Vinse il Premio Nobel per la Medicina nel 1975, per aver provato che non esiste un solo tipo di tumore ma che tutto parte dal Dna. Oggi, a Lajolla (California, Usa), due giorni prima di compiere novantotto anni, si è spento Renato Dulbecco, biologo medico e genetista italiano, che nel lontano 1934 conseguì la laurea con lode in medicina presso l’università di Torino. Per tutta la sua vita si batté per la ricerca sulle cellule staminali. Fino a qualche anno fa lo scienziato si era sempre diviso tra l’Italia e l’America (degli States aveva anche la cittadinanza), fino a che le condizioni di salute non glielo hanno più permesso. L’annuncio della sua morte è stato dato dal presidente del Cnr, Luigi Nicolais.

Nato a Catanzaro, in Calabria, il 22 febbraio del 1914, il grande ricercatore italiano era figlio di padre ligure impegnato nel Genio Civile. Nel 1999 partecipò al Festival di Sanremo, fatto che gli permise di dare grande risalto al ‘Progetto Carriere Dulbecco’. In quella circostanza investì il compenso ricevuto per il suo contributo al Festival della Canzone italiana, nell’impegno di far tornare in Italia i cervelli trasferitisi all’estero. Quella decisione presa dal Premio Nobel fu portata avanti da Telethon.

Lui si era trasferito in America già nel 1947 presso il ‘California Institute of Technology (CalTech)’ dove ebbe una cattedra. Quello fu l’inizio della sua vita dedicata allo studio dei tumori. Il 1960 fu per lui un anno decisivo perché scoprì ciò che gli avrebbe fatto ricevere il Nobel: i tumori nascono da una famiglia di virus (oncogeni). In sostanza capì il meccanismo di azione dei virus tumorali nelle cellule animali.

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