Ad ora tarda sono stato sommerso da mail ed sms di liberali sbigottiti per la lettera aperta di alcuni autorevoli amici, che hanno scritto un documento in grandissima parte condivisibile perché sostanzialmente riprende i principali temi della politica del PLI di questi ultimi anni. Soltanto su un punto ho qualche perplessità. Mi sembra di capire dal testo, ma forse è colpa mia, che il Governo Monti venga considerato una sorta di medico del pronto soccorso che ha praticato al moribondo le prime sommarie cure per evitare che morisse, ma deve sgombrare il campo al più presto. Personalmente ritengo invece che si tratti, per rimanere sull’esempio della medicina, del caso di un luminare che ha salvato la vita al paziente e che, usando la chirurgia e cure molto drastiche, intrise di forti elementi di chimica liberale, lo sta rapidamente riportando alla normalità.  L’Italia infatti ha recuperato tutto il suo prestigio internazionale e, sia pure lentamente, sta avviando quel processo riformatore che, sia la destra che la  sinistra, entrambe conservatrici e condizionate dalle proprie corporazioni di riferimento, hanno sempre rifiutato. Moltissimo rimane da fare, ma non riconoscere che finalmente qualcosa di liberale è stato messo in campo, mentre molto altro è in cantiere, fa temere che, in realtà, i responsabili di tali omissioni siano nostalgici di un passato morto e sepolto e che, per fortuna, non potrà più ritornare.

Ringrazio molto gli amici che hanno scritto il documento per aver fatto il mio nome nella parte conclusiva, con l’intento di consentirmi di aggiungere alla mia carriera un altro titolo: quello di Presidente del Partito.  Premesso che mi pare un onore che non merito, e l’ho già detto a chi in questi giorni ha avuto la benevolenza di ripetermi questa offerta, ribadisco che non ho bisogno di aggiungere cavalierati per infoltire il mio già troppo lungo curriculum di liberale, e soltanto quello, sin da quando portavo i calzoni corti.

I messaggi che questa sera hanno invaso la mia posta elettronica non solo mi confortano per la dimostrazione di affetto, che va certamente oltre i miei meriti, ma sono stati importanti anche per quella parte istintiva, che inizialmente mi era apparsa troppo forte, ma che, riflettendoci, forse è la più vera e finora non ne avevo capito la esatta portata. Come nel 2009 qualcuno sta lanciando un’OPA ostile sul PLI. Non si spiegherebbe altrimenti come, improvvisamente, abbia cambiato idea una persona, sicuramente di parola, che fino ad un mese fa mi ringraziava perché, dopo aver lasciato il Partito col quale era stato eletto in Parlamento, ero riuscito a convincerlo ad entrare nel PLI, superando le sue resistenze.  Pertanto, in più occasioni, ha ripetuto che non avrebbe posto mai una sua candidatura alla segretaria nazionale contro di me e, comunque, senza il mio accordo. Ma si sa la candidite è una grave malattia, che spesso induce a comportamenti strani, come quello di nascondersi come liberale, quando ci si propone per un ruolo istituzionale, dove è meglio apparire, come scrivono tutti i giornali, una sorta di indipendente, ma poi pretendere di poter puntare alla posizione più esposta in termini responsabilità all’interno del Partito. Per il ruolo di amministratore del condominio si fingerà di essere ragionieri.

Non sono interessato ad alcuna promozione. Invece intendo rassicurare chi me lo ha ripetutamente chiesto in questi giorni, che sono pronto, ancora una volta, a garantire l’autonomia del Partito, come ho fatto in questi anni, spesso contro tutto e contro tutti. Il Congresso quindi servirà ad avviare una fase costituente e di vero rinnovamento, emarginando, se ne avremo le forze, arrivisti e immarcescibili egoisti. Sono quindi disposto ad accompagnare questo processo, riproponendo la mia candidatura a Segretario per il periodo strettamente necessario a concludere la difficile transizione in atto al fine di preparare una classe dirigente nuova che non abbia la cultura dell’intrigo e dell’imboscata. Ovviamente condurrò questa battaglia per vincerla, ma mettendo in conto, come è sempre in democrazia, di poterla perdere. Tale non prevedibile ipotesi mi rattristerebbe perché, come fondatore (non  semplice cofondatore) mi dispiacerebbe non tanto essere cacciato, come è capitato a Fini, quanto sapere che questo evento segnerebbe la fine di un orgoglioso cammino durato un quindicennio, sfortunato anche a causa delle scorrettezze di qualche amico, ma, dal mio punto di vista, glorioso.

Talvolta  la coerenza e la fede nelle proprie idee, anche quando sono impopolari e persino le sconfitte, quando si è certi di essere nel giusto, come lo eravamo noi ed i fatti ci hanno dato ragione, bastano a ripagare ogni sforzo e delusione. Io non solo non rinnego nulla di questo lungo percorso, ma considero la testimonianza caparbia dei liberali una scelta etica di grande valore, che personalmente mi gratifica. Non abbandono il campo, anzi non arretro di un millimetro. L’imprudenza di un gesto palesemente determinato da una consapevole debolezza hanno sciolto ogni mia residuale perplessità.

Avrei voluto concludere la lunga fase della mia guida del Partito con un Congresso veramente unitario, non ipocritamente tale soltanto a parole, perché sono convinto che finalmente i liberali hanno una carta da giocare. Forse proprio per questo prevalgono gli arrivismi e gli opportunismi. Pazienza. Qualcuno dirà che da parte mia si tratta di uno spasmodico attaccamento al ruolo. I liberali autentici sanno che si tratta piuttosto di attaccamento al Partito, che non vorrei vedere svenduto a prezzi da saldo fallimentare da parte di chi aveva persino cercato di registrare un nuovo marchio per preparare una imminente scissione, ed oggi spudoratamente osa parlare di unità. Mi pare l’unità pelosa di chi la richiede soltanto alle proprie condizioni.

Spero che, come allo scorso Congresso, riusciremo a preservare la nostra autonomia ed il nostro patrimonio politico e morale costruito in quindici anni di coerenza. Se così non dovesse essere, personalmente non voglio esserne complice in alcun modo e non accetterò nessun incarico, neppure quello di semplice componente del Consiglio Nazionale. Rivedo dinnanzi ai miei occhi il copione del Congresso dell’Ergife del 1994, in cui rimasi solo a tentare di difendere il diritto del nostro Partito ad esistere e fui sconfitto. Ma sono sicuro che, ancora una volta, saremo capaci di scacciare i mercanti dal Tempio.

© Rivoluzione Liberale

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30 COMMENTI

  1. Sono perfettamente d’accordo con i contenuti e con le idee del segretario del partito.

    Carla Martino

      • Carissimi tutti… Sono ritornato nel 2010 nel P.L.I. coinvolto da Stefano con l’ intento di farlo rinascere in Lombardia pulito, indipendente e privo di elementi rissosi e illiberali… Non ho rendite di posizione da difendere, nè municipalizzate da inseguire, solo l’ orgoglio di essere stato l’ ultimo del P.L.I. ad avere addosso la fascia tricolore nelle istituzioni milanesi.
        E ora sento e vedo cose che mai avrei voluto risentire e rivedere, cioè l’ assalto con metodi scorretti al nostro piccolissimo e nobile Partito.
        Che per me non è in vendita e tantomeno in svendita. Ho molta amarezza dentro, ma invito tutti a drizzare la schiena e a non piegarsi. Mai così, e mai davanti all’ affarismo di alcuni opportunisti e mi fermo qui per non andar oltre…

        • Non sono dentro le fazioni nè nel PLI , ma non vi pare che dopo vent’anni si possa far provare a qualcuno di nuovo e giovane , supportato dai “vecchi” esperti, un modo diverso per vedere di iniziare un percorso che porti in qualche anno ad un partito del 10-15 % ?
          Le persone che fanno proposte di questo tipo non mi paiono affamate di potere o con altri tornaconti. Se vogliamo tutti una affermazione liberale , servono una politica ed una attività comuni, non dei distinguo.o contrapposizioni. Ma linfe nuove, nei rilanci, servono sempre.

  2. Caro Stefano,

    Anche se in questo momento come Segretario Nazionale del Movimento Liberali Antiproibizionisti (MLA) mi trovo distante dal PLI circa le vostre attuali proposte politiche, mi dispiace vendere che all’interno del mio vecchio Partito in cui mi sono formato si sia venuta a creare questa grande frattura in vista del vostro prossimo congresso nazionale.

    Quello che mi stupisce ancor di più è l’aver appreso attraverso la mail ricevuta personalmente e pubblicata anche da “Rivoluzione Liberale” che persone leali a te politicamente nel giro di poche settimane si siano dimostrate in tutt’altro modo.

    Ti esprimo pubblicamente il mio sotegno morale e “non solo” Stefano in qualità di amico a prescindere dal nostro impegno politico che in questo momento ci vede lontani augurandoti di vincere il tuo prossimo Congresso Nazionale con la speranza di una nuova e futura apertura di dialogo costruttivo tra il PLI ed il neo MLA.

    Un caro saluto,

    Edoardo de Blasio
    Segretario Nazionale
    Movimento Liberali Antiproibizionisti – MLA

    • Caro Stefano, voglio ringraziarti ancora una volta per avermi chiesto a suo tempo la mia firma per rifondare il Pli e desidero che tutti i liberali lo sappiano. Quanto scrivi va benissimo e va come viatico al Congresso. Ho nel cuore sin da ragazzetto il Pli e guai a chi lo vuole sfasciare o portarlo in altri lidi.
      Un abbraccio Giancarlo Colombo

  3. Caro Stefano,
    a me piace quanto hanno scritto gli amici Alfredo, Carlo e Renato. Sono le cose per le quali con voi ho lavorato, fallendo, per qualche anno. Questo può essere il momento buono per un grande partito liberale, fatto di soli liberali. Dispersi, capaci, per bene, ce ne sono in giro tanti e il voto liberale esiste. Occorrono alcune persone nel vertice, possibilmente giovani ed innovative nel comunicare, che lavorino su ciò. Te lo ricordi il grosso lavoro fatto insieme per riunire Repubblicani, ex Radicali, singoli di Forza Italia e dispersi a sinistra, fallito per l’improvviso “pledellino”, fatto anche per appropriarsi di tale progetto, inglobandolo, che ha visto la rincorsa ad “accasarsi” ? Era un buon progetto. Ed ora, se uno simile, rinato, non trova almeno un PLI con spirito unitario, sarà l’ennesimo fallimento per la creazione di una unica forza liberale.
    So che malgrado i miei 20 anni ( a Marzo) di vita politica attiva, dopo 20 anni di Confindustria, sono l’ultimo arrivato al vostro confronto. E non conosco “retroscena” interni al PLI. Ma se deciderete di costruire insieme una forza del genere, darò senz’altro il mio contributo.

  4. Il Partito non si vende. Tutti gli sforzi per mantenerlo indipendente e sano, saranno fatti e con te, la moltitudine di Liberali onesti lavorerà per mantenere la pulizia, elemento fondante e tautologico del Partito Liberale.

  5. Carissimo Stefano,
    Ho letto con molta attenzione la “lettera aperta” che alcuni esponenti del partito hanno lanciato nel mare “pre-congressuale” affidandola ad una bottiglia che forse essi immaginano essere destinata al ritrovamento da parte di qualche “nobile cuore”.
    E tuttavia, di questi nobili cuori, ne abbiamo visti tanti in questo periodo. Personaggi che offrono “il petto al novene” della nostra causa che abbiamo combattuto nell’oscurantismo e fra mille difficoltà, che poi tentano di tramutare il loro breve percoso insieme a noi in cheques da spendere sul mercato della politica.
    Ma ognuno è quel che è, né noi possiamo pensare che la sola nostra compagnia abbia il taumaturgico potere di rendere aquila l’avvoltoio.
    Quel che sorprende del testo di quella lettera è l’assoluta mancanza di coerenza politica. Come si può esprimere tutti quei meriti per l’attuale dirigenza in termini politici, proponendone poi la sostituzione senza un motivo politico?
    Ancora una volta siamo alla battaglia “ad personam”? E’ singolare poi la tecnica della proposizione finale. Sembra che da certi ambienti, nonostante le immense disponibilità, non si possano permettere di cambiare cliche. Anche allo scorso Congresso la mozione “Italia Liberale” si presentò proponendo un presidente ed un segretario……..e sappiamo da dove venivano (e dove sono ritornati).
    Per queste ed altre ragioni non vedo nessuna motivazione politica per non proseguire nel percorso già disegnato di “costituente liberale” dando un senso ed un seguito al pesante lavoro che ci siamo sobbarcati in questi tristi anni, mentre altri pascevano altrove. Ritengo peraltro un errore politico la candidatura del Sen. Musso alla Segreteria del Partito. Se, come sono convinto e come gli auguro, egli dovesse diventare il nuovo Sindaco di Genova non vedo come questo importantissimo e faticoso incarico istituzionale lo metterebbe nelle condizioni di gestire la gravosissima segreteria del PLI.
    Credo che il tuo coraggioso intento di batterti ancora una volta per un partito liberale autonomo, libero, consapevole e catalizzatore di una nuova unità liberale nel paese non possa non vedermi al vostro fianco. Se sarà necessario, caro Stefano, combatteremo ancora una volta ed ancora un’altra e finchè avremo fiato e forza per difendere qualcosa di più grande delle nostre singole e misere aspirazioni personali. Abbiamo sempre pensato e combattuto perchè le nostre idee e le nostre tradizioni non fossero scambiate al banco dei pegni di questa vergognosa Seconda Repubblica in cambio di qualche “strapuntino” istituzionale. Sarebbe importante che gli amici che ambiscono a governare il PLI con questi metodi sappiano che chi, come noi, ha combattuto da clandestino e prigioniero politico nelle sentine di questa seconda reppubblica delle banane, non teme nulla e nulla ha difendere che non sia la libertà e la dignità del PLI.
    Sono certo che il Congresso saprà capire le ragioni che non possono non confermare questa attuale dirigenza, non foss’altro che per i suoi meriti ampiamente riconosciuti dai firmatari della lettera, alla guida del PLI per accompagnare la costruzione di una casa dei Liberali per l’Italia.
    Per tutte queste ragioni, caro Stefano, ti chiedo ancora una volta l’onore di poter combattere al Vostro fianco.

  6. Condivido e sottoscrivo l’appello di Stefano de Luca. Così come condivido quasi tutto della lettera aperta alla quale De Luca si riferisce, salvo la proposta finale, che, nei fatti, finisce per collidere con la dichiarata volontà di rilanciare il Partito, che risulta così coinvolto in uno conflitto interno che può fare solo del male; a tutti!

  7. Condivido e sottoscrivo l’appello del Segretario del Partito Stefano de Luca.
    Mi associo, altresì, alle considerazioni espresse da Enzo Palumbo nel merito della “lettera aperta” alla quale De Luca si riferisce.
    Colgo l’occasione per riportare qui di seguito il mio articolo “In attesa del XXVIII Congresso” (pubblicato da Rivoluzione liberale nella Rubrica l’opinione). E’ appena il caso di precisare che ho scritto l’articolo prima di conoscere natura e contenuto della “lettera aperta” e del successivo appello del Segretario del Partito.
    “Lo slogan del prossimo Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano che si svolgerà a Roma dal 23 al 25 è La mia storia, il mio futuro, la mia libertà. Storia, futuro e libertà sono tre parole ognuna delle quali è una parola-chiave per interpretare il momento storico-politico che sta attraversando non solo l’Italia, ma l’intera Europa, gli Usa, i Paesi emergenti come il Brasile, i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Russia, Cina e il resto del mondo. E’ un bel tema quello indicato dal Gruppo dirigente del PLI per il Congresso che riguarda un Partito di antico lignaggio e che ha sempre fatto, della continuità e della grandissima attenzione ai cambiamenti e all’innovazione, un suo modo di essere nella società italiana. Un Partito portatore di valori e principi ispirati principalmente e in via prioritaria alla dimensione dell’etica pubblica.
    Saranno certamente sotto l’attenzione degli osservatori politici le indicazioni e le scelte che verranno adottate in occasione del Congresso.
    Innanzi ad un possibile disfacimento ovvero alla scomposizione e ricomposizione dei Partiti italiani presenti nell’attuale Parlamento (il più antico Partito è la Lega), il Partito Liberale italiano ha parecchio da dire e parecchio da fare, specialmente sul piano culturale e sul piano economico, e potrebbe (dovrebbe) suscitare nell’opinione pubblica un interesse politico particolare. Celebrare il Congresso di un Partito di antica tradizione liberale, quella vera e non quella mascherata da annunci che sono stati posti in essere come paravento a politiche tutt’altro che liberali, è un’occasione di prima grandezza anche perché l’opinione pubblica è, giustamente, indignata e molto ostile ai Partiti e alla partitocrazia, specialmente quella nata e sviluppatasi nel corso della seconda Repubblica, una partitocrazia che ha generato una casta di privilegiati lontani dai bisogni reali dei cittadini e del Paese. Non ci sono da fare sondaggi per accertare quanto siano poco amati dagli italiani i “privilegiati” presenti nei Palazzi del potere con scarso senso dello Stato, con scarsa rappresentatività per via della legge elettorale “porcata” (varata a sostegno del bipolarismo all’italiana) e con scarsa consapevolezza della urgente necessità di un impegno politico idoneo a perseguire e tutelare il bene comune.”

  8. Caro Stefano ti confermo fiducia perché – ripeto quello che ho sempre detto non nei corridoi o dietro le spalle, ma chiaramente, nei miei scritti o dal palco, sempre a testa alta – hai correttamente rappresentato finora la collocazione centrale e tutte le sfumature del vero Liberalismo italiano. Che è diverso da quello americano o tedesco o austriaco o francese. E che va dal pareggio di bilancio ai diritti civili. E che (diciamolo, mettiamolo in testa alla gente, e a molti “giovani liberali” e neofiti) non è secondo a nessun altro. Basterebbe la triade Croce-Einaudi-Cavour per avere una tavolozza multi-uso teorico-pratica che altri Paesi liberali, pur di antica fama, non hanno.
    Ebbene, questa collocazione pluralistica, queste sfaccettature molteplici e complesse, sono anche le mie. Dentro di te ci sono i miei idoli: Cavour ma anche Croce, Einaudi ma anche Ernesto Rossi, Sella ma anche Nathan. E sei (siamo) tra i pochi a capire che cosa è veramente il tanto strombazzato “liberismo” e come propriamente lo si debba inquadrare nel migliore Liberalismo, prima che se ne impossessino i moderati o addirittura l’estrema Destra reaganiana. Ricordiamoci di come Malagodi, che pure era un centrista, non certo un gobettiano, trattò la Thathcher da Presidente dell’Internazionale Liberale. Anche perché esiste, eccome, e deve esistere uno Stato liberale, come ci hanno insegnato i nostri Grandi. E il mitizzato mercato (che poi siamo noi stessi come cittadini-acquirenti, diceva il nostro Einaudi… non dimentichiamolo) da solo non basta.
    Piaggeria ? No. Lo sai che io non lodo nessuno se non per motivi espliciti. Lo sai che, anzi, ti ho sempre criticato per mancate scelte di attivismo, organizzazione, e comunicazione che sono dovute al tuo carattere, non alle tue idee politiche. Ma a questi tre elementi credo molto, e su questi credo di avere – grazie ad una mia specializzazione, la psicologia della comunicazione – idee vincenti, perché scientifiche.
    Ma sul piano ideologico e culturale abbiamo esattamente le medesime idee. Senza parlare poi della signorilità e del disinteresse che ti (ci) va riconosciuto.
    Lo stesso, invece, non posso dire di altri che potrebbero sostituirti e di alcuni “giovani” rampanti. Non li conosco abbastanza, ma la base liberale italiana – dopo decenni di equivoco esiziale sul Liberalismo come sinonimo di moderatismo e centrismo vuoto e statico, che ha permesso prima Mussolini, poi mutatis mutandis Berlusconi – ormai mi inquieta. Anche perché né giovanilismo (parafrasando Croce), né attivismo fine a se stesso, sono garanzia di idee giuste e rappresentative del VERO LIBERALISMO. Anzi, un mediocre liberale è meglio che stia fermo, anziché essere attivo. Non vorrei, per parlar chiaro, e conoscendo i nostri polli, che i tuoi successori, dopo l’inazione e la carenza di comunicazione e attività, deludessero me ed altri anche per l’impostazione IDEOLOGICA, prendendo p.es. per Liberalismo quello che io chiamo “il Liberalismo degli ingegneri”, cioè solo liberalizzazioni, privatizzazioni, Grandi Opere (spesso inutili, spacciate per “modernizzazione”) e poco altro. Cose giuste, certo, che però abbiamo in comune non per caso con i conservatori.
    Non dimentichiamoci mai del primo dei diritti, quello di vivere e vivere bene, cioè dell’ambiente, della salute e della tutela dei cittadini, ovvero della “domanda”. Siamo noi il “mercato”, diceva Einaudi, e non c’è alcun motivo per cui i Liberali, inventori dei più sofisticati sistemi di controllo e limitazione di poteri e diritti (purché, beninteso, questi siano diffusi a tutti), parteggino per esigue Caste e lobbies, p.es. quelle dei produttori (che l’ottica liberale vera assimila al produttore Stato), anziché per i cosiddetti consumatori. Noi dobbiamo essere neutrali, garantire il sistema, il rispetto delle regole politiche, economiche, etiche. Noi siamo tradizionalmente degli “arbitri che giocano sul campo” (la definizione paradossale è mia). Ma messi alle strette, visto che difendiamo i cittadini dal Potere, qualunque sia (e così nascemmo), dobbiamo preferire i cittadini comuni. Cioè la domanda. Solo così potremo avere successo.
    Sempreché abbiamo la furbizia di farlo sapere, più che ai vecchi liberali degli anni 80, alla gente comune…
    Auguri e a presto
    Nico Valerio

    • Il vero problema è un’altro: lo definirò in alcuni punti.
      1) E’ stato commesso, secondo me un grave errore politico nel puntare tutto o quasi sui parlamentari liberali, che come abbiamo visto, nel nostro caso si sono dimostrati un danno per l’unità del PLI, i fatti sono già noti a tutti noi; dobbiamo fare a meno di questi riferimenti, che per le nostre piccole dimensioni non siamo assolutamente in grado di permetterci; bisogna puntare invece ad organizzarci, e bene nelle regioni, per cercare alleanze compatibili con il PLI, alleanze che non possano essere quelle di sinistra, perchè storicamente incompatibili con il PLI; questo in vista delle prossime elezioni regionali; i comuni e le province sono una dimensione troppo piccola per noi, teniamo presente che in tutta Italia siamo solo poche decine, pochi ma buoni, per questo, dobbiamo tutti stringerci attorno al nostro segretario, e prepararci alle prossime regionali, che ad esempio in Friuli Venezia Giulia, si svolgeranno assieme alle prossime politiche, per questo, il Friuli Venezia Giulia, costituisce un banco di prova molto importante per il PLI e non solo per esso, questo, non tanto per l’esito delle politiche, ma proprio per l’esito delle regionali, dove il PLI può incidere.
      Certamente, viste le nostre esigue dimensioni, a livello nnazionale invece il PLI, può e deve dare solo indicazioni di voto compatibili con la storia e la cultura del PLI.
      Non possiamo permetterci di disperdere le nostre forze politiche, dobbiamo quindi, rispondere positivamente all’appello di De Luca, ed in base a questo valutare l’effettivo numero degli iscritti pre congressuali, un documento, l’appello di De Luca a tutti i liberali che potrebbe stabilire il confine tra chi ci stà e chi no.
      Questo, prima del congresso.
      2) Va da se che in questo caso la leggge elettorale passa in secondo piano, non avendo noi, nessun parlamentare da collocare, ed avendo di conseguenza una maggior libertà di organizzarci e di trovare alleanze nel territorio.
      3) IMU sui beni ecclesiastici profit, bisogna adoperarci con tutte le nostre forze, anhe tramite appelli pubblici, affinchè essa la paghi, senza se e senza ma.
      4) Un secco no ad ogni ipotesi di tassa patrimoniale, inquanto, questa farebbe fuggire all’estero preziosi capitali italiani, oltre ad essere di nocumento al diritto liberale di proprietà.
      5) No al criterio esageratamente restrittivo, con il quale vengono rivedute al ribasso le diagnosi mediche dei veri diversamente abili, per lottenimento dei benefici economici di assegno di accompagnamento, nonchè di pensione di invalidità.
      6) difesa di tutti i diritti della persona, prima di tutto del diritto alla vita.
      7) Abolizione del canone abbonamento RAI.
      Secondo me, questi sono i punti fondamentali con il quale il PLI, deve confrontarsi, che mi permetto di suggerire, andrebbero allegati all’appello del Segretario a tutti i liberali.
      Saluti.

      • Mi chiedo, ma Musso, Biondi ed Altissimo, sono iscritti al PLI?
        Oppure sono stati coptati nel partito, solo perchè a torto ritenuti liberali di sicura fede?
        I risultati li abbiamo visti tutti, mi pare.
        Comunque, a mio modesto parere, i non iscritti, se di non iscritti si tratta, non lo so, non dovrebbero poter prendere parte al congresso.
        Saluti.

        • Suggerimento al congresso.
          Non può accedere a cariche direttive nazionali nel PLI chi eletto in incarichi di ordine politico; questo per garantire il non conflitto di interessi politici, unitamente al non cumolo delle cariche, questo garantirebbe che i nostri dirigenti nazionali del PLI, possano impegnarsi in modo continuativo e trasparente al PLI.
          Saluti.

  9. Egregio Segretario,
    sono completamente d’accordo con lei, senza se e senza ma; appoggerei pertanto fin da ora, anche un’eventuale documento di liberali a suo favore.
    Se posso darle un consiglio, in modo molto umile, le consiglio di sospendere il congresso, ed in alternativa convocare gli stati generali del partito, per decidere su un’eventuale scissione, poi convocare una nuova Direzione Nazionale.
    Il PLI così resterebbe liberale ed autonomo; un PLI che va organizzato regionalmente, e che deve trovare i suoi referenti, non nel Parlamento, ma nelle Regioni.
    Non dobbiamo permettere, a pochi, di distruggere il glorioso PLI.
    Saluti.

  10. Condivido quanto esposto dal Segretario Stefano de Luca che a oggi rimane l’unico esponente che ha dato una continuità alla politica liberale italiana non tradendola mai. Mi auguro che il Congresso si svolga in un ambiente sereno e che le argomentazioni di Stefano possano ancora una volta motivare i tanti liberali che parteciperanno. Quindi, caro Stefano, ti esprimo tutto il mio sostegno morale per un tuo successo.

  11. Speravo che il congresso sancisse tutto il lavoro per i sacrifici fatti insieme all’amico Stefano De Luca in questi anni.Purtroppo tentativi di impedire questa nuova fase sono in atto, suggerisco di deporre “le ascie di guerra” e far prevalere il buon senso riportando tutto nella normalità votanto per acclamazzione Stefano De Luca segretario del partito, questo per dare un senso significativo di unione e avviare una tarsformazione in questo periodo così delicato per l’intero paese.

  12. Caro Segretario, caro Stefano,
    mi ritrovo a commentare questo Tuo appello in questa sede e non già sul sito del Partito, in quanto il “padrone del sito” ha deciso di non passare nessun commento al Tuo appello pubblicato appunto nel sito ufficiale del PLI.
    Questo cari amici, la dice lunga sul modo come questi amici della “lettera aperta” concepiscono la libertà di espresione ed è indicativo di come vorrebbero gestire il Partito, provo a postare quindi qui, quello che mi è stato impedito di postare nella sede più consona alla discussione di posizioni diverse.
    La speranza di celebrare un congresso unitario, ma non certo plebiscitario, anche questa volta, pare andare in fumo, come avvenne tre anni fa dove una minoranza tentò di “sciogliere” il PLI nel calderore del PdL, giocando una partita però a viso aperto, avendo il coraggio di confrontarsi apertatamente e delineando appunto una linea diversa da quella poi risultata vincente.
    Invece questa volta ci troviamo di fronte una pattuglia di serpi covate in seno, durante questi tre lunghi anni, che si sono camuffati durante tutti i momenti democratici che un Partito prevede, Direzioni Nazionali, Consigli Nazionali, ecc., dove mai hanno avuto il coraggio e la faccia, assumendosene la responsabilità, di proprorre linee politiche diverse rimettendosi al voto appunto di quegli organi deputati alla dialettica interna di un partito democratico come il nostro.
    Non mi risulta che il Presidente Scognamiglio abbia mai palesato con voto contrario una Tua mozione proposta in sede di DN, come non mi risulta che altri componenti della DN lo abbiano mai fatto.
    Anche con la mellifua ed ipocrita “lettera aperta”, non hanno manifestato una linea politica differente da quella tenuta da Te sino ad oggi, ma la chiusa della c.d. lettera è l’esatta rappresentazione di come oggi possa essere concepita la politica: concedo un biscottino al mio avversario, per isolarlo dalle persone che lo circondano.
    Quindi ci ritroveremo al Congresso Nazionale, non già a dibattere di agende poliche da sottoporre al Governo, ma di posizioni personali da difendere, in un crescendo di organigrammi fantasmagorigi, in un tripudio di fiele a mai soposite frustazioni personali.
    Ma come esperienza insegna, questa ennesima battaglia a cui saremo chiamati a combattere, ci serva per ridisegnare il Partito, ponendo ai suoi vertici solamente quelle persone che mettono a totale disposizione di esso, tutta la loro esperienza, la loro capacità di aumentare gli iscritti nel partito, la voglia di mettersi in gioco nel nome del partito nelle varie competizioni elettorali, mettendosi in gioco sotto liste in cui abbia l’opportuna rilevanza il simbolo del PLI senza cammuffarlo nelle c.d. liste civiche, di sudare ed andare nelle strade, insomma nel dimostrare con i fatti, la loro voglia di appartenenza a questo nostro glorioso Partito, con dati oggettivamente meritocratici, non soltato quindi portando cariche politiche, che comunque non vengono mai spese a totale servizio del Partito.
    Pertanto invito a tutti coloro che nei fatti vogliono cessare questa perdurante personalizzazione della politica, a far sottoscrivere ai delegati eletti nelle assemblee provinciali che si stanno svolgendo in questi giorni, ma che anche si sono già svolte, una lettera di impegno a sostenere la candidatura dell’On. Stefano de Luca a Segretario del Partito Liberale Italiano.
    Giuseppe Stella
    Segretario vicario PLI Sicilia

  13. Caro Stefano, lo avevo detto tante volte: mai guardare al Parlamento e ai tanti là dentro che si definiscono “liberali”. Perché delle due l’una: o in tanti anni che sono al Parlamento non hanno fatto nulla di liberale per incapacità oppure per connivenza e utilitarismo (uno che si definisce “liberale” spesso è più ambiguo e furbo di altri, perché la nostra ideologia, male interpretata, consente tutto…). Servono invece i NUOVI LIBERALI della società civile, che magari 10 anni fa non erano neanche liberali ed ora hanno capito. I neofiti sono i migliori. E soprattutto bisogna tornare a parlare di ideologie, di dottrina liberale, di contenuti, 1. Per educare la gente, 2. Per capire da quello che dicono e come lo dicono chi è liberale e chi non lo è…Invece tutti quelli che entrano, si dà sempre per scontato che siano tutti degli Einaudi o Croce… E no! L’Italia è da secoli il Paese degli infiltrati.

  14. Partecipo a questo dibattito virtuale in attesa che le tematiche trattate in questa sede siano oggetto di maggiore approfondimento nella sede naturale: il congresso.
    Mi preme anzitutto evidenziare una differenza sostanziale tra le due candidature alla guida del partito che, allo stato, si profilano: quella del Segretario uscente e quella del suo vice. La linea politica di De Luca è chiara ed è espressa, apertis verbis, nella sua ultima lettera. Rafforzare l’autonomia del PLI, in attesa dell’ormai prossimo scompaginamento dei due poli, anche in virtù dell’agognata riforma della legge elettorale. Tale progetto può essere condivisibile o meno (personalmente lo ritengo l’unico praticabile), ma certamente non da adito a dietrologie di sorta.
    La strategia di Musso, indirettamente prospettata dai tre firmatari della lettera, è eccessivamente generica, lasciando campo aperto a chi crede che sia in atto una svendita del partito.
    Anche il metodo è criticabile, in virtù dei tempi e dei modi di presentazione di una candidatura così importante. Non credo che una scelta di tale rilevanza politica possa essere affidata, a qualche giorno dal congresso, a poche righe scritte peraltro da persone terze. L’assise congressuale è e deve restare sovrana. Non è ben chiaro, poi, in che modo Musso intenda conciliare l’eventuale sindacatura di una città importante come Genova con la guida di un partito che, sebbene piccolo, necessita di una notevole profusione di impegno nell’ottica di un rilancio definitivo nel panorama politico nazionale. Sul punto, esprimo le mie riserve sulle reali intenzioni di Musso di adoperarsi in tal senso, anche in considerazione del modo col quale sta conducendo la sua campagna elettorale a Genova (o, almeno, per quel che si ricava dalle notizie di stampa) e dalla sua recente apparizione televisiva alla trasmissione “L’infedele”. In un programma che presentava come oggetto di dibattito la possibilità di una politica senza i partiti, non ho ascoltato una sola parola sulla necessità di tornare ai partiti come indefettibile luogo di eleaborazione delle idee e centro naturale di sviluppo della progettualità politica.
    Rimando gli ulteriori approfondimenti al congresso, all’esito del quale auspico che sarà definitivamente rilanciata una proposta programmatica certa, forte e inequivocabile, superando ogni diatriba personalistica ed al di là di miopi ed egoistiche ambizioni.
    A presto.
    Massimo Rizzo
    Segretario Provinciale PLI Messina

  15. Perfettamente d’accordo con Nico Valerio, prendiamo nettamente le distanze da questo pseudo parlamentarismo finto liberale; meglio non avere parlamentari, se il risultato è che anche i non liberali possono infiltrarsi nel PLI.
    Urgono,invece, nuovi veri liberali.
    Saluti.

  16. Caro Stefano De Luca. Mi pare che Lei stia facendo proprio quello che dice di non voler fare: “Le Roi c’est Moi” e chiunque si proponga per prendere il mio posto non è che un usurpatore del quale non voglio neanche conoscere quali propositi abbia, e neppure pronunciarne il nome. Anzi, cominciamo col parlarne male, magari gratuitamente, ma male. Ha una ben strana idea, Sig. Stefano De Luca della democrazia di un Partito, per cui coloro che si propongono, attraverso il voto di un Congresso, a divenirne democratica guida, sono da considerarsi acriticamente “portatori di un’Opa ostile”. La “lettera aperta” mi pare possa essere eticchettata in molti modi, forse, ma certamente è molto difficile definirla “ostile”. Spero che l’animo liberale che certamente caratterizzerà i partecipanti al Congresso sappia vautare, senza personalismi, le istanze, le proposte e le prospettive politiche che veranno presentate.
    Per un Partito Liberale nuovamente protagonista nel tessuto politico, ed ancor più, nel tessuto culturale, del nostro Paese
    Con i saluti più sinceri
    Franco Sensi

  17. L’unità del partito non si
    tocca….. sarebbe inopportuno e deleterio in questa fase molto delicata.
    L’on De luca deve essere confermato, per avere una serenità di analisi
    e poter poi lasciare unità di intenti.Faccio un appello affinchè si ritrovi
    l’armonia e tracciare un percorso che porti ad una crescita fisologica dando
    l’esempio di essere saggi.
    Raffaele Panno segreteria peovinciale Cosenza

    • Casa è che non si tocca? L’unità o l’egemonica conservazione. Mi pare di leggere Susanna Camusso

  18. La tradizione storica e liberale ha già scelto,il partito non e’ trattabile, non e’ merce di scambio,caro Stefano sono tanti i Liberali italiani d’accordo con le tue idee e la tua politica, e noi tutti lavoreremo insieme a te per la crescita di un partito onesto e trasparente al servizio del popolo sovrano.

  19. Caro Stefano,
    Come sai Alle passate elezioni è stato per me un onore avervi al mio fianco nella mia corsa a sindaco di Cosenza. Ho apprezzato il tuo forte e sincero sostegno,così come l’apporto sempre leale del buon Eugenio Barca. Oggi, pur nella diversità di valutazioni su quale debba lo spazio e il modo per far vivere le battaglie della giustizia sociale, della libertà e della laicità, non posso che augurarmi che dopo questo congresso tu possa ancora essere segretario di questo partito portatore di una cultura politica che in Italia non ha – ahimè – trovato lo spazio che avrebbe meritato.

    Enzo Paolini

  20. “Dopo la fine del processo Mills per prescrizione – i cui termini erano diventati «di gomma» (elastici) a discrezione dell’ accusa e che la difesa ha bene utilizzato – è irrilevante se Berlusconi avesse commesso i reati per i quali la magistratura lo ha processato non riuscendo a condannarlo. È irrilevante se Berlusconi abbia lasciato il governo per ragioni giudiziarie e/o morali, ovvero per le proprie carenze politiche. È irrilevante chiedersi se non abbia realizzato le riforme promesse perché si sarebbe fatto gli affari suoi invece di quelli del Paese. Contano i fatti. Primo: l’ Italia stava peggio – allorché il governo Monti è subentrato a quello Berlusconi, con una procedura anomala su iniziativa del capo dello Stato, il rassegnato assenso dello stesso Berlusconi e fra l’ entusiasmo delle opposizioni esautorate anch’ esse come alternativa politica – rispetto a quando il Cavaliere era sceso in campo (vuoi per amor di patria vuoi per salvare le proprie aziende). Secondo: il governo Monti sta facendo le riforme che Berlusconi aveva detto di voler fare e dice di non aver fatto perché glielo hanno impedito – senza che nessuno vi si opponga. Non è dimostrabile che, alla sola prospettiva che Berlusconi le facesse, il Parlamento gli si sarebbe rivoltato contro, i sindacati avrebbero indetto degli scioperi, la gente sarebbe scesa in piazza. Siamo nel campo della paranoia, non della Politica. Non credo a una congiura dei «poteri forti» – finanziari e industriali privati; burocratici e amministrativi pubblici – che avrebbero fatto fronte comune, contro un outsider, estraneo per estrazione professionale, cultura politica, abitudini personali, e non lo farebbero adesso che al governo ci sarebbero i loro rappresentanti. Berlusconi non ha alcuna giustificazione per non aver fatto le riforme; fa bene il governo dei professori e dei consiglieri di Stato a farle. Ma la questione rimane: se il problema non era cacciare Berlusconi dal governo, che cosa è successo – a prescindere dagli attacchi della speculazione al debito pubblico – che spieghi logicamente un cambiamento tanto radicale nei comportamenti istituzionali, sociali e mediatici? Il solo modo di saperlo sarebbe che lo dicessero i partiti. Che non lo facciano Pd e centristi è logico: non le volevano. Dica, allora, il centrodestra perché non le ha fatte, chi gliel’ ha impedito e perché. Adagiarsi su quelle di Monti, come surrogato delle proprie, non ha alcun senso logico, politico e manco elettorale. Se non ne parla il segretario politico, Angelino Alfano, per sudditanza al Capo, lo facciano i miei amici Antonio Martino, Giuliano Urbani, Marcello Pera – che, mi pare di capire, alla leadership del Cavaliere non credono più da un pezzo, le riforme le avevano progettate e le avrebbero anche fatte – invece di continuare a starsene acquattati come gattini spaventati sotto l’ ala di un «padrone» che, oltre tutto, li ha licenziati l’ uno dopo l’ altro. Evitino di perpetuare l’ equivoco di un riformismo già compromesso. Se no, che ci stanno (ancora) a fare nel Popolo della libertà? Le belle statuine liberali in un partito che non ce l’ ha fatta, e non ce la fa, a essere liberale? Coraggio.” (articolo di Piero Ostellino pubblicato sul Corriere del 3 marzo)
    Coraggio, aggiungo, per ricomporre le divergenze e far valere le ragioni del liberalismo. Delle quali l’Italia ha urgentemente bisogno.

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