“I fiocchi di neve scendevano lenti e implacabili sulla  città, teatro di gesta gloriose nei secoli; una città saccheggiata, violentata, usurpata ma sempre riemersa, magari con un po’ di cerone in più. Non sapevamo ignari che stavamo per entrare in un girone dell’inferno nell’era di Alè Magno e i suoi. Il panico si diffuse presto, come un virus veicolato dalla mancanza totale di informazioni, dalla forza della nevicata, dal pensiero costante ‘mejo che vado a casa sennò dormo in macchina’. E le macchine furono abbandonate dalla periferia al centro. E rimasero così quattro giorni. Carcasse inermi ricoperte di bianco. E poi vennero gli alberi, implacabili, caddero sotto il peso del manto bianco. E fu l’apocalisse.

Dal suo studio Già Alemà (per gli amici) guardava Roma. Poi con le mani sui fianchi dava ordini e faceva le parole crociate. Chiamate la Protezione Civile! Quattro verticale: serve per spalare le strade dalla neve, dieci lettere. Benito! Benitooo… arriva  il suo assistente. Non so il quattro verticale. Benito, un ragazzone di borgata, figlio di tale Italo Romano Audace Proietti, fascista da generazioni, disse: provi con qualcosa che incrocia. Tre orizzontale: la capitale dell’Abissinia,dieci lettere. Panico. Intanto Roma gemeva.

Il telefono era rovente. Sindaco, Sindaco, la capitale è bloccata. Lui, intento a sforzare il suo unico neurone, scosse il capino e disse: cazzo, chiamate l’esercito, i parà, i centurioni, il battaglione Folgore. E date la colpa ad altri. Noi bonifichiamo paludi, di neve non ne capiamo un cazzo. ADDIS ABEBA! Si alzò con la furia di un tappo separato dalla gazzosa, la capitale dell’Abissinia è Addis Abeba! E felice continuò a guardare i fori.

Sindaco Sindaco, il GRA è bloccato. Annamo a casa che è mejo, disse lui chiudendo la Settimana Enigmistica. Arrivò trafelato il Comandante dei Vigili: a Già, mettete er casco che se te riconoscheno te bastoneno. Lui, Già detto Alemà, drizzò la schiena, sniffò l’ascella della statua di Giulio Cesare e disse: O tempora, o mores! Tutti intorno si fermarono colpiti! Che vordì, ruppe il silenzio Benito. Non mi ricordo bene, una frase che diceva Caterina, Catarina o come cazzo se chiamava quello, disse Già;  l’ho detta perché fa effetto un Sindaco che parla latino.

Lontano, dal volgo si sentì una voce: mortaccis tuas e de tu avos. Che dire, a Roma il latino è la lingua più diffusa dopo il romanesco. Già Alemà dette un ultimo sguardo ai Fori e uscendo fori entrò nella storia, ma dalla parte del Vespasiano.”

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