Se c’è un qualcosa che caratterizzerà sempre noi italiani, nonostante il mutamento burrascoso dei costumi e delle inclinazioni, dei gusti e dei desideri edonistici, dal Sanremo ‘baudiano’ al Sanremo ‘celentanizzato’, dall’Italia estetica all’Italia tecnica, è la nostra passione smisurata per la politica, da quella più coltivata, accademica e filosofica, a quella più sempliciotta, popolare e più spartana.

Il nostro essere, a tutti gli effetti, zoon politikon, nel lontano valore semantico aristotelico, attenti e informati, talvolta in maniera seria talvolta pressapochista, all’attualità politico-sociale del nostro Paese. Che la televisione ci trasmette dalle prime luci del mattino fino a notte inoltrata, dal puntuale Omnibus su La7 a TG3 Linea Notte, da Sky Tg24 all’istituzionale Porta a Porta su Rai1, passando per i più pacchiani salotti quotidiani delle Venier e delle D’Urso di turno, fino a toccare i nostri programmi di riferimento: L’Infedele di Lerner il lunedì, Ballarò il martedì, Servizio Pubblico/Piazza Pulita il giovedì, L’Ultima Parola il venerdì, ma soprattutto, dopo il felice cambio di conduzione, In Onda, trasmesso il sabato e la domenica, in sostituzione del ‘gruberiano’ Otto e mezzo.

Sì, perché nel panorama catodico italiano, il programma ora condotto da Luca Telese e Nicola Porro è senza dubbio il più avveduto e il più puntuale, il più accorto e il più organizzato dei talk-show di politica del nostro Paese, per varietà e capillarità delle informazioni trasmesse ai telespettatori, con ospiti, servizi e collegamenti in stretto contatto con  la più scottante attualità.

Il merito va all’impostazione del programma, incentrato sulla presenza di pochi, spesso uno solo, ospiti in studio, addizionata a dirette video o telefoniche tali da controbilanciare, integrare, completare o approfondire il tema trattato in maniera chiara e comprensibile, sfuggendo così, e non è affatto poco, al seccante parlottio o all’accavallemento scomposto di voci, protagonista della quasi-totalità degli altri talk-show politici. Pregio qualitativo da attribuire naturalmente alla gestione della puntata da parte di Telese e Porro, diversi per matrice politica, il primo più socialista-statalista, il secondo marcatamente liberale-liberista, ma complementari e meritevoli di porre con efficacia domande intelligentemente invadenti, da veri e professionali giornalisti, talvolta abindolando l’ospite, talvolta mettendolo alle strette per carpire la notizia o l’informazione chiave, necessaria allo sviluppo dell’approfondimento tematico scelto.

Il passaggio di conduzione dall’anonima e banalotta Luisella Costamagna, che dopo l’epurazione subita si è scatenata in ultra-lacrimose dietrologie e tesi complottistiche sul maschilismo televisivo, al preciso e dinamico vice-direttore del Giornale, Nicola Porro, è stato fondamentale per il cambio di rotta positivo della trasmissione. Con la virtuosa aggiunta del doppio editoriale, che permette fin dall’inizio allo spettatore di confrontarsi con due idee, due concezioni, due visioni politico-sociali ed economiche differenti, stimolandolo ad interrogarsi, a ripensare e a mettere in discussione le proprie posizioni.

Bando alla retorica e alle confusionarie chiacchere da salottino televisivo, e spazio al giornalismo chiaro e puro, scorrevole ed incisivo di un programma d’approfondimento come si deve, quale è In Onda.

© Rivoluzione Liberale

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