L’attuale sistema del welfare italiano non funziona e non è più al passo coi tempi. Si constata, in particolare, osservando il perseverare dell’abissale differenza tra Nord e Sud del Paese, a vantaggio, naturalmente, del Settentrione. Ieri in visita ufficiale a Cagliari (per partecipare al convegno sul ruolo della Sardegna nell’Unità d’Italia), dove si fermerà fino a tutto oggi, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato sul problema dell’immobilismo made in Italy, che impedisce uno scatto in avanti in quanto a coesione sociale. “Continuo a credere che la maggiore incompiutezza del processo di unificazione dell’Italia sia il divario fra Nord e Sud” . E’ una questione “che non siamo riusciti a colmare e che non è solo economica e sociale, ma anche civile ed istituzionale. Una questione – ha affermato – assolutamente ineludibile” per cui è indispensabile “correggere e innovare”.

Si tratta, in sostanza, di rivedere l’intera architettura dello Stato italiano, e “io ritengo – ha aggiunto il Capo dello Stato – che si debba fare un tratto di strada ora, in questa fase politico-istituzionale, a un anno di distanza o poco più dal compimento della legislatura parlamentare” nella primavera del 2013. “Si deve fare un tratto di strada significativo già in questo periodo e tocca farlo alle forze politiche, ai partiti in Parlamento, alle istituzioni regionali e locali al di là della caratterizzazione fuori dei binari ordinari” del governo Monti. “In questo anno di tempo – ha detto ancora Napolitano – bisogna davvero cercare di costruire qualcosa che non è stato possibile realizzare sul piano delle riforme istituzionali perché abbiamo vissuto anni in cui la democrazia dell’alternanza, che a partire dagli anni ’90 ha comunque rappresentato una conquista importante, è stata vissuta in termini di conflittualità distruttiva, in termini di incomunicabilità” che non hanno consentito “ogni possibile sviluppo anche delle riforme istituzionali e costituzionali. Abbiamo bisogno in questa fase – ha concluso- di far funzionare questo cantiere in Parlamento”. Per quanto riguarda, poi, lo sviluppo, Napolitano ha aggiunto che si deve “fronteggiare la crisi” e ridurre il “peso abnorme del debito pubblico, ma bisogna pensare anche a nuove politiche di sviluppo, in modo particolare per il Mezzogiorno. Non possiamo pensare che si debba attendere, non si sa quanto, la conclusione del risanamento della finanza pubblica per poi passare allo sviluppo”, ha ribadito, sottolineando che è sempre stato convinto che “non si debba procedere con tagli” indiscriminati. “Distinguendo fra ciò che va tagliato e ciò che non va tagliato”.

L’Inquilino del Quirinale ha poi colto l’occasione per mettere in chiaro un tema delicato che ha rischiato e rischia di creare deleteri malintesi nell’opinione pubblica italiana e internazionale. “Io non rappresento le banche e il grande capitale finanziario come qualcuno umoristicamente crede o grida. Io sarò accanto a chi darà il suo apporto allo sforzo collettivo di rilancio della nazione italiana e di ricostruzione di una nuova Europa”, ha precisato con decisione. “Non servono slogan ideologici, occorre grande capacità di slancio innovativo e di riproposizione per uno sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno”. Durante la giornata un centinaio di persone ha chiesto in modo pacifico a Napolitano di avere un incontro, per parlare in particolare di disoccupazione e delle mancanze dell’università.

Nel corso della scorsa settimana il Presidente, in occasione del suo discorso al Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (mercoledì 15 febbraio) ha ovviamente toccato il tema della giustizia, la cui crisi “può essere superata solo attraverso scelte condivise”. Fiducioso, in questo senso, in quanto c’è “un positivo mutamento dell’atmosfera”. Riguardo all’organizzazione del potere giudiziario e dei suoi organi, Napolitano ha affermato che nel decidere le mansioni di responsabilità di ogni magistrato è necessario “rispettare i parametri della capacità professionale e organizzativa, dell’attitudine al ruolo, dell’autorevolezza e della vocazione a motivare i magistrati addetti all’ufficio”. Questo anche per evitare la percezione che alcune delle nomine “siano condizionate da logiche spartitorie e trasversali, rapporti amicali, collegamenti politici”.

A margine degli incontri più strettamente politico-istituzionali, venerdì scorso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto in udienza al Quirinale una delegazione (guidata dal Sen. Enrico Musso, Vicesegretario Nazionale del Partito Liberale Italiano e di cui abbiamo già dato notizia sul giornale) degli “Angeli del fango”, i giovani che in occasione dell’alluvione di Genova del 4 novembre hanno prestato la loro opera in aiuto delle famiglie e delle imprese colpite.

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