La notizia non è recentissima e ha avuto poco risalto sui media nazionali. Ciò che è accaduto però assume i connotati di una chiara nuova rotta che la Lega si sta apprestando a seguire. Si è dovuto spulciare nei meandri dell’edizione on-line di vari quotidiani locali per trovare, anche qui, poche righe che spiegassero la gravità del fatto. Che cosa è accaduto? E’ stato di recente pubblicato un libro scritto dall’antropologa francese Lynda Dematteo, dal titolo L’idiotie en politique, tradotto L’idiota in Politica. Antropologia della Lega Nord.

Questo libro, frutto di più di un anno di ricerche e interviste ad amministratori locali, analizza senza peli sulla lingua, la struttura del partito di Bossi. L’autrice descrive scientificamente il fenomeno che, da metà anni Ottanta ha caratterizzato l’ascesa della Lega. Il linguaggio semplice, di rottura rispetto a quello tradizionale, è considerato uno dei primi strumenti che caratterizzano la comunicazione del Senatur. La rivendicazione identitaria, che è alla base del leghismo, si avvale anche di figure capaci di costruirsi ad hoc maschere che celino ciò che realmente muove gli interessi del partito. Difatti l’autrice focalizza l’attenzione proprio su quest’aspetto: la maschera che i vari politici del Carroccio si sono calati in faccia. Essa gli permette di prendere le distanze dal modo tradizionale di fare politica (alla Prima Repubblica); si avvicinano alla gente facendo propri tutti gli strumenti tipici della comunicazione politica. Riti simbolici, stereotipi, una nuova religione da seguire senza tentennamenti.

Insomma questo libro toglie la maschera ai dirigenti padani svelando le loro vere fattezze. L’idiota è la trasfigurazione moderna del giullare di corte, figura capace di coinvolgere e attrarre la corte. Così come il giullare, oggi la Lega svolge questo ruolo in politica. L’astuzia politica che si cela dietro all’impalcatura partitica è stata però messa a dura prova dalle pagine dell’autrice. Infatti si è assistito in molti comuni del Nord a censure di questo volume degne di tempi assai più ‘bui’. E’ parso di tornare indietro di molti anni, tra la caccia alle streghe e la censura dei partiti unici novecenteschi. Il caso più eclatante è stato quello del sindaco leghista di Sesto Calende, comune del Varesotto. Il primo cittadino, saputo dell’acquisizione del libro da parte della biblioteca comunale, s’è precipitato a prenderlo in prestito e ormai lo ‘custodisce’ da diversi mesi.

A differenza delle vendite che l’autrice afferma di aver realizzato nelle roccaforti leghiste, il libro sembra sparito magicamente da molte biblioteche della Lombardia e del Veneto, soprattutto in quei comuni in cui l’amministrazione è di colore verde. Che la Lega si fosse attrezzata per entrare di diritto nei grandi partiti di massa è cosa risaputa, ma che utilizzasse la censura per occultare il proprio presunto modus operandi, ha lasciato molti commentatori sorpresi.

E’ eloquente la differenza di trattamento avuto tra questa notizia e il risalto che hanno tutte le goliardiche dichiarazioni leghiste. Sarà che oramai il partito di Bossi si può annoverare a pieno titolo nell’albo di quei soggetti politici che reinterpretano la libertà d’informazione.

© Rivoluzione Liberale

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