Così in terra, di Davide Enia (2012; Dalai Editore; pp. 173; € 17,50) – “(…) Protagonista e voce narrante” del “romanzo d’esordio” di questo scrittore siciliano “(classe 1974), è un ragazzo che non ha conosciuto il padre, morto prima che egli vedesse la luce. Ma è sostenuto da una famiglia allargata che gli vuole bene: la madre, che lavora come infermiera; la nonna, ex maestra elementare, che insiste a insegnargli il latino; il nonno, già emigrante in Germania, poi cuoco nella sua città; lo zio, figura vicaria del genitore, per Davide una sorta di mentore, che gli mostra da subito tutta la spietatezza dell’esistenza (…)”. Ne scrive il Sole 24 Ore. “L’autore, pur all’interno dello schema portante del romanzo di formazione, ha optato per una narrazione plurima, che, attraverso i diversi momenti rievocati” con “estesi flash-back, copre l’arco cronologico di mezzo secolo abbondante. Tale scelta consente di alternare il passato al presente, recuperando una prospettiva storica. La struttura però appare troppo frammentaria e il lettore fatica un po’ a seguire i diversi fili delle vicende, che s’intrecciano nello stesso modo in cui s’incrociano i piani temporali. I momenti più felici del libro sono le pagine dedicate a Davide. Eliminando gran parte del resto, prosciugando le scene accessorie, sviluppando meglio la parabola personale del protagonista, si sarebbe ottenuto un romanzo più coerente e più compatto. Ma questo sarebbe stato un altro libro”.

Il bacio. L’amore nell’arte, di Serge Bramly e Jean Coulon (2012; Rizzoli; pp. 253; € 29,00) – Scrive il sito dell’Ansa che questo volume “viene raccontato attraverso 150 opere di grandi artisti e fotografi in un libro che è un viaggio nell’arte di accendere il desiderio. In fondo ‘aprire un libro d’arte è come baciare… L’uno e l’altro hanno il potere di attrarre, di accendere l’immaginazione, di far desiderare ed esigere sempre di più’ come spiegano gli autori del libro (…) nei Preliminari come sembra a loro più adatto chiamare l’Introduzione a questo” scritto “sull’amore nell’arte (…) Veronese, realizzato attorno al 1585, con una giovane veneziana nuda che si concede al suo amante piumato. Nel parlare d’iconografia del bacio gli autori considerano inevitabilmente anche questioni di ordine religioso, sociale e storico con al primo posto i baci materni. E la raffigurazione del bacio diventa, anche per la penombra che ha vissuto, ancora più preziosa, al pari della galleria di baci proposta nel libro”.

L’invenzione del compleanno, di Jean-Claude Schmitt (2012; Laterza; pp. 105; € 18,00) – La recensione di Tuttolibri del quotidiano La Stampa: “Noi normali di scarsa o nulla cultura storica, diciamo ‘compleanno’ e pensiamo a torte, pacchetti, palloncini, candeline da soffiare tutte insieme se no sono guai. (…) da quando, e perché, gli uomini festeggiano il giorno della loro nascita? (…) Per avere una, se non la, risposta, è bello abbandonarsi a questo libro, ricco di sorprese. Perché, ad esempio, Sant’Agostino si opponeva fermamente alla celebrazione del compleanno? Non vi anticipo nulla, sennonché le sue motivazioni sono abbastanza fondate, una volta accettato il suo punto di vista (…) in generale, i cattolici trovavano più opportuno festeggiare il giorno della morte, purtroppo in assenza del festeggiato. Quella era una data felice, quando si passava da questa vita terrena sicuramente precaria e a volte purtroppo anche monotona, a quella eterna, fissa e immutabile ma intrisa di gioia perpetua”.

Farla franca. La legge è uguale per tutti?, di Gherardo Colombo con Franco Marzoli (2012; Longanesi; pp. 286; € 13,90) – “(…) lunga intervista” realizzata da Franco Marzoli a “Gherardo Colombo che, nel ripercorrere le tappe della vicenda professionale e umana dell’ex magistrato, pubblico ministero e giudice, getta uno sguardo in profondità nei meandri del Palazzo di Giustizia di Milano, e sui fili che da lì si dipartono verso i palazzi della politica, le istituzioni in generale, la società civile”. Sta scritto nell’articolo del sito Wuz.it  “Tutto parte da un punto interrogativo, e d’altra parte è il libro stesso a interrogarci fin dal sottotitolo, che riprende un celeberrimo assioma, rovesciandone l’assertività in una domanda capace di chiamare in causa direttamente il nostro essere cittadini. La legge è uguale per tutti? (…) In appendice, un ricco apparato di documenti, fra i quali troviamo una cronologia puntuale e dettagliata degli avvenimenti che scandirono l’inchiesta Mani pulite, alcune interviste rilasciate dallo stesso magistrato a testate giornalistiche all’epoca dei fatti, ma anche le lettere degli imputati che videro la propria reputazione irrimediabilmente compromessa in seguito alla tempesta che si scatenò sui giornali in quei mesi del 1992. ‘Temo che Mani pulite, giudiziariamente sia servita a poco o a nulla, e che anche culturalmente sia servita a ben poco’, chiosa amaramente Colombo verso la fine del libro”.

La ragazza tatuata, di Joyce C. Oates (2012; Mondadori; pp. 357; € 20,00) – Il sito Scrittevolmente ci parla di un “crogiolo di contrapposizioni e antitesi pungenti. Potremmo parlare in questi termini” dell’ultimo libro “in ordine di pubblicazione italiana, di Joyce Carol Oates, uno dei più grandi nomi della letteratura contemporanea. Binomi, dicotomie, opposti paralleli che graffiano tutta la narrazione e s’insinuano nei personaggi. Feriscono, disturbanti, costringendoli a farli uscire alla luce del sole. Non c’è scampo per il lettore che, frastornato, viene portato via in balia delle loro emozioni, sconvolgenti, egoiste ed implosive (…)”. La trama: Joshua Seigl detesta ammetterlo, ma quello che sta cercando non è un semplice assistente. Arrivato all’età di trentotto anni, Seigl, che anni prima, grazie a un romanzo ambientato nella Germania nazista, ha conosciuto una certa notorietà, non intende più vivere solo… “(…) Un quadro tragico ma lineare. Gli eventi che si susseguono tra le pagine contengono infatti pochissimi dialoghi: sono i pensieri e le evoluzioni dei personaggi a raccontare una vicenda che, nella sua anonimia, intravede sottopelle un tumulto di suggestioni invisibili agli occhi estranei (…) è, insomma, una vicenda muta. Una vicenda che, se vi fosse raccontata, non potreste comprendere. La Oates, con grande maestria, indaga invece la psicologia, la storia, la nevrosi dei suoi antitetici protagonisti, Joshua Siegl e Alma Busch (…)”.

Come sasso nella corrente, di Mauro Corona (2011; Mondadori; pp. 197; € 18,50) – “si racconta di una donna, ormai anziana e stanca, che vive in una casa immersa nella penombra, nella quale conserva molte statue intagliate nel legno che le ricordano un uomo che ha molto amato in passato, quando era giovane. Oggi la donna non ha più desideri e passioni, ha solo i ricordi che le evocano quelle immagini, e una dopo l’altra le raccontano la vita dell’uomo che amava”. Ne scrive su internet, Storie di libri. “Da questo pretesto narrativo nasce il racconto della storia dell’uomo, un uomo selvatico e solitario come il bosco, da cui vengono i legni delle sue sculture, un uomo che si può amare soltanto lasciandolo libero nel suo vagare, nel suo essere se stesso. Quest’uomo è figlio di una terra difficile e martoriata, povera e dignitosa, dove le asprezze della vita si conoscono fin dall’infanzia, dove l’onda della tragedia del Vajont ha spazzato via le cose e gli uomini e ha costretto i sopravvissuti a lasciare i luoghi natii, oppure a cercare di ricominciare a vivere in una terra deserta e privata della sua memoria (…)”.

Zia Antonia sapeva di menta, di Andrea Vitali (2011; Garzanti Libri; pp. 147; € 13,90) – Recensione del sito Solo libri: “(…) Casa di Riposo gestita da Suor Speranza, dove si trova l’anziana zia Antonia, rasserenarsi osservando la sua placida e dignitosa esistenza, e rinfrescarsi al solo percepire quell’antico e fresco profumo di menta che la circonda giorno e notte, proveniente dalle mentine che l’anziana donna mangia in quantità pressoché industriali. Il dottor Vitali” riesce nell’intento di “confonderci, di farci perdere di vista particolari importanti, di convincerci di quello che vuole e alla fine trarci in inganno. Ne risulta un racconto brioso e divertente, fatto apposta per mettere in ridicolo la più classica delle situazioni mostrando tutta la sua assurdità e la grettezza di chi vi si trova coinvolto. E, naturalmente, una narrazione densa di sensazioni, e, stavolta come non mai, di odori e profumi (…)”.

Nel libro della vita e altri racconti, di Stuart Nadler (2011; Bollati Boringhieri; pp. 231; € 16,50) – E’ la rivista on-line Cabaret Bisanzio a parlarci di questo libro. “(…) una raccolta di racconti molto valida, non eccelle, ma mantiene sempre un buon livello. A dire il vero, gli ultimi due racconti meriterebbero il voto massimo, ma in generale ci assestiamo sul buono (…) In ogni racconto, ci si trova – prima o dopo – ad affrontare una scelta, il cambiamento, una nuova prospettiva. Che si sia al termine della vita, nel mezzo del cammino oppure agli inizi, quello che accomuna tutti è il dubbio, il lento logorio, il continuo domandarsi quale sia la cosa giusta da fare o – più semplicemente – quale sia il male minore (…)”.

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