yadavaran. Si parla anche di un gasdotto che dall’Iran arriverebbe in Cina passando per il Kazakistan e il Mar Caspio. L’Iran è fondamentale, in termini energetici, per la Cina che importa il 15% del suo fabbisogno, più di quanto gli USA importino dall’Arabia Saudita (11%). Per quanto riguarda le altre sanzioni, il loro effetto sulla Cina è nullo. Le imprese cinesi costruiscono in Iran macchine, fibre ottiche e stanno lavorando alla metropolitana di Teheran. Gli scambi bilaterali valgono oggi trenta miliardi di dollari, nel 2015 dovrebbero raggiungere i cinquanta. E non contenta la Cina, nonostante le grosse divergenze politico-internazionali con il Qatar (per via di Libia e Siria) ha sottoscritto con il potente micro-Stato accordi economici su larghissima scala. Altro sostegno chiave dell’isolato Iran è la Russia. Malgrado le divergenze e le rivalità in alcuni campi, i loro rapporti sono in crescita. Russia e Iran hanno, infatti, anche diversi punti in comune. Sono entrambi esportatori di energia, hanno interessi profondamente radicati nel Sud del Caucaso, si oppongono allo scudo anti-missile della NATO, hanno diversi ‘alleati’ in comune, come l’Armenia, il Tagikistan, la Bielorussia, la Siria e il Venezuela e sono soprattutto due importanti bersagli geostrategici per Washington. Due ‘bersagli’ che a novembre 2011 hanno sottoscritto un importante accordo per la cooperazione strategica e il partenariato in settori chiave come la sicurezza, l’economia, la politica e l’intelligence.

E se Washington auspica che le esportazioni energetiche dell’Iran rimangano negoziate in dollari americani per assicurare così il loro utilizzo nelle transazioni internazionali, Teheran ha già stretto accordi con i suoi partner commerciali importanti. L’Iran ha abbandonato il dollaro nei suoi scambi con la Russia per il rial e il rublo, un gesto simile a quelli già compiuti con Cina e Giappone. Anche l’India, locomotiva economica di non poco peso, si rifiuta di boicottare l’acquisto di petrolio iraniano, fornitura che, sul lungo periodo, avrà poche possibilità di trasformarsi in dollari. L’India utilizza lo yuan con la Cina, così come la Russia e la Cina fanno affari in rubli e yuan da più di un anno e che il Giappone e la Cina promuovono i loro scambi diretti in yen e yuan. Stessa cosa tra Cina e Iran. Traduzione: nel prossimo futuro, il petrolio iraniano non sarà più scambiato in dollari. Per di più, tre delle Nazioni BRICA alleate dell’Iran (Russia, India e Cina) sono tra i maggiori detentori (e produttori) d’oro. Non è escluso che sia usato come moneta di scambio a integrazione delle valute nazionali. Per ora non sembrerebbe che questi complessi scambi commerciali possano essere in qualche modo condizionati dal Congresso americano.

L’Iran, piccola grande potenza regionale, non preoccupa tanto per la bomba atomica ma per le sue alleanze. Sta cominciando uno dei duelli più particolari della storia, quello che vede la Potenza militare faccia a faccia con la Potenza economica.

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