Diciamocelo francamente, quello che ha detto Celentano sulla chiesa cattolica e la reazione dello Stato della Città del Vaticano, ha poco a che fare con la fede e con i problemi del servizio pubblico mediatico.

Cristo non ha mai chiesto le scuse ai farisei per averlo sistematicamente attaccato e, alla fine, crocifisso: ha perdonato senza condizioni ed ha cambiato il mondo. Capisco che un papa sia anche un capo politico, ma il servo di Cristo ha la missione di rappresentare l’Altro, un regno che non è di questo mondo, lasciando da parte una folta schiera di papalini ancora nostalgici di un papa-re e molto interessati al potere più che al Logos. I democristiani di una volta, tra cui De Gasperi, questo discernimento lo avevano.

Celentano è irrilevante, mentre invece è molto importante capire come uscire dalla situazione attuale. Oggi parliamo giustamente di RAI-Set, cioè di un duopolio che ha ammazzato qualunque concorrenza e che è stato sequestrato dagl’interessi privati di Mediaset per via governativa e parlamentare ieri e per controllo parlamentare oggi.

Peggio il finto duopolio mediatico riflette la finta dialettica politica fra PDL e PD: il Porcellum è lo specchio dell’Auditel truccato, mentre la finta concorrenza tra digitale terrestre e satellite Murdoch è la tipica spartizione concordata di fette di mercato.

Privatizzare la RAI? Comprensibile la concezione liberale, ma imperfetta la ricetta, a mio parere. Bisogna tornare ad una seria ricetta antitrust spaccando il duopolio, restituendo le frequenze ai potenziali operatori privati esclusi e trattati come parco buoi, riaprendo il mercato del satellite e cancellando quell’obbrobrio protezionista che è il digitale terrestre.

In questo quadro una RAI ridimensionata e pubblica è un ulteriore elemento di concorrenza e di libertà. Primo l’informazione è un bene comune che non può essere delegato totalmente al privato perché la pseudolegge dell’audience crea comportamenti conformisti ed il finanzcapitalismo induce a finti pluralismi. La riprova? Apparentemente indigesta, ma utile alla riflessione: i TG di Al Jazeera, controllata da un despota illuminato, sono più liberi, freschi ed anticonformisti di tantissimi TG privati pseudoliberisti. Non ci piacciono i despoti, ma se il libero mercato produce schifezze plastificate hay un problema compañero, tanto più che la BBC fa prodotti di qualità ed è in un paese democratico.

Secondo, spesso il mercato è una finzione dietro cui si nasconde un’egemonia culturale precisa e che ha prodotto distruzione di valori ed estrazione di valore. La RAI può offrire riflessione, approfondimento, educazione, cultura e storia tragicamente assenti da altri palinsesti. Perché devo avere la storia della banda della Magliana solo su Sky e non qualcosa di altrettanto interessante e più completo su RAI?

Terzo, un servizio pubblico con garanzie di tutela e qualità, attento all’interesse generale perché bene comune, crea un contraltare a pratiche di sfruttamento e svilimento dell’informazione sin troppo visibili quando un gruppo economico privato controlla un medium. Certo, questo presuppone cambiare la politica, ma i tempi sono più maturi di quanto tanti segretari di partito nel loro ridotto alpino pensino.

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