“L’illegalità, la corruzione e il malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese” e le loro dimensioni sono “di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. Queste le parole pronunciate dal Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante il suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012.

Giampaolino ha presentato uno scenario a tinte fosche citando, fra le illegalità che direttamente danneggiano le finanze pubbliche, “la corruzione; i comportamenti posti in essere nell’esercizio dell’attività sanitaria; l’errata gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti; l’illecita percezione di contributi pubblici o comunitari; il gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o simili prodotti finanziari; i danni connessi alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica; la responsabilità per danni connessi alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture; i pregiudizi erariali conseguenti ad errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi”. Salvo precisare che i casi segnalati “solo in parte e per categorie generali”, non servono a “tracciare una mappatura, ma ad effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica”.

Tali considerazioni appaiono ancor più gravi se lette alla luce dei dati riferiti al fenomeno della corruzione, stimato dal SAeT (Servizio anti corruzione e trasparenza) del Dipartimento della Funzione Pubblica in 60 miliardi di euro. Un valore enorme, pari al doppio della manovra ‘salva-Italia’ varata dal Governo Monti nel dicembre scorso.

Il confronto con l’Europa lascia attoniti e atterriti. La Commissione UE, in una relazione presentata al Parlamento europeo, il 6 giugno 2011 stima, infatti, che la corruzione costa all’economia comunitaria 120 miliardi di euro l’anno. Dati alla mano, il giro della corruzione in Italia sarebbe pari al 50% dell’intero mercato del malaffare europeo. Numeri che confermano le sensazioni. Non a caso il CPI 2011 (Indice di Percezione della Corruzione), stilato da Transparecy International, vede l’Italia al 69° posto su 182 Paesi presi in considerazione, a pari merito con Ghana, Macedonia e Samoa e a venti lunghezze dal Ruanda.

Finora il sistema non è mai stato colpito nei suoi punti nevralgici: la trasparenza della contabilità, quella dei flussi finanziari, il contrasto ai gruppi malavitosi, la prescrizione. Ci auguriamo che il Governo intervenga presto con rigore e fermezza sulla materia e non solo per senso dello Stato ma anche per convenienza economica.

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1 COMMENTO

  1. serve anche che ognuno di noi dimostri quotidianamente che il furbo non ci piace. Troppe volte accettiamo frequentazioni di furbetti o assistiamo a furbize senza scandalizzarci. Occorre anche emarginare socialmente chi vive fuori dal sistema sociale e legale. Dobbiamo frlo notare che non siamo tutti uguali.

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