Il tema della responsabilità civile dei magistrati è tornato al centro dello scontro politico dopo che l’Europa ha deferito l’Italia perché le leggi in vigore non prevedono tale responsabilità per “violazione manifesta del diritto”. Questo, tra tutti gli argomenti che riguardano la giustizia, è uno dei pochi su cui i cittadini si sono espressi in maniera diretta con il referendum del 1987 proposto dal Partito Liberale, dai radicali e dai socialisti sull’onda del caso Tortora: l’80% dei votanti ribadì il principio dell’art.3 della Costituzione e cioè che anche i magistrati, come tutti i cittadini, sono uguali davanti alla legge e pertanto devono rispondere dei propri errori.

La volontà popolare non sempre è sovrana infatti in quel caso, come anche nel caso dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, fu tradita l’anno successivo quando DC, PSI, e PCI votarono la legge Vassalli che introduceva la responsabilità dello Stato: in pratica a rispondere economicamente per i danni causati da un magistrato ad un cittadino è lo Stato, cioè gli altri cittadini.

La tragica vicenda di Enzo Tortora è servita a ben poco, a distanza di quasi trent’anni notiamo che il referendum è stato una vittoria di Pirro e che alla irresponsabilità civile dei magistrati se ne aggiunge una di tipo disciplinare: i magistrati che si sono occupati di Tortora hanno fatto una brillante carriera e sono stati addirittura lautamente risarciti con cause milionarie perché giornalisti come Lino Jannuzzi che ne aveva raccontato i misfatti sono stati condannati per aver “offeso la loro reputazione”.

La battaglia umana e politica di Tortora è più che mai attuale e le forze come il Partito Liberale che vinsero quel referendum hanno il compito di ristabilire il giusto legame tra indipendenza e responsabilità dei magistrati perché in gioco ci sono le libertà e le garanzie di tutti i cittadini.

All’epoca del referendum un magistrato di sinistra come Franco Marrone dichiarò: “In questo referendum non c’è nulla contro noi giudici. Esiste nel nostro Paese un principio generale, per cui tutti quelli che producono un danno per colpa debbono risponderne e conseguentemente risarcirlo”. È un principio generale ed elementare ma c’è ancora chi sembra non capirlo.

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