Parigi – A due passi dalla Sorbonne, immersi nella pariginità per antonomasia del Quartier Latin, spunta, ridente, il Grand Action, un cinemino senza troppe pretese, ma che dagli anni dello yé-yé e delle rivolte studentesche appassiona nostalgici e neo-cinefili, con la sua composita programmazione, che dall’Espressionismo tedesco al free cinema, passando per la nouvelle vague e la new-Hollywood, sfiora un po’ tutta la storia della Settima arte.

Attualmente, l’intera filmografia di Martin Scorsese fa da padrona nelle due sale, la Henri Langlois e la Henri Ginet, catapultando lo spettatore dai trasgressivi anni Sessanta ai tecnologici anni Duemila ma, dalla prossima settimana, riacquisteranno lo spazio dovuto gli anni Cinquanta, quelli della ricerca della ‘famiglia perfetta’ e del Sogno Americano che svela i prodromi del suo sfaldamento, del trauma post-bellico e dei primi ribelli: gli anni di Gioventù bruciata di Nicholas Ray e del rebel without a cause James Dean, icona di una gioventù disincantata che, dietro la spinta apparente delle corse spericolate, nascondeva un’inquietudine soggiacente.

Restaurata e messa a lucido per le nuove generazioni, l’opera di Nicholas Ray sarà al centro della programmazione del Grand Action per almeno due settimane, ma con possibili proroghe secondo la discrezione del direttore del bi-sala di rue des Ecoles, per sottolinearne la capitale importanza nella storia del cinema mondiale.

Perché Gioventù bruciata, come Fino all’ultimo respiro o come Zero in condotta, è un mito, prima ancora di essere un film, un affresco a-cronologico, il manifesto di un’epoca e di una generazione di teenager, ingenuamente aggrappati alla filosofia del live fast, die young del carpe diem, della ribellione al bigottismo di provincia dell’America conservatrice, ma anche un’opera avvolta da un alone di maledettismo, per la morte prematura che, in circostanze differenti, ha colpito i tre protagonisti del film: James Dean, violentemente scomparso in un incidente automobilistico poco dopo l’uscita in sala del film, Sal Mineo, assassinato nel 1976 quando non aveva ancora compiuto i quarant’anni d’età e Natalie Wood, morta annegata in circostanze misteriose nel 1981, al largo dell’isola di Santa Carolina.

Un cult-movie, un documento prezioso, da vedere e rivedere, amare e rimembrare nel buio protettivo della sala cinematografica.

© Rivoluzione Liberale

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