Dalla Croisette. Dopo l’allegra e a dir poco festosa apertura di mercoledì, il Festival è entrato ieri nel vivo della competizione, lasciando da parte l’ironia alleniana per concentrarsi su temi emotivamente più forti. Sleeping Beauty dell’esordiente regista australiana Julia Leigh, in concorso sia per la Palme d’or che per la Caméra d’or, tratta infatti le torbide vicende di Lucy, giovane universitaria, prima vergine e poi vittima sacrificale di un circolo perverso di anziani ricchi e ben vestiti. “La tua vagina non è un tempio” dice la maitresse. “No non è affatto un tempio” risponde Lucy. Tante provocazioni alla Lars von Trier, tra l’altro anche lui in concorso, ma poca, pochissima sostanza. I fischi di fine proiezione riecheggiano ancora lungo la Croisette.

We need to talk about Kevin diretto da Lynne Ramsay, e interpretato da Tilda Swindon, racconta invece il difficile rapporto tra un adolescente problematico e i propri genitori, declinato nella violenta esplosione del primo, protagonista di una vera e propria strage, prima a scuola e poi in famiglia, ricordando per flashback cinematografico Elephant di Gus Van Sant, a sua volta ispirato al terribile massacro di Colombine. Quest’ultimo ha invece oggi inaugurato la sezione “Un Certain Regard”, presieduta da Emir Kusturica, con Restless, love story venata di necrofilia, distante dai temi precedentemente trattati dal regista statunitense.

A salvare una giornata alquanto tormentata, cinematograficamente parlando, la bellezza dirompente di Angelina Jolie, in veste di doppiatrice nel film Kung Fu Panda 2. Basta la sua presenza e a Cannes può tornare a splendere il sole.

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