“L’onorevole Ettorino Minchioni passeggiava pensieroso in Transatlantico. Rifletteva sugli antichi fasti dell’impero, Quando c’era lui era tutto così bello: la sera cene e cenette premiavano la faticosa giornata trascorsa, stare tutto il giorno sullo scranno a fare le parole crociate è una tale fatica! E poi le votazioni e le chiacchiere e quelli della sinistra, invidiosi e stronzi. Ora invece la piatta totale. Quella bella topolina che aveva conosciuto a casa del capo, quella sì che era vispa! Aveva due tette astronomiche e l’aveva chiamato tutta la sera Minchione mio, nonostante lui avesse cercato più volte di correggerla. Ora con questi nuovi era tutto più grigio. Anche al suo paese, al quale tornava mesto ogni giovedì, lo guardavano male. Non c’era più la fila dei richiedenti alla porta, oppure di quelli che portavano polli e provole per chiedere favori. Tutti sapevano che ormai non contava più, che la sua sarebbe stata una delle tante candidature bruciate nel nome del rigore! Eppure lui aveva portato tanti di quei voti. Ma si sa, la gente ha la memoria corta e in politica non ci sono amici. Certo, lui, il capo, aveva carisma; parlava con tutti e una volta gli aveva anche regalato una cravatta di Marinella. E anche una farfallina d’oro per sua moglie. Che gliel’aveva gettata in faccia dicendo ‘mica song na zoccola’.

Ettorino, con il suo bel vestitino blu fatto dal sarto, Federico o’ricchione, non si capacitava. Certo, lui era riuscito a diventare capo della Commissione Arraffa e Spergiura, presidente onorario dell’Ufficio Superiore Complicazione Affari Semplici. Ma ormai erano cariche sterili che servivano solo ad aumentare il saldo dei  suoi conti correnti. E poi, che gente poco perbene! Tutto quel rigore, tutto quel lavoro. Ma non lo sanno costoro che la politica è promesse che non si possono mantenere e affermazioni di aria fritta? Come era bravo lui a parlare per un’ora senza contenuti!

Ecco, si sentiva come il Principe di Salina: noi fummo le iene e i parassiti delle iene, dopo di noi il nulla. E ti credo, si erano mangiati tutto.

Un giorno Ettorino fu intervistato da quei farabutti, quelle persone che fanno la tivvù solo per insultare! Gli avevano chiesto la data del congresso di Vienna! Mai domanda più sibillina! Intanto il povero Ettorino non sapeva cosa fosse Vienna, lui conosceva bene solo la Viennetta. E poi ‘sto congresso ma che roba era? Sicuro roba di sinistra. Se l’era cavata prendendo a caciocavalli sulla testa l’intervistatrice.

Ecco, casi umani così ce ne sono a decine. Ve ne ho raccontato uno perché pensavo di chiedere al WWF di etichettarli come specie protetta, sperando siano in via d’estinzione. Son troppo ottimista? Sarà la primavera!”

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI