Sottosopra, di Milena Agus (2012; Nottetempo; pp. 174; € 14,50) – “Nel mondo immaginario di Milena Agus, dove tutto è reso possibile dalla potenza della sua poetica visionaria, esseri stravaganti e fantasiosi spargono la loro magica essenza (…)”. Ne scrive il sito Il mio libro. “Mr. Johnson è un anziano violinista americano, un uomo mite, bizzarro, trasandato seppure ingentilito da un’innata eleganza che, per naturale ritrosia, ha abbandonato da tempo i concerti per suonare soltanto sulle navi da crociera (…) Sottosopra, come gli altri libri di Milena Agus, non ha una trama davvero compiuta , né un epilogo tradizionale (…)”. L’autrice ha la capacità “di raccontare storie e personaggi seguendo il filo magico dell’incantesimo, dove a ognuno è concesso di vivere liberamente la sua misteriosa parabola”.

Un uomo giusto, di Elena Stancanelli (2011; Einaudi; pp. 179; € 16,50) – “(…) la protagonista è Anna che ha quaranta anni e fa l’architetto, vive da sola e da diverso tempo non riesce ad avere una tranquillità interiore nel senso che non riesce a provare piacere e gioia per nulla”. E’ la recensione di A tutto net. “Anna ha preso l’abitudine di recarsi ogni giorno al bar sotto casa e prendere due caffè durante l’arco della giornata, e un giorno conosce Davide. E’ un uomo molto bello con i tratti da indiano e lavora come meccanico nell’officina accanto al bar frequentato da Anna; Davide è dislessico, non sa comportarsi in maniera normale e non conosce le regole proprie del mondo in cui vive”.

Quando cadono gli angeli, di Tracy Chevalier (2012; BEAT; pp. 368; € 9,00) – Di questo romanzo scrive il sito Liberidiscrivere Blog. “Forse più conosciuta grazie al successo di La ragazza con l’orecchino di perla, Tracy Chevalier, scrittrice americana di romanzi storici molto british style” in questo caso “è anche l’autrice di un romanzo piuttosto particolare”. In quanto descrittivo del “breve periodo edoardiano”, il libro “inizia nel 1901 nel giorno della morte della regina Vittoria e finisce nel maggio del 1910 nel giorno della morte di Edoardo VII, da un punto di vista insolito se non decisamente eccentrico: tutto ruota intorno ad un cimitero e al culto tributato ai morti dalla compassata buona società britannica del tempo (…) Con leggerezza e un tocco di frivolezza” l’autrice “costruisce un affresco d’epoca, la fine della victorian age e l’inizio del nuovo secolo, un periodo di transizione ancora venato di ottimismo e non ancora oscurato dagli eventi drammatici della Prima Guerra Mondiale. In questo romanzo piccoli drammi ci sono, ma sono familiari, piccoli segreti, tradimenti, anche morti, che lasciano il tempo di domandarsi quale sfumatura di nero si addice al lutto e quanto tempo conservarlo per una cugina di secondo grado”.

Il quaderno di Maya, di Isabel Allende (2011; Feltrinelli; pp. 398; € 20,00) – “Era da tempo – scrive il  sito Solo libri – che i nipotini di Isabel Allende chiedevano un libro nel quale potersi identificare. Il personaggio di Maya nasce da questa tenera richiesta a una nonna, che è la più grande scrittrice latinoamericana che la letteratura contemporanea conosca. Maya è una ragazza americana di diciannove anni che in seguito alla morte del suo adorato nonno, Popo, si ritrova a smarrire la retta via e a trovarsi in situazioni pericolose e drammatiche per ogni età, ma principalmente (…) è un romanzo di formazione”,  una storia “di esilio, di partenze e di ritorni. E’ un romanzo di carattere fortissimo nelle sue parole. E’ un romanzo di incontri che pone al centro un personaggio che da tempo aspettavamo (…)”.

Trattato poetico, di Czeslaw Milosz (2012; Adelphi; pp. 115; € 60,00) – Tuttolibri, inserto del quotidiano La Stampa, scrive: “Nel 1955 e ‘56, Milosz, poeta vocazionalmente metafisico e definito da Josif Brodskji ‘uno dei più grandi poeti del nostro tempo e forse il più grande’, scrive un’opera che va decisamente oltre ogni idea di genere, un libro in versi che è al tempo stesso saggio, racconto storico, testimonianza di un uomo al quale la propria terra, per tornare a Brodskji, ‘dopo essere stata devastata fisicamente, venne sottratta e distrutta spiritualmente’. (…) l’unicità di quest’opera sta anche in quella che potremmo chiamare la sua vasta appendice, nelle pagine (ben 45 e fittissime!) chiamate semplicemente ‘note dell’autore’, ma che costituiscono una sorta di testo ulteriore, ricchissimo di dati e di spiegazioni”.

Baci scagliati altrove, di Sandro Veronesi (2011; Fandango Libri; pp. 184; € 13,00) – Di nuovo Tuttolibri ci parla dell’ultima fatica di Veronesi: “La grandezza narrativa” di quest’autore “sta in un semplice fatto, in parte dote naturale in parte esperienza ben consolidata: la spontaneità. (…) non sembra affatto un gadget interlocutorio (…)  questa raccolta di racconti (…) avrebbero fatto un po’ invidia a gente come Carver,  Heever o Updike. Storie limpide, essenziali, mirate a colpire in una profondità sempre più necessaria per non soccombere alla  superficie delle cose, alla sua spesso inutile narrazione”.

Venivamo tutte per mare, di Julie Otsuka (2012; Bollati Boringhieri; pp. 142; € 13,00) – “Un libro davvero coinvolgente, tutto di storie prese dalla realtà e che si leggono come un romanzo corale, scritto con grazia che, per noi, è facile definire giapponese”. E’ l’articolo del sito dell’Ansa. “Un libro che racconta alludendo e facendo immaginare molto più di quel che riferisce, nella inusuale e felice scelta della seconda persona plurale, noi. Erano chiamate ‘spose per fotografia’, donne giapponesi (ma lo stesso accadeva con gli italiani), che in gradissimo numero furono riscattate per corrispondenza da loro connazionali emigrati in America dai lavori cui erano state vendute dai genitori, contadine in risaie, operaie in manifatture, geishe, e spedite per nave a San Francisco, dove pensavano le aspettasse una vita nuova e migliore e invece avrebbero, in genere, avuto una brutale delusione”.

Gli esordi, di Antonio Moresco (2011; Mondadori; pp. 673; € 21,00) – “Quella di Antonio Moresco è una storia editorialmente tormentata – scrive il quotidiano Il Giornale – e anche un modello edificante per l’Italia dove di regola la mediocrità è premiata e la genialità seppellita in vita nel silenzio, e che quindi, sulla carta, rischiava di finire male o iniziare post mortem. Ma l’editoria non è un’entità astratta, è fatta da uomini, e talvolta succedono cose straordinarie. Così accadde, per esempio, che un giorno del 1991, dopo aver pubblicato per Bollati Boringhieri i primi due libri, Clandestinità e La cipolla, Moresco si presentò in Mondadori con un mostruoso manoscritto di 800 cartelle (…) Moresco racconta l’episodio in Lettere a nessuno, un libro infilzato come un punteruolo nel ventre molle della cultura italiana, tra lettere a critici senza risposta, riflessioni letterarie illuminanti e attese lunghissime (…)”.

© Rivoluzione Liberale

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