Lo slogan del prossimo Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano che si svolgerà a Roma dal 23 al 25 è La mia storia, il mio futuro, la mia libertà. Storia, futuro e libertà sono tre parole ognuna delle quali è una parola-chiave per interpretare il momento storico-politico che sta attraversando non solo l’Italia, ma l’intera Europa, gli Usa, i Paesi emergenti come il Brasile, i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Russia, Cina e il resto del mondo. E’ un bel tema quello indicato dal Gruppo dirigente del PLI per il Congresso che riguarda un Partito di antico lignaggio e che ha sempre fatto, della continuità e della grandissima attenzione ai cambiamenti e all’innovazione, un suo modo di essere nella società italiana. Un Partito portatore di valori e principi ispirati principalmente e in via prioritaria alla dimensione dell’etica pubblica.

Saranno certamente sotto l’attenzione degli osservatori politici le indicazioni e le scelte che verranno adottate in occasione del Congresso.

Innanzi ad un possibile disfacimento ovvero alla scomposizione e ricomposizione dei Partiti italiani presenti nell’attuale Parlamento (il più antico Partito è la Lega), il Partito Liberale italiano ha parecchio da dire e parecchio da fare, specialmente sul piano culturale e sul piano economico, e potrebbe (dovrebbe) suscitare nell’opinione pubblica un interesse politico particolare. Celebrare il Congresso di un Partito di antica tradizione liberale, quella vera e non quella mascherata da annunci che sono stati posti in essere come paravento a politiche tutt’altro che liberali, è un’occasione di prima grandezza anche perché l’opinione pubblica è, giustamente, indignata e molto ostile ai Partiti e alla partitocrazia, specialmente quella nata e sviluppatasi nel corso della seconda Repubblica, una partitocrazia che ha generato una casta di privilegiati lontani dai bisogni reali dei cittadini e del Paese. Non ci sono da fare sondaggi per accertare quanto siano poco amati dagli italiani i “privilegiati” presenti nei Palazzi del potere con scarso senso dello Stato, con scarsa rappresentatività per via della legge elettorale “porcata” (varata a sostegno del bipolarismo all’italiana) e con scarsa consapevolezza della urgente necessità di un impegno politico idoneo a perseguire e tutelare il bene comune.

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